Cartier e Rolex rubati Ma non è rapina
Tre uomini sono stati condannati a diciotto mesi, in un caso sospesi, per tre furti commessi in correità nel luglio del 2025. Per loro anche l’espulsione
Di Dino Stevanovic
Tre furti commessi in meno di dodici ore tra Zurigo e Lugano. L’ultimo dei quali, la sera del 13 luglio 2025 in piazza Luini, sfociato nell’arresto dei colpevoli. Vittima un 81enne al quale è stato rubato il costoso orologio da polso, con una modalità tale da configurare secondo la pubblica accusa la rapina aggravata. Coinvolti nel colpo, tre algerini residenti in Francia di 37, 41 e 47 anni. Questo, in estrema sintesi, il caso discusso ieri alle Assise criminali di Lugano.
Una spedizione dalla periferia di Parigi
La procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis ha parlato di una banda. Partendo dalla periferia di Parigi – dove i tre vivono da diversi anni, lavorando chi più chi meno in nero e, tranne il meno giovane, senza documenti validi –, a tarda sera del 12 luglio arrivano al confine svizzero. Poco dopo la mezzanotte cercano di entrare nel Paese, ma vengono respinti, denunciati e multati al valico di Basilea-Saint Louis proprio perché non erano in possesso di documenti. Alle prime luci dell’alba ci riprovano, entrando in Svizzera da un valico minore non presidiato. Prima destinazione: Zurigo.
Lì, in centro e in pieno giorno, mettono a segno il primo colpo. Dopo aver perlustrato la zona, il 37enne distrae una donna mentre il 41enne le sottrae dalla Bmw la borsa e diversi oggetti, tra i quali un orologio Cartier, per un valore totale di oltre 13’000 franchi. Nel frattempo, il 47enne li aspetta in auto poco distante. Si parte poi per la tappa successiva: Lugano. Un primo furto avviene in via Canonica, vittima è di nuovo una donna, alla quale il 37enne ruba due borsellini dall’auto approfittando di una sua disattenzione, mentre i due complici rimangono vigili. Diversa l’interpretazione degli avvocati difensori del 41enne e del 47enne, rispettivamente Simone Beraldi e Christian Wolff: si sarebbe trattata di un’azione unilaterale compiuta dal 37enne, che oltretutto sarebbe stato poi redarguito dagli altri due, al punto da restituire uno dei due oggetti rubati. Il colpo più grave avviene in ogni caso un paio d’ore dopo. Dopo aver adocchiato un anziano e la moglie che stavano passeggiando, i due più giovani li seguono a piedi lungo riva Vela e via Nassa, mentre il 47enne attende in auto. Giunti in piazza Luini, secondo la pp, il 37enne inscena una distrazione e il 41enne ne approfitta per aggredire alle spalle l’81enne e sfilargli un orologio Rolex da 36’000 franchi. Mentre la vittima cade a terra, i due malviventi scappano in direzioni opposte. Il più giovane verso riva Albertolli, dove l’attendeva la Mazda guidata dal 47enne, mentre l’altro verso via Pessina. Nel giro di mezz’ora vengono tutti arrestati.
La pp ha chiesto oltre 4 anni
Sin qui, la ricostruzione della pp, che per i tre ha chiesto pene comprese tra i quattro anni e i due mesi e i quattro anni e i cinque mesi e per tutti l’espulsione dalla Svizzera per quindici anni, ovvero il massimo per legge. Secondo lei le loro colpe sono gravi e si sarebbero mossi con «una modalità organizzata e una metodologia affinata nel tempo». Diversi gli elementi a sostegno delle tesi accusatorie, dalla videosorveglianza della Polizia comunale di Lugano alle dichiarazioni di vittime e testimoni, dalle parziali ammissioni dell’autore materiale dell’ultimo colpo al certificato medico rilasciato all’81enne dopo la visita in pronto soccorso.
‘Non c’è riscontro nei filmati’
Tesi contestate, a vario titolo, dalle difese. Beraldi e
Carolina Lamorgese – avvocata del 37enne – hanno invocato al massimo due anni di pena sospesa condizionalmente, negando sostanzialmente l’aggravante della banda e per quanto riguarda il 41enne l’uso della violenza. «La descrizione della pp non trova riscontro nei filmati della videosorveglianza – secondo Beraldi –. La vittima è caduta tentando di inseguire il mio assistito e secondo il certificato medico non ha riportato lesioni». «Non c’è stata nemmeno una vera e propria aggressione – per Lamorgese –, tantomeno hanno agito come banda. Hanno seguito i propri impulsi del momento. Sono persone con vite difficili e mezzi finanziari limitati, andavano in Italia per cercare lavoro».
Un po’ diversa la posizione del 47enne, che non ha di fatto compiuto in prima persona alcun furto. Tuttavia, proprio per lui la pp ha chiesto la pena maggiore. «Ritengo che abbia avuto un ruolo decisionale – la tesi di Canonica Alexakis –. È lui che ha guidato, è a lui che è stata consegnata la refurtiva (il Cartier rubato a Zurigo, ndr) e ha collaborato ancor meno degli altri due, rilasciando dichiarazioni fantasiose e inverosimili». Se per l’accusa il 47enne era il capo della banda, per la difesa «non ci sono elementi del suo coinvolgimento nei furti, negato anche dagli altri due imputati». Wolff si è dunque appellato al principio dell’in dubio pro reo per il proscioglimento dalle imputazioni più pesanti. «A Zurigo si è comportato da turista, non ha partecipato al furto e non voleva che gli altri due rubassero», ha sostenuto Wolff.
‘Criminalità da strada che non ci appartiene’
Tesi che hanno parzialmente fatto breccia nella Corte presieduta da Paolo Bordoli, affiancato dai giudici a latere Emilie Mordasini e Claudio Colombi. «A prescindere dalla qualifica giuridica, non sono bagatelle – ha esordito il giudice –. È criminalità da strada, eventi ancora rari che non ci appartengono». Tuttavia, «come indicato dalle difese, i filmati non corrispondono ai fatti come riportati dall’accusa». Sebbene si sia trattato di «un brutto furto» commesso ai danni di un anziano, manca l’elemento della violenza per definirlo rapina, pertanto il reato è qualificato in furto con destrezza, come anche quelli compiuti in via Canonica e a Zurigo. Ed è caduta altrettanto l’aggravante della banda: «Gli indizi non sono sufficienti per confermare un’organizzazione particolare, né per ipotizzare colpi in comune effettuati in passato o pianificati in futuro». Per la Corte i tre hanno tuttavia agito assieme, da correi, lo dimostra ad esempio la refurtiva zurighese spartita. Pressoché identiche di conseguenza le condanne: diciotto mesi da espiare per il 37enne e il 41enne e altrettanti sospesi condizionalmente per tre anni per il 47enne, in virtù dell’assenza di precedenti e di una prognosi meno negativa.
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-03-25T07:00:00.0000000Z
2026-03-25T07:00:00.0000000Z
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