laRegione

Una megaproduzione stile hollywoodiano

Nel turbolento Gran Premio di Silverstone festeggia Charles Leclerc, mentre Kimi Antonelli deve fare i conti (e non solo) con l’inaffidabilità della Mercedes

Di Alec Cordolcini

F1 The Movie, spin-off inglese. Nel bene come nel male, premesse e sviluppo del Gran Premio di Silverstone 2026 si sono avvicinati in maniera impressionante alla citata megaproduzione hollywoodiana, tra forzature (che vedremo) e colpi di scena clamorosi, tutti palesatisi nell’ultimo spicchio di una gara che ha visto tornare alla vittoria Charles Leclerc, a digiuno di successi dal Gp degli Usa 2024. Parlare di vittoria fortunosa del monegasco sarebbe obiettivamente un po’ azzardato, vista la forza con la quale si è preso la leadership fin dal via, beffando il poleman Andrea Kimi Antonelli, per poi mantenerla senza cedimenti di sorta; rimane però altrettanto innegabile come, senza il problema tecnico che ha stoppato l’italiano nel finale, per Leclerc il gradino più alto del podio sarebbe rimasto ancora una chimera. Invece, l’ennesimo deficit di affidabilità in casa Mercedes non solo ha consegnato alla Ferrari la seconda affermazione stagionale, ma ha pure infiocchettato un bel regalo a George Russell, finito secondo dopo una corsa di grande sofferenza, caratterizzata da un passo gara costantemente inferiore rispetto a quello del compagno. L’inglese ha così tamponato la perdita di punti dopo la sprint race di sabato, vinta da Antonelli, fissando il proprio ritardo in classifica a 43 con quattro lunghezze di vantaggio su Lewis Hamilton, secondo nella sprint e terzo in gara.

La strategia della scuderia di Wolff regge finché le sospensioni fanno cilecca

Il ritmo del film ha iniziato a farsi serrato al giro 35, quando Antonelli è stato richiamato ai box per la sua sosta, ultimo dei piloti di testa a fermarsi. Rientrava quindi in pista a 7’7” dal ferrarista, un gap quasi raddoppiato rispetto a quello registrato al momento della sosta di Leclerc, avvenuta dieci giri prima. A complicare le cose ci si era messa l’Audi di Nico Hulkenberg, che in maniera involontaria aveva ostacolato la Mercedes all’ingresso della pit lane, facendole perdere un secondo pieno. Ma la strategia degli uomini di Toto Wolff era chiara: restare in pista il più possibile per poi lanciare l’assalto alla Ferrari nel finale, forti di una gomma molto più fresca. Tutto stava funzionando secondo i piani: al giro 37 il distacco era di 6’5”, al 38esimo di 5’1”, al 39esimo di 3’5” e al 41esimo (dopo una fugace virtual safety car causata da un ombrello che rotolava sull’erba vicino alla pista) di 2’8”. Il sorpasso era solo una questione di tempo, quando ecco il primo stravolgimento del copione: la monoposto di Antonelli rallentava vistosamente per quello che sembra un problema alla sospensione posteriore sinistra, con un doppio rientro ai box tra il giro 42 e 44 che però non migliorava la situazione. La Mercedes lo richiamava quindi ai box per ritirare la macchina, ottenendo il rifiuto del pilota, che voleva provare a rimanere aggrappato a quel punticino che gli avrebbe garantito la decima posizione. La macchina però restava ai limiti del controllabile e il pilota veniva sanzionato con cinque secondi di penalità per numero di track limits, finendo fuori dalla zona punti.

Max Verstappen chiude un weekend tormentato nella ghiaia

Mentre svaniva all’orizzonte il duello Leclerc-Antonelli, un nuovo scenario si concretizzava: doppietta Ferrari, la prima dal citato Usa 2024, con Hamilton risalito in seconda posizione, nonostante cinque secondi di penalità ricevuti per essersi mosso al via prima del semaforo verde. Un’ipotesi che durava sei giri, bruscamente vanificata dall’uscita in ghiaia a Stowe di Max Verstappen, in quel momento terzo, che metteva fine nella maniera peggiore a un weekend di tormenti, con l’olandese irritato da una monoposto definita “totalmente sbilanciata e completamente inguidabile”. L’incidente provocava l’ingresso della safety car, a quattro giri dal termine, con nuovo rimescolamento di carte tra chi tentava quella della mescola soft con una ulteriore sosta e chi invece rimaneva fuori. Tra questi ultimi c’era Russell, che conquistava così la seconda posizione ai danni di Hamilton. Si trattava del momento migliore di un fine settimana parecchio complicato per l’inglese, sempre lontano dai tempi del compagno, addirittura sulla soglia della disperazione nei team radio a inizio gara con frasi quali “aiutatemi” (riferendosi alla lentezza della sua Mercedes nei rettilinei) e “non lasciatemi solo” rivolte al muretto. Alla fine, paradossalmente, sono stati proprio i guai tecnici di casa Mercedes ad addolcire la sua domenica, anche perché il tanto atteso climax finale è stato cancellato: la safety car avrebbe infatti dovuto rientrare al termine del giro 51, regalando un’ultima tornata di gara pura. Invece la direzione ha cambiato idea, concludendo la corsa in regime di safety e regalando un sospiro di sollievo a Leclerc, ma soprattutto a Russell, che avrebbe dovuto percorrere gli ultimi chilometri con gomma media con parecchi giri di vita contro un Hamilton con gomma soft fresca.

Quei sorpassi alla Mario Kart

Si parlava di cinema, all’inizio. Quella appena descritta è stata la parte spettacolare e vera. Ma non va dimenticata la componente artificiosa, andata in scena il sabato. Prima che spettacolo, la Formula Uno dev’essere uno sport, componente che però il disgraziato regolamento del 2026 mette costantemente in crisi. Se alcuni dei tracciati affrontati dopo la pausa forzata hanno temperato il problema della ricarica energetica delle monoposto, aiutati anche da alcuni correttivi della Federazione, in circuiti di corsa pura come Silverstone i limiti della nuova generazione di queste power unit semi elettrificate sono tornati a manifestarsi in maniera palese. Troppo limitate infatti le aree di recovery dell’energia a Silverstone per poter garantire un adeguato supporto della componente elettrica delle unità di potenza lungo tutti i 5’891 metri del tracciato. Sono così tornati nella sprint i sorpassi artificiali, alla Mario Kart, mentre nelle qualifiche si sono viste pratiche controintuitive come l’alzare il piede prima del traguardo per massimizzare l’elettrico (lo ha fatto Antonelli, e si tratta di una tattica pienamente conforme al regolamento, come specificato dalla Fia). Da Formula Uno a Formula Deployment, o Formula AET, che obbliga a distinguere una manovra di sorpasso da un mero scambio di posizioni per ragioni “energetiche”. Questa però è pura fiction, e di livello imbarazzante.

SPORT

it-ch

2026-07-06T07:00:00.0000000Z

2026-07-06T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281865830212244

Regiopress SA