Storia di un piccolo, imprevedibile cult
‘A Knight of the Seven Kingdoms’ è la risposta all’universo di ‘Game of Thrones’. E il penultimo episodio ha fatto gridare tutti al miracolo
Di Daniele Manusia
‘Game of Thrones’ è stato superato (a destra) dalla realtà. Il mondo del 2026 è molto più vicino al Medioevo fantastico e brutale abitato da re crudeli di quanto non lo fosse quando è andato in onda il primo episodio della serie, nel 2011. Si potrebbe discutere, anzi, se sia peggio un drago che sparge fiamme e fuoco o un esercito ronzante di droni; una battaglia nel fango tutti contro tutti o la desertificazione metodica di città con milioni di abitanti. Se i film e le serie tv rispondono alle nostre paure ma anche alle nostre esigenze più profonde, la risposta dell’universo di ‘Game of Thrones’ a questi anni drammatici è che ci vuole anche un po’ di leggerezza. E questa risposta è arrivata sotto forma di uno spin-off inutile e non richiesto, apparentemente trascurabile. La prima stagione di ‘A Knight of the Seven Kingdoms’ (sulla nuova piattaforma streaming HBO Max) consiste in sei puntate di mezz’ora – un prodotto poco serio già nella sua durata – che mescolano vari registri, tra cui quello comico. Fin dalle prime scene, tutto sembra, se non proprio una satira della serie originale, quanto meno in contraddizione con il tono tragico a cui eravamo abituati. Eppure ‘A Knight of the Seven Kingdoms’ è stato capace di catturare lo stesso pubblico assetato di sangue e fuoco che guardava ‘Got’, in un crescendo di tensione che ha portato il quinto episodio a entrare nella top 5 di quelli con il voto più alto, considerando tutto il franchise: 9.8 su IMDb.
Sua altezza
Di che parla ‘A Knight of the Seven Kingdoms’? Ser Duncan The Tall è un cavaliere errante vestito di stracci, che si è scelto il nome da sé sottolineando quella che apparentemente è la sua unica virtù: l’altezza. Nella serie originale (ambientata un centinaio d’anni dopo i fatti raccontati in questa) ne abbiamo sentito parlare come l’eroe di storie della buonanotte, un cavaliere buono e fortunato, piuttosto che davvero grande. Jamie Lannister, cavaliere narcisista, si lamentava del numero di pagine che erano dedicate a Ser Duncan The Tall nei libri di storia: “Doveva essere davvero un tipo eccezionale”, diceva con tono ironico.
Duncan è un bambinone di due metri con gli occhi azzurri – interpretato dall’ex rugbista della nazionale irlandese Peter Claffey – non particolarmente intelligente e decisamente troppo ingenuo per sopravvivere agli intrighi di Westeros. Mentre ripete i valori cavallereschi in cui crede, difendere i deboli, l’onore prima di tutto, i suoi interlocutori scatarrano nelle sputacchiere di metallo o scoppiano a ridere ubriachi. Lungo la strada incontra un bambino che decide di fargli da scudiero, per qualche ragione non ha i capelli in testa e per questo si chiama Egg – i bambini, si sa, rubano le luci anche ai migliori attori e il piccolo Dexter Sol Ansell che interpreta Egg non fa eccezione: se tutto va bene lo vedremo crescere sui nostri schermi. Ovviamente dopo poche puntate scopriamo che Egg non è un bambino qualsiasi bensì un Lannister, futuro re; così come capiamo rapidamente che Duncan The Tall non è un sacco da pugilato per il cinismo che regna nell’universo di George R. R. Martin. Il destino è dalla parte di Duncan e del suo coraggio, della sua bontà e del suo spirito di sacrificio. Al tempo stesso, anche i più fortunati, nel mondo di ‘Got’, passano attraverso traumi psicologici e dolori fisici per noi inimmaginabili.
‘In the Name of the Mother’
HBO ha fatto sapere che ‘A Knight of the Seven Kingdoms’ dovrebbe andare in onda con una nuova serie ogni anno. Una piccola consolazione per quegli spettatori che in poche puntate si sono affezionati e hanno vissuto le stesse emozioni provate nei migliori momenti con ‘Got’ (di certo non con l’ultima stagione) e con la serie cugina ‘House of the Dragon’. Come detto, il penultimo episodio ha fatto gridare al miracolo. ‘In the Name of the Mother’ è un battle episode in cui culmina la buffa vicenda di Duncan, finito in un pasticcio per difendere una ragazza carina da un Targaryen vigliacco che anziché sfidarlo a duello invoca la possibilità di risolvere il conflitto con un “trial of seven”, una battaglia sette contro sette. Duncan non conosce nessuno ma alcuni cavalieri decidono di aiutarlo, tra cui il principe ed erede al trono, nonché zio del rivale di Duncan, Baraeon Targaryen.
La battaglia è un caos di fango e metallo, che vediamo in parte attraverso la feritoia del casco di Duncan. Non è un cavaliere esperto, ammesso che sia un cavaliere tout court (ci sono dei dubbi sul fatto che sia stata fatta una cerimonia dell’investitura come si deve, lui stesso mette in dubbio la sua identità di cavaliere più volte) e prende un sacco di botte, se fosse ‘Game of Thrones’ verrebbe fatto a pezzi con sadismo solo per ricordarci che la vita è ingiusta. Ma il punto non è come finisce la battaglia, quanto piuttosto la scelta di mostrarcela da un punto di vista così anti-eroico, anti-epico. Anche quando l’azione arriva, e ‘A Knight of the Seven Kingdoms’ sembra avvicinarsi alla violenza e al gore di ‘Got’, in realtà il racconto resta intimo e umano. Un cambiamento che il pubblico sta dimostrando di apprezzare quanto, o più, dell’abbuffata di draghi di ‘House of the Dragon’.
Eroi
Dopo anni di personaggi negativi, di Tony Soprano e Walter White che mettevano in crisi gli spettatori benpensanti, ci voleva Ser Duncan The Tall per ricordarci che anche in un mondo terrificante come quello in cui si trova lui, anche in perenne guerra, anche in battaglia, possiamo restare fedeli a noi stessi e a nostri princìpi. Se ‘Game of Thrones’ è un commento a quegli anni ansiosi in cui sentivamo che qualcosa di brutto stava per accadere – l’emergere della crisi climatica, il ritorno al conflitto armato come strumento politico: winter is coming… – chissà che ‘A Knight of the Seven Kingdoms’ non anticipi il ritorno a un tipo di eroe più positivo e buono, che protegga i deboli e sia leale. Egg, il bambino che lo segue e che in un certo senso Duncan sta educando, sarà un re di questo tipo e con lui regnerà la pace. Di sicuro è quello di cui avremmo bisogno noi, in un momento storico pieno di Targaryen impazziti e Lannister di contraffazione.
CULTURE E SOCIETÀ
it-ch
2026-02-21T08:00:00.0000000Z
2026-02-21T08:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281878714840768
Regiopress SA