Il ricordo della mia, della nostra Anna
Dieci anni fa ci lasciava Anna Marchesini, parte di un trio un po’ ‘svizzero’. Dal primo incontro fino all’ultimo giorno nelle parole di chi le è stato vicino
Di Tullio Solenghi
Dieci anni fa se ne andava la mia Anna, la nostra Anna. Dieci anni possono sembrare un’eternità oppure passare in un lampo, un’eternità se penso a quanto manca a tutti noi, un lampo se rifletto su quanto io la senta ancora qui presente, viva, assidua. Il pubblico ha perso con lei una delle più grandi attrici delle ultime generazioni, attrice ma anche autrice, cosa inusuale per una donna, autrice di sé stessa e del Trio, insieme a noi, come lo fu l’iniziatrice della specie, la grande Franca Valeri, con cui Anna aveva parecchi punti in comune.
Io ho perso di lei tante cose speciali, come la nostra telefonata quotidiana per rileggere ironicamente gli eventi del giorno sbirciando i quotidiani, oppure l’affetto di zia che aveva per le mie figlie, allora piccoline, o ancora il grande rigore professionale che partiva sempre da lei e coinvolgeva poi anche me e Massimo. È sempre stata una coraggiosa apripista, quando ad esempio decidemmo di fare la parodia dei Promessi Sposi, fu lei a imporci di rileggere integralmente il romanzo, ritenendola una cosa essenziale per poterci poi lavorare sopra con la giusta cognizione di causa.
Ricordo il nostro primo incontro, fu alla Rai di Torino, in un varietà destinato proprio alla Svizzera italiana (sic!). Io avevo già debuttato in tv con Pippo Baudo ed ero “la star” del gruppo. Ricordo il primo giorno in sala prove, a differenza degli altri attori se ne stava rifugiata in sé stessa, a coprirsi il viso coi capelli, quasi un desiderio di mimetizzarsi, ma appena lesse le battute scaturì fuori qualcosa di prodigioso, una voce dai mille toni, mille colori, pause sapienti, tanto che pensai subito: ma questa dove l’hanno tenuta fino a oggi? Nacque subito tra noi una grande complicità, sia interpretativa che autorale, rimaneggiando qua e là i testi che ci erano stati assegnati. Ci lasciammo con la reciproca promessa di rilavorare insieme, cosa che avvenne due anni dopo quando mi venne commissionato un varietà radiofonico per Rai 2: capii subito che non potevo fare a meno di Anna, così le scrissi una lettera che lei ha sempre conservato, non era ancora l’era dei telefonini e di WhatsApp, e poi lei coinvolse anche Massimo Lopez che io per altro già conoscevo da comuni trascorsi teatrali.
Da quel varietà radiofonico, ‘Helzapoppin Radio Due’, è partito tutto. Poi arrivò la televisione col varietà televisivo ‘Tastomatto’, regia del grande Enzo Trapani, e poi come ospiti fissi della ‘Domenica In’ di Mino Damato. A quel punto Baudo mi chiamò con una richiesta perentoria: “Tullio, voglio Il trio a Fantastico”, la prima grande vetrina che ci consacrò definitivamente. Il successo fu tale che la Rai ci diede “le chiavi del regno”, cioè la conduzione del Fantastico successivo, al quale riuscimmo a dire eroicamente di no proponendo i nostri Promessi Sposi e provocando sbigottimento nei vertici Rai...
‘Nulla’
In questo andare contro corrente si distingueva soprattutto Anna che fu protagonista anche di un altro No importante, detto a Berlusconi che ci voleva come direttori artistici
delle sue reti. Ci ricevette nella sua casa di Roma in via dell’Anima, c’era la televisione accesa su Canale 5, lui con fare galante chiese ad Anna “signora Marchesini cosa le piace dei miei programmi?”. “Nulla!” rispose lei perentoria. Il grande ammaliatore capì subito che col trio non ci sarebbe stato nulla da fare. Fu una decisione assolutamente saggia, mai avremmo potuto tollerare che i nostri Promessi Sposi – che vennero dopo – se fossero passati sulle reti Mediaset, sarebbero stati inesorabilmente interrotti ogni 12 minuti dalla pubblicità… E così gli ascolti da capogiro, 14 milioni la prima puntata, con una media di 12 per le rimanenti cinque, li regalammo alla Rai.
L’ultimo ricordo che ho di Anna è un regalo speciale che conservo nella mente e nel cuore che mi fece pochi giorni prima di spegnersi. Era costretta a letto, senza forze, ma mi volle raccontare il suo ultimo libro, ‘È arrivato l’arrotino’. D’improvviso, quel corpo esangue sfinito dal male si rivitalizzò prodigiosamente come quando faceva i suoi personaggi e mi raccontò tutto con la sua straordinaria capacità inventiva, un’ultima grande recita solo per me, spettatore solitario e privilegiato. Grazie Anna
CULTURE E SOCIETÀ
it-ch
2026-07-30T07:00:00.0000000Z
2026-07-30T07:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281844355430345
Regiopress SA