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‘Per Ffs Cargo il sito di Chiasso resta una realtà importante’

Si puntualizza. Il Gran Consiglio vota una risoluzione

Rimettere la politica del traffico merci ferroviario al centro dei dati di fatto. Le Ffs hanno voluto sgombrare il campo da fraintendimenti. Lo hanno fatto giovedì con una presa di posizione che si prefigge di evitare di “alimentare dubbi e insicurezze nel personale”; e ciò nel solco della riorganizzazione del traffico a carri isolati ufficializzata il 19 maggio scorso e già anticipata nell’autunno del 2025, quando il focus era sulle misure relative al trasporto combinato. Ovvero sulla decisione, al di qua del Gottardo, di lasciare i terminali di Vedeggio e Cadenazzo. Una scelta che ha portato, di fatto, a costituire il Comitato ‘No allo smantellamento di Ffs Cargo in Ticino’, il quale oggi scenderà di nuovo in piazza a Chiasso per far sentire la sua voce. Una manifestazione che vedrà gli interventi istituzionali del sindaco Bruno Arrigoni e della vicepresidente del Consiglio di Stato Marina Carobbio Guscetti e la testimonianza dell’economista Christian Marazzi, coautore dello studio Supsi sul Centro di competenze delle Officine Ffs di Bellinzona. Nel frattempo, il Gran Consiglio ha votato a larghissima maggioranza – tutti d’accordo tranne i deputati dell’Udc – una risoluzione con al suo interno diverse richieste indirizzate al Consiglio federale, affinché intervenga con le Ffs. Tra queste: il mantenimento dei posti di lavoro in Ticino, nessun peggioramento delle condizioni contrattuali per i dipendenti toccati, investimenti a Sud delle Alpi in settori chiave. “Il Mendrisiotto ha dato tanto alla ferrovia. Ora la ferrovia non si dimentichi del Mendrisiotto”, è stato il messaggio ribadito dai diversi deputati momò intervenuti in aula.

Da una parte, quindi, Comitato e sindacati temono per il futuro del settore ferroviario in Ticino – tra il 2025 e il 2026, in effetti, si sono toccati ottanta dipendenti –; dall’altra le Ferrovie ribadiscono una volta di più che il traffico merci su rotaia non verrà ridotto, ma adeguato all’andamento del mercato e alla necessità del servizio di autofinanziarsi. In altre parole, si sottolinea, “il Ticino è e resta una regione di fondamentale importanza”, così come è ritenuto importante, si corrobora, il sito di Chiasso. Tant’è che si sta investendo, si annota, “in modo mirato” – come nel caso del nuovo stabilimento industriale ad Arbedo-Castione e la centrale idroelettrica del Ritom, ndr – e lo si è fatto nel passato recente – come nel caso dell’officina di Chiasso, varata nel 2023 –, creando, si tiene a rimarcare, 260 nuovi posti di lavoro negli ultimi cinque anni, per un totale di 2’136 impiegati nel cantone.

Là dove, poi, si è intervenuti con la chiusura a fine anno del deposito macchinisti di Chiasso e di quattro punti di carico nel Mendrisiotto e Basso Ceresio, lo si è fatto, si rivendica, in “modo socialmente responsabile”, senza procedere a dei licenziamenti – Contratto collettivo di lavoro alla mano – e proponendo al personale interessato un ricollocamento tramite “soluzioni concrete” e “ragionevoli”. Oltre la metà dei collaboratori rimarrà, si torna ad assicurare, a Ffs Cargo Ticino, mentre chi si è visto prospettare un passaggio a Tilo, godrà di “condizioni di lavoro eque, incluso il livello salariale”. Del resto, si è rimarcato, “i responsabili delle Ffs si sono recati di persona in Ticino per un confronto diretto con tutto il personale. Le persone coinvolte vengono seguite da vicino dalle Ferrovie e l’azienda è in costante scambio con le parti sociali. Nessuno è lasciato a sé stesso”.

Le Ferrovie entrano poi nel merito di un aspetto sollevato dapprima da Sev, poi dall’intero Comitato nella lettera indirizzata al ‘numero uno’ Vincent Ducrot: il rapporto tra Ffs Cargo e Sbb Cargo International. Quest’ultima, si chiarisce, “non ha attualmente bisogno di personale di locomotiva in Ticino. Se fosse sorto tale fabbisogno, Sbb Cargo International sarebbe stata coinvolta nella ricerca di soluzioni per le persone interessate”. Anche sul tema ambientale e sul trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia si tiene il punto. Il mantra resta, si ribadisce, “più merci su rotaia, non meno”. Come dire che i principi votati dal popolo non vengono disattesi.

LUGANESE / MENDRISIOTTO

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2026-06-12T07:00:00.0000000Z

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