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Un’aria senza tempo

È uscito da pochi giorni per La nave di Teseo ‘AIR’, il nuovo romanzo dello scrittore svizzero Christian Kracht, autore d’urto, capace di confondere

Di Enrico Lombardi

È sempre da salutare con piacere e curiosità l’interesse dell’editoria italiana nei confronti della produzione letteraria svizzera; un interesse che compendia e amplifica gli sforzi lodevolissimi che compiono, in questo senso, anche alcuni editori ticinesi. Per il lettore svizzero di lingua italiana è poi spesso un’occasione per accostarsi, grazie al prezioso lavoro di traduttrici e traduttori, ad autori del nostro Paese che in lingua originale non leggerebbe e che magari nemmeno conosce. Anche quando si tratta di nomi di narratori contemporanei che godono di fama acclarata e di un seguito indiscutibile.

Tra la distopia e il fantasy

È il caso di Christian Kracht, sessantenne scrittore nato a Saanen, a due passi da Gstaad, nell’Oberland bernese: i suoi romanzi sono tradotti in trenta lingue e in italiano è stato pubblicato sin dal 2001 (con ‘1979’, edito da Rizzoli) e poi ancora nel 2012 (‘Imperium’, presso Neri Pozza). Da qualche anno l’editore italiano di Kracht è La nave di Teseo di Milano, che nel ’21 ha fatto uscire il premiatissimo (in Svizzera e Germania) ‘I morti’, e nel ’24 il provocatorio ‘Eurotrash’, un viaggio impietoso da Zurigo a Saanen di una madre malata e un figlio nevrotico impegnati a spendere i propri soldi, non importa come, non si sa perché, pur di non fare i conti con i traumi di un passato famigliare filonazista. Ora Kracht è tornato in libreria con ‘AIR’, un romanzo che riprende alcuni dei temi cari allo scrittore (il viaggio, la solitudine, il tempo e i tempi della Storia e della decadenza dell’Occidente), ma ne amplifica e approfondisce degli altri, spingendo la narrazione fin dalle parti della distopia o al vero e proprio fantasy. Tutti elementi che si rinvengono a poco a poco nel corso della lettura.

Paul

Il libro comincia con la storia di Paul, un architetto d’interni molto quotato che vive appartatissimo nelle Isole Orcadi, in Scozia. Una scelta dettata dall’idiosincrasia per le relazioni mondane, per il tramestio sociopolitico ed economico delle capitali occidentali, per la rincorsa di rapporti fondati su status e affari. Attraverso una rivista giapponese specializzata che si chiama ‘Kuki’ (ovvero ‘Aria’) vince un concorso per restaurare un luogo ‘estremo’ in mezzo ai fiordi norvegesi: è il ‘Green Mountain Data Center’, enorme stabilimento dismesso dove si conservava la memoria dell’umanità con una sofisticata tecnologia di archiviazione di dati raccolti in tutto il mondo.

L’incarico per Paul è quello di riattare quel luogo oscuro, di memoria perduta, ridipingendolo con il “bianco perfetto”, “non troppo beige, non troppo color guscio d’uovo, non troppo freddo e azzurrino come il bianco niveo. Niente color ghiaccio. Santo cielo”. Una sfida, appunto, ‘estrema’, forse anche assurda, che Paul accoglie entrando in contatto sul posto con un uomo, Cohen, che gli si affiancherà nell’impresa finché non dovrà fare i conti con la scomparsa di Paul.

Ildr

In quello stabilimento ci si perde, dentro l’oscurità come nel bianco, e il libro diventa il racconto della ricerca di Paul da parte di Cohen. Ma attenzione: la narrazione si scompone ulteriormente, perché a capitoli alterni, si racconta tutta un’altra vicenda, quella di una ragazzina selvatica di nome Ildr, che nel bosco, durante la caccia, trafigge per errore con una freccia uno straniero senza nome. Qui siamo in tutt’altro mondo e tempo, dentro un ipotetico Medioevo nordico dove popolazioni autoctone, nascoste nelle lande gelide e sconfinate, anche sottoterra, devono proteggersi da una misteriosa epidemia e dal dominio di un “Duca” crudele.

La storia di Ildr e dello straniero si affianca così a quella della scomparsa di Paul, senza che il lettore possa orientarsi fra nessi, tempi, luoghi, che forse sono gli stessi, forse non ci sono. Forse si intrecciano e si intersecano, com’è il caso delle vicende di Paul e dello straniero senza nome. Il finale del romanzo lascerà scoprire l’essenziale, niente di più. Il libro acquista così anche una sua valenza di ‘racconto filosofico’, ampiamente apprezzato dalla critica, ma a dire il vero non sempre di chiarissima interpretazione e non sempre convincente. Nella vicenda avventurosa e certamente appassionante di Ildr si incontra ad esempio un personaggio, un vecchio santone, che un po’ pontificando insegna che “colui che vede tutte le cose dentro di sé, e il proprio sé in tutte le cose, perde ogni timore”.

Una ‘filosofia’, se così vogliamo chiamarla, francamente, un po’ sui generis, alquanto rabberciata. Ma è indubbio che Kracht è autore d’urto, colto, capace di confondere, turbare, percorrere strade narrative inusuali e innovative, che lo portano qui addirittura nei pressi del genere fantastico. E ha successo, tant’è vero che lo scorso autunno è stato annoverato fra i favoriti al Nobel per la letteratura.

Christian Kracht è uno scrittore che sa sorprendere nel suo fare i conti in modo originale con il mondo e il suo cupo destino, come fossimo in un nuovo Medioevo. Un mondo in cui siamo tutti un po’ ‘in fuga’, alla ricerca di ‘aria’ che ci faccia continuare a respirare e a resistere. Per salvarci.

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2026-07-08T07:00:00.0000000Z

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