L’ex Diantus apre all’innovazione
Prima pietra e varo ufficiale ai lavori che trasformeranno l’ex fabbrica di orologi situata nel cuore del Comune. Ospiterà anche cultura e ricerca
Di Prisca Colombini
Da fabbrica di orologi a centro dedicato all’innovazione sostenibile, alla cultura e alla ricerca multidisciplinare. Il percorso per la ex Diantus di Castel San Pietro è tracciato. L’ex fabbrica, per anni legata alla produzione orologiera e alla memoria lavorativa del Mendrisiotto, è entrata in una nuova fase di rigenerazione. Dopo l’acquisto dello stabile, nel 2020, da parte del Comune e la costituzione della Fondazione C.Lab che si occuperà di – come recita lo statuto – promuovere e sostenere l’insediamento in Ticino e in particolare nel Comune di Castel San Pietro, di nuove giovani attività economiche ad alto valore aggiunto, atte ad arricchire il comprensorio sia in termini quantitativi che qualitativi, favorendo lo sviluppo socioeconomico del territorio cantonale e nazionale e di tutta la popolazione, la simbolica posa della prima pietra ha dato il via ufficiale ai lavori di ristrutturazione, già in corso da qualche mese. «Chi vive a Castel San Pietro ha un ricordo storico o un vissuto emozionale legato a questa fabbrica – sono state le parole della sindaca Alessia Ponti –. Con questo progetto non si tratta soltanto di recuperare uno stabile, ma di restituirgli un ruolo attivo nella vita del territorio». Quello della ex Diantus rappresenta il «primo progetto concreto della rivitalizzazione del nucleo di Castel San Pietro – ha spiegato l’architetto Elena
Holsztejn dello Studio Seltz –. È un progetto che si è plasmato nel tempo. Lavoreremo mantenendo i volumi e il portico, che ha una funzione non indifferente, le facciate e l’ingresso storico di rappresentanza». Oltre a spazi di coworking e una sala multiuso, negli spazi ci saranno anche un microasilo inclusivo, una palestra mo-movi per over 45 e «importanti contenuti culturali».
In collaborazione col territorio
L’obiettivo della Fondazione C.Lab è quello di creare un ecosistema multidisciplinare aperto ad architettura, design, tecnologia, arti performative e formazione, favorendo la collaborazione tra istituzioni accademiche, imprese e realtà culturali del territorio. E le prime collaborazioni non sono mancate: l’Accademia di Architettura ha organizzato due corsi di dottorato e un master all’interno degli spazi dell’ex fabbrica. «Abbiamo avviato anche una collaborazione con il Lac di Lugano che ha portato a una nuova fondazione di arti performative con sede a Castel San Pietro». Negli ultimi due anni e mezzo, ha sottolineato il presidente Gabriele Cavadini, «la Fondazione, che sarà inquilina di questi spazi, non è rimasta ad aspettare la fine dei lavori, ma si è mossa per creare e preparare il terreno e le attività che prenderanno ancora più corpo e spazio qui dentro». L’obiettivo, ha aggiunto Cavadini, «è quello di creare opportunità per le giovani risorse del nostro territorio e permettere loro di lasciare un segno anche qui, prima di magari partire per altre esperienze». Poco prima della posa della prima pietra, la Fondazione ha incontrato alcuni candidati al comitato scientifico. Ovvero l’organo che sarà «il vero cuore dello sviluppo che fornirà grande supporto per dare più forza, energia ed entusiasmo nelle attività che proporremo».
Il sostegno del Cantone
La nuova vita della ex Diantus ha ottenuto il benestare, oltre che un sussidio di oltre due milioni, anche dal Cantone, nell’ambito del decreto legislativo concernente l’introduzione di misure d’incentivo alla rinaturalizzazione di edifici dismessi ubicati prevalentemente nelle regioni periferiche. «La forza di questo progetto – sono state le parole del direttore della Divisione dell’economia Stefano Rizzi – risiede nella sua capacità di combinare sviluppo territoriale e sviluppo economico. Da un lato si recupera e si valorizza un luogo simbolico della storia industriale locale, dall’altro si creano le condizioni per attrarre competenze, iniziative imprenditoriali e innovazione. È così che un patrimonio del passato diventa una risorsa concreta per il futuro del territorio». Il Cantone, ha aggiunto, «ha bisogno di progetti che nascono così, anche per creare nuove opportunità per il futuro del territorio e delle nuove generazioni».
I primi progetti
Tra i primi progetti che troveranno spazio a Castel San Pietro, ci sono il proseguimento delle attività di ricerca sull’edilizia sostenibile sviluppate in collaborazione con l’Accademia di Architettura di Mendrisio e l’Università della Svizzera italiana, le già citate iniziative culturali con il Lac Lugano Arte e Cultura, un magazine dedicato ai temi della rigenerazione territoriale e una serie di interventi artistici e partecipativi aperti alla comunità. Il duo artistico ticinese Nevercrew sarà per esempio chiamato a realizzare un grande murale site-specific sulle superfici dello stabile. Spazio verrà dato anche al progetto ‘Museo delle Memorie Minime’, iniziativa partecipativa che ha coinvolto la popolazione di Castel San Pietro nella raccolta di oggetti e racconti legati alla memoria del territorio: un progetto visionario che trasforma il quotidiano in patrimonio condiviso.
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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