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Tradizione, apertura e proteste

Tradizione e apertura culturale si sono intrecciate nel tradizionale Concerto di Capodanno dei Wiener Philharmoniker, affidato per la prima volta a Yannick Nézet-Séguin. Un’edizione che ha fatto della musica un messaggio di dialogo e convivenza, seguita in oltre 150 Paesi.

Direttore canadese cinquantenne, alla guida del Metropolitan Opera di New York e della Philadelphia Orchestra, Nézet-Séguin ha proposto un programma nel solco della tradizione viennese, ma attento alla pluralità delle influenze culturali. Accanto ai valzer e alle polke della dinastia Strauss, spazio anche a Joseph Lanner e Carl Michael Ziehrer, protagonisti dell’Ottocento viennese spesso rimasti in ombra. Nel programma anche il ‘Sirenen-Lieder’ di Josephine Weinlich, pioniera della prima orchestra femminile europea, e il ‘Rainbow Waltz’ di Florence Price, compositrice afroamericana simbolo di riscatto artistico in un contesto segnato da discriminazioni.

A suggellare il clima di partecipazione, il gesto simbolico del direttore, sceso tra il pubblico per dirigere l’orchestra dalla platea, “dal pubblico e per il pubblico”.

A Venezia, l’altro concerto di Capodanno, quello del Teatro la Fenice, ha invece visto insieme al repertorio lirico italiano il proseguimento delle polemiche per la nomina, voluta dal governo italiano, di Beatrice Venezi quale direttrice musicale della Fenice. Quale forma di protesta le maestranze dell’ente lirico hanno scelto una spilla discreta ma visibile, a forma di chiave di violino. A indossarla non solo quasi tutti gli orchestrali e i membri del coro, ma anche Michele Mariotti, il direttore del concerto.

CULTURE E SOCIETÀ

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2026-01-02T08:00:00.0000000Z

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