Addio a Moritz de Hadeln, a Locarno dal ’72 al ’77
ATS/RED
Moritz de Hadeln, storico direttore di alcuni dei più prestigiosi festival cinematografici internazionali, è deceduto sabato scorso all’età di 85 anni in un ospedale di Nyon, in Svizzera. La notizia è stata confermata da Diego Demougeot, co-responsabile comunicazione del festival Visions du Réel, fondato dallo stesso de Hadeln. La morte è avvenuta a seguito di complicazioni post-operatorie. Figura di spicco nel panorama del cinema europeo, de Hadeln ha diretto la Berlinale per oltre vent’anni, rilanciato il Festival di Locarno e guidato la Mostra del Cinema di Venezia in momenti complessi. Ha inoltre fondato Visions du Réel, contribuendo significativamente all’internazionalizzazione di queste manifestazioni e promuovendo nuovi talenti cinematografici.
Berlino e Venezia
Nato il 21 dicembre 1940 a Exeter, nel Regno Unito, Moritz de Hadeln proveniva da una famiglia legata all’arte. Cresciuto tra Italia, Francia e Svizzera, si avvicinò presto alla fotografia e al cinema, iniziando la sua carriera come fotografo e documentarista. Nel 1969, insieme alla moglie Erika von dem Hagen, fondò a Nyon il Festival Internazionale del Cinema Documentario, oggi noto come Visions du Réel. Nel 1972 assunse la direzione del Festival di Locarno, dove rimase fino al 1977, contribuendo al suo rilancio internazionale. Dal 1980 al 2001, guidò il Festival di Berlino, consolidandone il prestigio globale e favorendo la scoperta di nuovi talenti come Roland Emmerich e Ang Lee. Nel 2002, fu nominato direttore della Mostra del Cinema di Venezia, primo straniero a ricoprire tale ruolo.
De Hadeln ha partecipato a numerose giurie internazionali e ha ricevuto importanti onorificenze, tra cui il titolo di Commendatore dell’Ordine delle Arti e delle Lettere della Repubblica francese. Era membro della European Film Academy e ha sempre sostenuto che il ruolo di un direttore di festival fosse quello di mantenere aperta la selezione cinematografica, considerandola un’arte e uno strumento di dialogo tra culture.
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