laRegione

Rapine, monete mendicate e ‘nessuna volontà di cambiare’

Condannato ed espulso un rifugiato di 27 anni

Di Prisca Colombini

Si è reso protagonista di tre rapine, di cui solo una riuscita e con un bottino di 100 franchi, il 27enne rifugiato eritreo comparso davanti alla Corte delle Assise criminali presieduta dal giudice Marco Villa (a latere Emilie Mordasini e Raffaella Rigamonti). I fatti sono stati commessi a Lugano tra la fine del 2025 e il 22 gennaio di quest’anno. Accusa (la procuratrice pubblica Margherita Lanzillo) e difesa (l’avvocato Francesca Pieretti Gerrits) sono arrivate in aula con una proposta di accordo, tradotto in una condanna a 22 mesi da espiare e la rinuncia all’espulsione, applicando il caso di rigore, per permettere all’imputato di curarsi. La Corte non ha approvato l’accordo: il 27enne, noto personaggio della movida luganese, è stato condannato a 14 mesi di detenzione, dove continuerà a seguire un trattamento ambulatoriale, a una multa di 500 franchi ed è stato espulso per 5 anni dalla Svizzera, con iscrizione al sistema informativo di Schengen.

Il consumo di droga

I fatti principali inseriti nell’atto d’accusa, e riconosciuti «anche se di due non mi ricordo», sono stati commessi in condizioni psicofisiche parzialmente alterate dal consumo di stupefacenti (cocaina sotto forma di crack) che finanziava «chiedendo monete a tutti». Il primo caso è avvenuto al villaggio di Natale in piazza della Riforma dove l’imputato ha minacciato, sostenendo di avere un coltello, degli avventori per mendicare denaro e avere i loro bicchieri con il deposito di 2 franchi. Pochi giorni dopo al Parco Ciani ha mendicato denaro a un passante che ha minacciato con un coltello (mai puntato contro la vittima). Il caso che ha portato al suo fermo è invece avvenuto a Viganello, dove con violenza ha sottratto il portamonete di un passante e ha rubato 100 franchi. Prima di ottenere la banconota, il 27enne ha afferrato le due estremità della sciarpa indossata dalla vittima e gliel’ha stretta attorno al collo fino a fargli mancare il fiato. La condizione dell’uomo, affetto da una patologia psichiatrica, «è peggiorata nell’ultimo periodo per l’aumento dei consumi – ha spiegato la procuratrice pubblica –. L’essersi ritrovato per strada è stato la sua rovina». Da qui anche le accuse di danneggiamento (ha rotto un lucchetto per poter entrare a dormire in una cantina) e ripetuta violazione di domicilio. Dal momento del suo arresto, e quindi senza assumere sostanze, «ha ritrovato delle regole».

Il nodo dell’espulsione

Le parti hanno come detto chiesto l’applicazione del caso di rigore, chiedendo di rinunciare all’espulsione dell’imputato, arrivato in Ticino come minore non accompagnato quando aveva 15 anni. «Deve essere curato – ha aggiunto Lanzillo illustrando la proposta di accordo –. Essendoci lo statuto di rifugiato, l’espulsione non è verosimilmente eseguibile». Nelle sue prospettive di vita ci sono «l’insegnamento del ballo, anche se non ho mai seguito corsi, e la riparazione di biciclette». Attività, quest’ultima, che sta svolgendo in carcere. «Preferirei rimanere in Svizzera», è stata la risposta data al giudice. Nell’atto d’accusa, gli ha però fatto notare Villa, ci sono tre circostanze violente. «Mi convinca che non si ripeteranno e che non andrà più in giro con un coltello in tasca a minacciare le persone». Il 27enne ha «promesso» che «non lo farò più».

‘Le condizioni non ci sono’

Le rassicurazioni non hanno però convinto la Corte, che ha fatto proprie le osservazioni presentate dall’avvocato Pascal Delprete, legale della persona rapinata. «So di non avere voce in capitolo sulla tematica, ma come rappresentante dell’accusatore privato non posso essere d’accordo sulla rinuncia all’espulsione perché è pericoloso per l’ordine pubblico svizzero». Il legale ha aggiunto che tra il gennaio 2025 e il gennaio 2026 ci sono stati 209 interventi di polizia riferiti all’imputato. «La popolazione merita di vivere e poter passeggiare sul suolo pubblico in tranquillità». La Corte non ha applicato il caso di rigore. «Non si giustifica – ha concluso Villa –. Non si è ambientato, ha commesso reati e non ha dimostrato la volontà di cambiare nonostante le possibilità che gli sono state date».

LUGANESE / MENDRISIOTTO

it-ch

2026-10-02T07:00:00.0000000Z

2026-10-02T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281844355570263

Regiopress SA