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L’inferiorità mentale di un neurologo

Al Teatro di Locarno, sabato e domenica, Veronica Pivetti porta in scena il volumetto anti-femminile ‘piccolo ma dannosissimo’ di Paul Julius Möbius

Di Beppe Donadio

In campo medico, Paul Julius Möbius è noto per la Sindrome che porta il suo cognome. In quello letterario per ‘Über den physiologischen Schwachsinn des Weibes’, o anche ‘L’inferiorità mentale della donna’, saggio controverso (è un eufemismo) da questi pubblicato nel 1900. La teoria del neurologo tedesco prende origine da studi scientifici sulle differenze di peso tra i cervelli dell’uomo e della donna e sulle diverse misure, e confluisce in una specie di sempreverde del razzismo anti-femminile dal quale è liberamente tratto l’omonimo spettacolo che vede protagonista Veronica Pivetti, in scena con Cristian Ruiz. La colonna sonora e gli arrangiamenti sono di Alessandro Nidi, la regia di Gra&Mramor.

Sabato alle 20.30 e domenica alle 17.30, al Teatro di Locarno, l’attrice italiana si farà tramite della discesa negli inferi di un pensiero che un secolo dopo ancora resiste e da combattersi a colpi di autoironia: sottoponendosi, per esempio, alla misurazione dell’indice cefalico, parametro con il quale Möbius pretendeva di dimostrare l’inferiorità femminile, e ‘costeggiando’ le teorie di Cesare Lombroso, che in ‘La donna delinquente, la prostituta e la donna normale’, trattato edito nel 1893, alla questione aggiunse del suo.

‘La lingua è l’arma delle donne, poiché la loro debolezza fisica impedisce loro di lottare con le pugna’. Pare una scena di un film di Checco Zalone e invece è Paul Julius Möbius e quando lo scrisse era serio. Veronica Pivetti: quando e come ha scoperto il libro ‘L’inferiorità della donna’? Cosa l’ha colpita?

Di questo volumetto piccolo ma dannosissimo mi ha parlato l’autrice dello spettacolo, Giovanna Gra, che lo ricevette in regalo da un amico moltissimi anni fa. Da allora, Gra decise che l’avrebbe trasformato in qualcosa di ‘utile’, e infatti, dopo tanto tempo, ecco nascere questo spettacolo, che prende il titolo dal trattato di Möbius. Cosa mi ha colpito? L’assurdità omicida delle teorie di Möbius, che postula senza orrore di sé stesso le sue (impensabili) elucubrazioni secondo le quali la donna è mentalmente inferiore all’uomo. Siamo di fronte a un pensiero talmente obbrobrioso che spesso e volentieri rasenta la comicità. E sono molto felice di rispondere per le rime a Möbius, oggi, con questo spettacolo.

Ho detto ‘pare un film di Checco Zalone’ ma avrei potuto dire ‘pare un film di Carlo Verdone’. In ‘Viaggi di nozze’ lei è Fosca, alla quale lo spettatore, io almeno la vivo così, vorrebbe disperatamente venire in soccorso. Il marito, il primario Raniero Cotti Borrone, è molto distante da Möbius?

Raniero, per quanto paradossale e ridicolo, è meno grave, perché proprio il suo essere sopra le righe lo racconta. È un personaggio di cui ridere che il grande Carlo Verdone ha raccontato ‘per eccesso’ stigmatizzando un certo tipo umano. Möbius è gravissimo perché era un medico, anzi, addirittura un neurologo. Immagini che scempi avrà perpetrato ai danni delle sue incolpevoli pazienti. Pensi quanti danni può aver fatto quest’uomo manipolando la mente e la salute di tante donne. Purtroppo con Möbius non c’è niente da ridere, ma, nonostante ciò, io lo porto in scena mettendo a nudo con ironia le sue agghiaccianti teorie.

Altre parole di Möbius: ‘Non appena un uomo imprende un lavoro femminile, si fa sarto, tessitore, cuoco, ecc., tosto produce un lavoro migliore di quello della donna”. Come stanno le cose nel cinema, quanto a lavoro femminile? La musica ha Equaly, l’associazione che si occupa di parità di genere nel music business. Perché ancora oggi si deve ricorrere a un’associazione?

Perché gli uomini non hanno nessuna intenzione di mollare un ruolo di potere incancrenito nei secoli. Non hanno il minimo interesse a condividere con noi donne una situazione di privilegio, per quanto brave e valide possiamo essere. Anzi, il nostro talento li spaventa, come minimo li infastidisce. È molto triste, ma, a sessant’anni suonati le posso dire che è proprio così. Non sono molti i maschi illuminati che amano la nostra emancipazione, purtroppo. Se ne sentono minacciati.

Aggiungo allora questa: “Il genere umano sarebbe rimasto nel suo stato originario se non fossero esistite altro che le donne. Ogni progresso è opera dell’uomo”. Quali sono le donne che l’hanno ispirata?

Mia madre, prima di tutte, una donna eccezionalmente originale, spiritosa e mentalmente libera. Le devo moltissimo di ciò che sono oggi. Era una fuoriclasse.

Le viene in mente un Möbius di oggi, inteso come singolo o come pensiero?

Me ne vengono in mente molti che, furbescamente, nascondono, per decenza, una mentalità oscurantista e svilente nei confronti delle donne. Ma non sono necessariamente personaggi noti, anzi, io mi scontro quotidianamente col sessismo. A volte è solo accennato, altre volte è più evidente, ma ce n’è in giro una quantità esorbitante, colpevolmente sottovalutata dai diretti interessati e dalla società.

Ci consegna una definizione di questo spettacolo?

Bello e intelligente. E molto, molto comico, spesso suo malgrado. Insomma, si ride, si piange e ci si commuove, attraversando un arcobaleno emotivo straordinariamente luminoso.

Guardando ai contenuti: sarà l’ironia, più che la bellezza, a salvarci? O saranno le donne?

Le donne già lo fanno, ogni giorno, sopportando un fardello pesantissimo, socialmente parlando e non solo. Per quel che riguarda l’ironia, personalmente penso sia il sale della vita. E a chi piace un mondo sciapo?

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