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I racconti ‘on the road’ di Cristina Rivera Garza

Di Martina Parenti

“Sì, viaggiare”, cantava Battisti. Un invito gentile a prendersi il tempo per cambiare aria, per deviare da sentieri già battuti senza strappi né pretese. “Certamente non volare, ma viaggiare”. Potrebbe essere questa la colonna sonora dell’ultima raccolta di racconti firmata dal Premio Pulitzer 2024 Cristina Rivera Garza e pubblicata da Sur per la traduzione di Giulia Zavagna. Da Belfast a Cancun passando per l’Alaska, ‘Terrestre’ racchiude storie di partenze, di ritorni a casa controvoglia progettati con lentezza, di tragitti improvvisati in autostop. Protagoniste sono per lo più giovani donne in fuga da una porta chiusa sui pugni di un uomo, studentesse dalle grandi ali e piume arruffate che preferiscono la strada al cielo, una coppia di ragazzi descritta per negazione, attraverso l’elenco di tutto ciò che non gli è accaduto. A fare da spartiacque il racconto dedicato agli scarti del capitalismo industriale: viaggiatori venuti da lontane periferie in cerca di un posto da costruire insieme per vivere. Il governo li chiama occupanti abusivi, loro si definiscono movimento urbano popolare. “Ci sono pochi nomi per descrivere la violenza. La violenza è sempre violenza”, dice l’anonimo narratore mentre racconta l’irruzione della polizia, i corpi distesi, le pozze di sangue mostrate attraverso il filtro della televisione.

Sottotraccia

Ci sono pochi nomi per descrivere la violenza, e Cristina Rivera Garza sceglie volutamente di lasciarla scorrere sottotraccia, senza renderla mai esplicita, filtrandola attraverso allusioni, tagli, schermi, giochi di sguardi, quando gli occhi si buttano a terra, improvvisamente concentrati su una scarpa da tennis. “Non siete più bambine” oppure “non tutti gli uomini sono come me” dicono i maschi, predatori sazi, compiaciuti della propria gentilezza di fronte alle giovani prede solitarie, con le loro felpe larghe a mascherare il seno e l’aria dimessa. Una tensione costante, alimentata dalla possibilità del pericolo, percorre le pagine e accompagna le protagoniste di queste otto storie. Con incoscienza, determinazione e una buona dose di folle improvvisazione queste donne si rifiutano di cedere ai limiti imposti al loro genere, riprendendosi il diritto di abitare qualsiasi luogo, muovendosi senza paura.

“Ne avevamo già discusso molte volte, ben prima di metterci in viaggio, in quei pomeriggi in cui vagavamo senza meta per il centro di Città del Messico gettando occhiate anelanti e speranzose sulle porte dei bar, all’inizio senza osar entrare. A poco a poco, grazie a giorni di osservazione ed esercizio, dopo errori e colpi di fortuna, eravamo giunte alla conclusione che la cosa migliore sarebbe stata un gesto intrepido, pieno di garbo ma non vistoso, qualcosa di notevole ma non provocante, per evitare così gli sguardi lascivi e i tristi tentativi di flirt dei vecchi o i puerili palpeggiamenti dei giovani”. Con una scrittura multiforme, chirurgica e spietata, Cristina Rivera Garza traccia itinerari femminili, intrisi di amicizia e perseveranza. Dove la voglia di piantare la propria bandiera supera la paura di essere schiacciate dalla ferocia del mondo maschile.

CULTURE E SOCIETÀ

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2026-02-03T08:00:00.0000000Z

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