Suggellato il Puc (ma non per intero)
Al voto ha avuto la meglio la linea della minoranza commissionale: i terreni edificati di Baldovana e Pianez resteranno tali e non diverranno agricoli
Di Daniela Carugati
Il Monte Generoso da oggi ha un nuovo Puc. Il Gran consiglio martedì pomeriggio ha apposto il suo sigillo sulla revisione (attesa da ormai 8 anni) del Piano di utilizzazione cantonale, che fa di questa montagna tanto cara ai momò un ‘parco’ di cui avere cura. Sulla necessità di salvaguardare un bene dal 1977 iscritto nell’Inventario federale dei paesaggi, siti e monumenti naturali di importanza nazionale, nessuno, del resto, ha avuto mai dei dubbi. Neppure davanti al doppio credito – il primo quadro da 4,1 milioni, il secondo di gestione da circa 171mila franchi – da ‘investire’ da qui al 2029 nessuno ha battuto ciglio; così come sulla scelta di affidare la gestione futura alla Fondazione Monte Generoso. Il vero nodo da sciogliere in parlamento – dopo aver diviso giusto a metà la Commissione ambiente, territorio ed energia – era un altro: quello legato alle case secondarie. O meglio la proposta avanzata dal governo di dezonare due comparti in particolare, la Baldovana e Pianez. Misura coerente per i commissari della maggioranza; inutile e penalizzante (per i proprietari locali) per la minoranza, che ha presentato un emendamento. Alla prova del voto il punto divisivo non ha ostacolato la strada del Puc, ma il finale è stato favorevole al fronte contrario alla conversione dei fondi già edificati di quelle due aree all’agricoltura; che ha avuto la meglio con 61 voti favorevoli, 14 contrari e 6 astensioni. In altre parole, la pianificazione verrà modificata solo per i fondi non costruiti; le altre superfici manterranno le peculiarità attuali.
‘I Comuni erano concordi’
Per chi era determinato (dentro e fuori l’aula del Gran consiglio, come i Cittadini per il territorio del Mendrisiotto) a difendere il Generoso tutto intero, e con esso l’applicazione del diritto superiore, è stato un boccone amaro da digerire. Agli occhi della maggioranza della Commissione – nel merito si sono schierati Ps, Verdi, Verdi liberali, Lega e una parte del Centro, ai quali in aula si è aggiunto Più donne – era parso arduo, come evidenziato da Maddalena Ermotti-Lepori (Centro), corroborata da Sem Genini (Lega), contraddire i Comuni del territorio (a cominciare da Castel San Pietro e Mendrisio), che si sono espressi in modo «chiaro e univoco» a favore della conversione di Baldovana e Pianez in zona agricola. Un orientamento, ha ricordato, già inserito peraltro nel Piano di indirizzo del 2018 e non calato a sorpresa. Ne andava, si è ribadito, della legislazione federale in vigore. Invece così non è stato. Anche se dai banchi dell’Udc, per voce di Alain Bühler, si era pronti a spingersi pure oltre, invocando la tutela della proprietà privata e chiedendo di mantenere intatta la situazione dei fondi, edificati e no. Un ulteriore emendamento che però è stato bocciato.
Questione di interessi ‘Ci vuole pragmatismo’
È vero il destino di queste due zone edificabili speciali rappresenta, come richiamato da Andrea Rigamonti (Plr) – con Gianluca Padlina
(Centro), autore del Rapporto di minoranza, che ha convinto Plr, Udc e l’altra parte del Centro, e HelvEthica Ticino –, solo l’1 per cento del Puc, ma non è marginale, come ha rilanciato dal canto suo Massimo Mobiglia (Verdi liberali); e come ha dimostrato il dibattito in aula, che a tratti si è acceso. Per la minoranza, ha richiamato Padlina, vi è una «soluzione di responsabilità»: separare le aree non edificate di Baldovana e Pianez da quelle già costruite da tempo, da mantenere così come sono. In questo caso, ha ribadito, si «tratta di fare buona pianificazione», correggendo il punto e adottando una misura proporzionata. Rigamonti ha richiamato al pragmatismo, chiedendo di proiettare due immagini di Baldovana e Pianez: modificarne la vocazione pianificatoria, ha esplicitato, risulta essere problematico per i proprietari, considerando altresì la presenza di attività turistiche. «Mi chiedo – ha annotato – dove si può fare agricoltura in quei fondi edificati e dove sia l’interesse pubblico».
Di fatto, al consigliere di Stato Claudio Zali sono bastate poche parole per perorare la causa del governo: «Nella foto si vede semmai ciò che oggi non corrisponde a una zona edificabile» La tesi della minoranza? «Antepone interessi privati alla giustificata volontà delle istituzioni», ha sottolineato, profetizzando cause in tribunale per stabilire la corretta pianificazione dei fondi. Dai banchi dei favorevoli al dezonamento si sono levate reazioni accorate: «Quello che si sta facendo – ha commentato Ivo Durisch (Ps) – è un furto ai cittadini che hanno votato nel 2013 la Legge federale e sulla pianificazione del territorio e creduto nell’Iniziativa sul paesaggio, poi ritirata. Quanto volte ho sentito fuori di qui: non mollerò nemmeno un metro quadrato di terreno edificabile. Questa è la battaglia in atto».
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-05-20T07:00:00.0000000Z
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