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Il lato oscuro delle luci artificiali

Patrizia Caraveo, astrofisica ospite lunedì al LiBe: ‘Illuminare troppo, con colori inadeguati o direzionando male nuoce a ecosistemi e umani. E spegne le stelle’

Di Cristina Pinho

«Abbiamo riempito le nostre notti di luci artificiali senza considerare che ogni forma di vita, noi compresi, si è evoluta su un pianeta che ruotando viene scandito da cicli di luminosità e buio rimasti immutati per miliardi di anni». Parte da questo presupposto la professoressa Patrizia Caraveo, astrofisica italiana di fama internazionale, per illustrarci il senso del suggestivo titolo ‘Il lato oscuro dell’illuminazione’ che ha scelto per la conferenza che terrà lunedì 9 febbraio nell’aula multiuso del Liceo cantonale di Bellinzona alle 18.30. La luce non è solo un mezzo per vedere – spiega Caraveo, che tra le sue numerose pubblicazioni annovera quella del libro ‘Troppa luce fa male, i pericoli dell’illuminazione artificiale’ (2024, edizioni Dedalo) –, è anche un segnale fondamentale che regola il ritmo biologico di ogni creatura sulla Terra: «Animali, piante e persino noi umani abbiamo un orologio interno che utilizza la luce per sapere che ora del giorno è e quale periodo dell’anno stiamo attraversando. In base a queste informazioni come persone produciamo ormoni che ci tengono svegli e attivi oppure ci preparano al sonno». Il problema, avverte l’astrofisica, è che molto spesso ignoriamo questo funzionamento.

La paura ancestrale del buio

Illuminare troppo e male, con colori inadeguati o direzionando le luci senza criterio, è ormai la norma. Alla radice della sovrautilizzazione che causa l’inquinamento luminoso c’è qualcosa di ancestrale: «Siamo ancora uomini e donne delle caverne – indica, con una metafora, l’astrofisica –. Abbiamo paura del buio perché nel nostro immaginario porta con sé le bestie feroci, le aggressioni, i pericoli, i ladri». Si tratta di sensazioni molto profonde e radicate che oggi si traducono in cortili illuminati a giorno, fari potentissimi nei giardini privati, facciate che brillano nella notte. «Mettiamo sempre più lampadine senza preoccuparci di chi vive quegli spazi quando noi dormiamo».

Un danno ecologico

E così il risultato non è solo estetico e di spreco energetico, ma anche di danno ecologico. «Molti animali notturni di cui fa parte un ampio ventaglio di insetti, piccoli mammiferi e uccelli sono fortemente disturbati dall’illuminazione eccessiva, tanto che questa è considerata uno dei fattori della cosiddetta ecatombe degli insetti», nota Caraveo. Un fenomeno drammatico osservato da etologi ed entomologi che in alcune aree si manifesta con una diminuzioni di insetti che arriva all’80 per cento. «E non parliamo solo di zanzare. Parliamo anche di impollinatori, da cui dipende la qualità della nostra agricoltura». L’impatto della luce artificiale non si limita agli insetti. Gli uccelli migratori, che si orientano anche grazie alla luce delle stelle oltre che ai campi magnetici, subiscono deviazioni dalle loro rotte, con conseguenze sulla sopravvivenza di intere specie. Le piante sono anch’esse sensibili ai cicli naturali di luce e buio: l’esposizione prolungata a luce artificiale può modificare la fioritura, accelerando o ritardando i cicli naturali e alterando l’intero equilibrio degli ecosistemi. Tutto questo avviene silenziosamente, e spesso ci accorgiamo dell’effetto solo quando è troppo tardi.

