Prà Tiro, ‘si valutino tutti gli scenari’
Sul nodo delle fonti idriche regionali scende in campo la politica a Chiasso e a livello cantonale. Nel frattempo, la petizione supera le 1’500 firme
Di Daniela Carugati
Non tutti nel Mendrisiotto sono pronti a rinunciare ai vecchi pozzi che per anni hanno assicurato l’approvvigionamento di acqua potabile alla popolazione. Lo testimoniano le 1’500 firme e oltre raccolte nello spazio di tre settimane dalla neonata Associazione ‘La goccia che conta’, determinata a chiedere a istituzioni locali e cantonali di concedere alle fonti che, avviata la captazione a lago, verranno dismesse, una seconda possibilità. Lo conferma l’attenzione dimostrata dalla politica a livello comunale e parlamentare. Il timore condiviso? Che rinunciare a quelle riserve idriche – pur messe a dura prova anche da casi di inquinamento – significherebbe perdere un patrimonio naturale in una fase in cui tocca sempre più fare i conti con siccità e inevitabili divieti. Del resto, come confermato su queste colonne, dal capo dell’Ufficio della protezione delle acque e dell’approvvigionamento idrico del Dipartimento del territorio (Dt), Mauro Veronesi, una riconversione dei pozzi dall’uso potabile a un altro utilizzo – a vantaggio di agricoltura e industria – è percorribile.
Il tema mette d’accordo tutti i partiti
Il varo, nell’aprile del 2027, dell’Arm, l’Acquedotto regionale del Mendrisiotto, sancirà una nuova fase nell’organizzazione della rete idrica intercomunale. Ne sono ben consapevoli a Chiasso, dove non si è propensi ad abbandonare il Pozzo Prà Tiro senza aver prima sondato tutte le alternative possibili. E ciò ben sapendo che oggi per continuare ad attingere a questa ‘sorgente’ occorre filtrare l’acqua attraverso un impianto a carbone attivo, dopo l’inquinamento da Pfos, il perfluoroottansulfonato, emerso nella primavera del 2020. Una contaminazione di cui non si potrà non tenere conto pure in futuro qualora si ritenesse di dare una seconda vita al pozzo. Il tema peraltro mette d’accordo tutte le forze politiche locali: da Lega-Udc-Indipendenti a Unità di Sinistra-I VerdiIndipendenti, da Plr a Centro-Verdi liberali. “La scelta di chiudere o addirittura cementificare un’opera di captazione non dovrebbe essere assunta senza una valutazione completa delle conseguenze tecniche, ambientali, economiche e strategiche”, si sollecita a chiare lettere nell’interrogazione depositata ieri in Cancelleria a Chiasso, in calce le firme di tutti i membri della Commissione della gestione. Certo, si riconosce nell’atto parlamentare, nel caso del Prà Tiro una riconversione per scopi irrigui o industriali “non può essere data per scontata”. E al contempo, per tutelare l’area circostante occorre far leva sul Piano regolatore.
‘In che direzione si andrà?’
Sta di fatto che agli autori dell’atto parlamentare appare “necessario evitare sia una scelta di demolizione irreversibile e prematura, sia l’illusione che ogni uso alternativo dell’acqua sia automaticamente possibile. Il Comune – si richiama – deve dotarsi di un quadro decisionale documentato, trasparente e fondato su dati aggiornati, capace di coniugare sicurezza sanitaria, protezione dell’ambiente, resilienza dell’approvvigionamento e corretta gestione del patrimonio pubblico”. E in tal senso potrebbero rivelarsi utili le risultanze dell’incontro avvenuto, come anticipato da ‘laRegione’, il primo settembre scorso a Bellinzona tra i responsabili del Dt, dell’Acquedotto regionale del Mendrisiotto e del Servizio idrico del Basso Mendrisiotto, riuniti proprio per discutere delle procedure di dismissione dei pozzi. E i primi a domandarsi quale sia oggi la strategia di Chiasso per il Pozzo Prà Tiro e quali indirizzi siano emersi da questo confronto sono gli stessi consiglieri comunali che hanno promosso l’interrogazione. In altre parole, il Municipio cittadino, si sollecita, “ritiene che la prevista dismissione dall’uso potabile ordinario debba necessariamente tradursi nella chiusura definitiva o nella cementificazione della captazione, oppure intende difendere una soluzione reversibile che ne preservi l’integrità e una possibile futura disponibilità?”. Sarà importante, si fa capire, conoscere lo stato dell’arte della falda e chiarire se si intenda tenere monitorata la situazione, anche dopo che la fonte verrà staccata dalla rete idrica. Ma soprattutto, si rilancia, l’autorità comunale dispone “di una valutazione complessiva del valore strategico di Prà Tiro quale riserva locale, segnatamente in caso di siccità, guasti, blackout, contaminazioni o indisponibilità temporanea della rete Arm?”. E di conseguenza “a quali condizioni tecniche, normative e sanitarie il pozzo potrebbe essere mantenuto come riserva attiva o riattivabile per impieghi di emergenza, anche potabili, e quali sarebbero i relativi costi di mantenimento rispetto a una dismissione definitiva?”.
A questo punto è una questione di scelte politiche. E, se è evidente l’esortazione rivolta all’Esecutivo a impegnarsi sulla tematica, è altresì chiaro l’invito a essere trasparente nei confronti del Legislativo e della popolazione. L’autorità cittadina, si rimarca, è chiamata a dire come intende salvaguardare nel tempo il comparto Prà Tiro, e dunque anche la falda freatica, qualora si abrogassero le attuali zone di protezione delle acque sotterranee, per “scongiurare edificazioni, usi o attività incompatibili con la salvaguardia di una risorsa che potrebbe mantenere una funzione strategica per Chiasso”. L’invito è altresì a confermare se gli scenari alternativi siano stati o saranno verificati, senza escludere, si suggerisce, le opzioni energetiche sostenibili.
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-09-16T07:00:00.0000000Z
2026-09-16T07:00:00.0000000Z
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