Morto Enzo Bianchi, fondatore di Bose
Il dialogo, la fraternità, la ricerca dell’unità e della comprensione tra credenti, e non solo, sono stati i punti di riferimento-chiave del suo lungo percorso di monaco, predicatore, saggista. Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose, è morto martedì all’età di 83 anni, all’Ospedale Molinette di Torino, lasciando come eredità la profonda influenza esercitata su intere generazioni di cattolici, come pure l’intenso rapporto sempre avuto con persone di altre fedi e un gran numero di non credenti, artisti, intellettuali.
Nato a Castel Boglione (Asti) il 3 marzo 1943, monaco laico e biblista, fondatore delle Edizioni Qiqajon, aveva dato vita alla comunità nel 1965 a Magnano, nel Biellese. Fu nell’autunno del 1968 che arrivarono i primi fratelli e sorelle, cattolici e protestanti, che con lui iniziano la vita in comune, nel celibato, nella preghiera e nel lavoro. Nel 2000 la Comunità di Bose fu riconosciuta come “associazione privata di fedeli”, e nel corso degli anni “fratel Enzo” ha dedicato il suo ministero alla predicazione, in comunità e nelle chiese locali, cattoliche, protestanti e ortodosse, oltre che a innumerevoli pubblicazioni e collaborazioni con testate italiane ed europee. guidando Bose come priore fino al 2017, quando lasciò l’incarico a Luciano Manicardi. Vero pioniere del dialogo ecumenico, sulla scia del Concilio, fu nominato nel 2014 consultore del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani.
Le tensioni interne alla comunità – “una situazione tesa e problematica per quanto riguarda l’esercizio dell’autorità, la gestione del governo e il clima fraterno” – portarono però la Santa Sede a disporre una visita apostolica nel dicembre 2019, e nel maggio 2020 un decreto approvato da Papa Francesco dispose l’allontanamento di Bianchi che nel 2021, dopo tentennamenti e ritrosie, lasciò il monastero, dando poi vita alla Fraternità della Madia, vicino a Ivrea.
“Il tempo ci ha impedito di giungere a una riconciliazione visibile, che proprio qualche settimana fa si andava esprimendo in passi concreti”, scrive la Comunità monastica di Bose nell’annunciare la morte del fondatore, rendendo noti i passaggi più significativi dell’ultimo scambio di messaggi tra Bianchi e l’attuale priore Sabino Chialà, in occasione della festa della Trasfigurazione. Discusse sono state alcune ultime uscite di Bianchi sul tema della messa in latino e dello scisma dei lefebvriani, sempre però nel segno dell’unità fra i cristiani. La sua scomparsa ha comunque suscitato un coro unanime di reazioni di forte cordoglio e gratitudine verso la sua figura.
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