Toni caldi in casa fanno la differenza

L’illuminazione sbagliata colpisce anche gli esseri umani. Il nostro cervello, spiega Caraveo, è programmato per “leggere” il colore della luce e capire che ora del giorno è. «La luce del sole è sempre la stessa, ma al mattino e alla sera appare più rosata perché attraversa maggiormente l’atmosfera. A mezzogiorno, invece, è ricca di blu». Ed è proprio il blu a funzionare da attivatore biologico. Al contrario, quando il cervello percepisce una luce povera di blu, dà il via alla produzione di melatonina, l’ormone che prepara il corpo al sonno. «Se scardiniamo questo meccanismo, facciamo fatica ad addormentarci. Non è un caso che l’insonnia sia uno dei problemi più diffusi nella nostra società». Da qui un’indicazione semplice ma fondamentale: «In casa bisogna evitare le luci bianche fredde, soprattutto nelle camere da letto». Il bianco freddo è infatti quello più ricco di radiazione blu. Meglio scegliere luci calde, ambrate, e controllare sempre la temperatura di colore indicata sulle confezioni delle lampadine. «Mai sopra i 3’000 Kelvin – raccomanda Caraveo –. È una regola banalissima, ma fa una grande differenza».

A 300mila chilometri al secondo

Il “male” riferito all’illuminazione riguarda anche il modo in cui la luce viene distribuita. «All’aperto le luci dovrebbero essere rivolte verso il basso, verso dove servono. Non c’è bisogno di illuminare l’universo – commenta con ironia la professoressa –. Le lampade andrebbero schermate, con tonalità dorate, meno invasive per la fauna. Se si vuole illuminare una facciata, com’è di moda ora, non si dovrebbe mai fare con dei faretti posizionati a terra. Questo perché la luce non resta dove la accendiamo: I fotoni viaggiano a 300mila chilometri al secondo: in un istante quella luce è a cento chilometri di distanza». Luminarie permanenti, edifici sempre accesi, città il cui bagliore non si affievolisce mai. «Il risultato sono aloni luminosi che cancellano il cielo notturno anche in luoghi apparentemente remoti. Le luci di Milano si vedono dalla Valle d’Aosta – esemplifica Caraveo –. E in pochi istanti dopo sono in giro per tutte le Alpi».

Un inquinamento subito reversibile

L’inquinamento luminoso è in aumento a un ritmo impressionante. «Almeno del due per cento all’anno a livello mondiale. È una cifra enorme», evidenzia la nostra interlocutrice. I satelliti mostrano una geografia luminosa che riflette le condizioni socioeconomiche e la distribuzione della popolazione. «Più un Paese diventa ricco, più legittimamente si illumina. Il guaio è che la crescita della luce emessa verso l’alto – quella che riescono a rilevare i satelliti – è ancora più rapida di quella demografica o economica». Inoltre i Led hanno paradossalmente aggravato il problema dell’inquinamento luminoso: «Sono una tecnologia meravigliosa, perché consumano poco. Ma proprio per questo si tende a esagerare: usano poca energia, allora mettiamone di più». Eppure c’è una buona notizia. La luce, ricorda Caraveo, è un inquinante particolare: reversibile. «Se la spegniamo, l’inquinamento scompare istantaneamente. Non è come l’anidride carbonica, che resta in atmosfera per decenni. E questa è una straordinaria opportunità».

L’appello: rispettiamo la notte

Il messaggio dell’esperta non è dunque un invito all’oscurità forzata, ma alla consapevolezza. «L’illuminazione è fondamentale per la nostra società, è quella che si chiama un’infrastruttura generalizzata e non possiamo farne a meno. Nessuno propone di tornare al buio – precisa l’astrofisica –. Ma dobbiamo renderci conto di quanto influenzi l’ambiente naturale e cercare di trovare un compromesso intelligente tra quello di cui abbiamo bisogno per vivere e spostarci la sera e quello che si può evitare per minimizzare il danno ecologico generale». Insomma, «è necessario rispettare la notte». Perché la notte serve a noi, al mondo animale, al mondo vegetale. E anche alla ricerca e alla bellezza. Troppe luci artificiali, conclude Caraveo, «spengono le stelle».

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