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Oltre il videogioco: l’incubo d’autore di Zach Cregger

Inquietante, ispirato all’omonimo videogioco, è nelle sale

Di Sebastiano Caroni

Dopo l’incoraggiante esordio di ‘Barbarian’ (2022) e il brillante ‘Weapons’ (2025), il giovane regista americano Zach Cregger torna al cinema con il suo terzo lungometraggio ‘Resident Evil’ (2026), attualmente nelle nostre sale. La trama ruota attorno alla vicenda di Brian, un giovane corriere medico che si presenta presso un ospedale per effettuare l’ultima consegna della giornata. Pronto a tornare a casa per trascorrere una tranquilla serata con la fidanzata, viene però intercettato da un addetto al personale che gli propone un ulteriore incarico, aggiungendo che “le consegne notturne vengono pagate il doppio”. Brian non ci pensa due volte e così accetta, affrontando il viaggio verso il Raccoon City Hospital nonostante la sua vettura non sia attrezzata per la guida notturna su strade innevate. Mentre attraversa i boschi, in un momento di disattenzione, investe accidentalmente una donna che però, quando ferma l’auto e torna sui suoi passi, sembra essere misteriosamente svanita tra gli alberi. Quello che sembrava solo un brutto incidente si trasforma rapidamente nell’inizio di un incubo che scompagina totalmente i piani di Brian e precipita, nel giro di poche ore, un’intera città nel caos più profondo.

Ispiratosi all’omonimo videogioco di cui evoca l’ambiente distopico, Cregger non sceglie la strada della trasposizione fedele dell’universo videoludico, ma sviluppa una storia inedita e originale che integra abilmente l’inquietante, il grottesco e il comico in una cornice visiva che dal videogioco riprende, se non altro, l’idea di un personaggio che lungo un percorso accidentato accede a diversi livelli. Una progressione visibile anche nella scelta degli spazi e delle ambientazioni: se la prima parte del film si svolge sullo sfondo di ampie distese notturne poco o per nulla abitate, se non da creature e presenze poco rassicuranti, nella seconda parte gli ambienti si fanno viepiù complessi e intricati, e da più parti irrompono grotteschi mostri che insidiano il protagonista nel cuore di una città in preda alla distruzione.

Digressione

Dell’ultimo film di Zach Cregger si possono dire molte cose; molte positive, altre un po’ meno, ma non si può non convenire che il film è costruito ad arte, esemplificando alla lettera ciò che da sempre trasforma le situazioni umane in un racconto degno di essere narrato. Un personaggio (Brian) potrebbe andare da A a B seguendo un percorso lineare. E, quando incappa in un incidente, nessuno gli impedirebbe di proseguire: del resto ha una consegna urgente da portare a termine che, gli hanno detto in ospedale, è un’assoluta priorità, una questione di vita o di morte. Ma l’essere umano non ama il percorso lineare, preferisce complicarsi la vita. Allora Brian ferma la macchina, torna sui suoi passi, e insegue nel fitto della boscaglia una donna che, apparsa da chissà dove, contro ogni ragionevole dubbio sembra essere definitivamente svanita nel nulla. Potrebbe proseguire il percorso lineare, ma sceglie di non farlo. Ed è proprio quando si abbandona la strada tracciata, e si sceglie la digressione, che la storia si fa interessante, che prende vita la narrazione avvincente.

E così Brian allontanandosi viene meno al suo dovere di corriere e finisce per perdersi in un incubo. Nel libro ‘Sull’equilibrio’ (Ponte alle Grazie: 2011) lo psicanalista Adam Phillips propone, in questo senso, un’interessante riflessione attorno all’esperienza del perdersi, suggerendo un’importante differenza fra la condizione dell’essersi perso (being lost) e il processo del perdersi (getting lost). Nel primo caso si tratta di uno stato di cose che si subisce, mentre nel secondo di un’azione attiva, che si compie con la nostra complicità. “Possiamo idealizzare – scrive Phillips – il perderci come una grande avventura; possiamo creare abitazioni che ci fanno perdere o in cui, come nei labirinti, possiamo smarrirci”. E il labirinto in cui si smarrisce Brian in ‘Resident Evil’ è, senza dubbio, decisamente inquietante. Se solo avesse scelto il percorso lineare, forse le cose sarebbero andate diversamente. Certo, ma probabilmente non saremmo neppure qui a parlare dell’ultimo film di Cregger.

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2026-09-21T07:00:00.0000000Z

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