Sperperano milioni ‘per una vita agiata’
Un 52enne e un 59enne sono stati condannati alle Assise Criminali di Lugano a tre anni di reclusione per una lunga lista di reati patrimoniali
Di Giada Patocchi
«Erano consapevoli dell’illegalità», ma nonostante ciò «hanno vissuto con i soldi della vittima per mantenere un tenore di vita non modesto». Per il presidente della Corte delle Assise criminali Paolo Bordoli, non ci sono dubbi: i due imprenditori condannati «potevano scegliere di agire diversamente». Pertanto, la Corte composta anche dai giudici a latere Emilie Mordasini e Giovanna Canepa Meuli ha condannato i due italiani residenti a Lugano, di 52 e 59 anni, a tre anni di carcere, di cui 22 mesi sospesi condizionalmente per due anni e a tre e rispettivamente cinque anni di espulsione dalla Svizzera per aver dissipato oltre quattro milioni di euro appartenenti a un anziano che aveva affidato il proprio patrimonio al più giovane dei due con un mandato improntato a una gestione prudente e conservativa.
Vittima conosciuta in clinica
I due imputati hanno cominciato a lavorare assieme nel 2018. Ma hanno gestito quantità di denaro relativamente ridotte fino a quando l’imprenditore più giovane non ha conosciuto un anziano in una clinica di riabilitazione, dove entrambi sono stati ricoverati dopo un ictus. L’anziano è entrato in confidenza con l’imprenditore più giovane, tanto da affidargli in gestione buona parte del patrimonio che ha ereditato, ossia oltre quattro milioni di euro. Il 52enne aveva la procura per gestire i soldi della vittima come meglio riteneva ma tra il 2021 e il 2025 ha dilapidato il patrimonio della vittima, in parte in correità con l’imputato 59enne.
Tra le iniziative finanziate figuravano un bar, una bevanda energetica, una scuola di motociclismo, eventi di paracadutismo, un progetto medico legato a interventi di mastectomia e day hospital, oltre a un’attività di trasporti e sdoganamenti e investimenti nel mercato dell’arte. Il 52enne aveva spiegato di puntare a una futura quotazione in Borsa di una delle società create, ma nessuno dei progetti è decollato. I due imprenditori hanno approfittato dei soldi dell’anziano anche per finanziare una serie di spese personali che, altrimenti, non avrebbero potuto permettersi. La Corte ha comunque riconosciuto il disinteresse della vittima nei confronti del suo patrimonio.
‘Non sono bravi imprenditori’
Stefano Camponovo, legale del 59enne, aveva cercato di ribaltare l’immagine del suo cliente nella sua arringa, nonostante il suo assistito fosse stato definito dal procuratore pubblico Claudio Luraschi un «truffatore nato». Per il presidente della Corte il 59enne invece «Non è un truffatore nato, possiamo concederglielo, ma sicuramente non è un bravo imprenditore, altrimenti non si ritroverebbe qui a 60 anni». Camponovo aveva chiesto una condanna a una pena pecuniaria sospesa con la condizionale per due anni, di massimo 160 aliquote giornaliere. Di conseguenza, nessuna espulsione dalla Svizzera. Anche Fabio Creazzo, legale del 52enne, aveva tentato anche lui di ridimensionare le accuse e aveva chiesto il proscioglimento dell’imputato, poiché sosteneva fosse stato truffato dal suo socio e in caso di condanna, aveva proposto una pena non superiore ai tre anni di prigione, parzialmente sospesa con la condizionale e niente espulsione nei confronti del suo assistito. Il procuratore aveva invece proposto una pena di cinque anni di detenzione e l’espulsione di otto anni per il 59enne e di quattro anni e mezzo di pena con espulsione di tre anni per il 52enne. La Corte ha ritenuto più appropriate le durate di pena proposte dei legali, ma ha confermato tutti i capi d’accusa, eccetto il reato di istigazione. Per il 52enne sono stati confermati la ripetuta amministrazione infedele aggravata, falsità in documenti, conseguimento fraudolento di una falsa attestazione, ripetuta bancarotta fraudolenta, omissione della contabilità, corruzione di privati passiva, ripetuto riciclaggio di denaro e appropriazione indebita, e altri reati di natura finanziaria. La Corte ha inoltre evidenziato come i fondi siano stati fatti circolare tra diverse società, «anche per sostenere assunzioni di amici e parenti, mantenere in vita attività prive di reali prospettive economiche e per costruirsi un’aura da imprenditore, oltre ad aver buttato soldi in progetti improponibili». Anche per il 59enne sono confermati i reati di amministrazione infedele aggravata, truffa aggravata, falsità in documenti, appropriazione indebita a cui si aggiungono una lunga lista di reati minori di stessa natura.
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-05-29T07:00:00.0000000Z
2026-05-29T07:00:00.0000000Z
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