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Il sogno del ‘Flauto magico’ di Finzi Pasca

Mozart tra troni telecomandati e uova volanti

Di Ivo Silvestro

Un ‘Flauto magico’ onirico, gioioso e solenne, quello che Daniele Finzi Pasca ha messo in scena domenica sera all’Opernhaus di Zurigo, accolto da quindici minuti di meritati applausi. Finzi Pasca, che oltre alla regia ha firmato anche le luci, era affiancato dai membri della compagnia: Hugo Gargiulo e Matteo Verlicchi per la scenografia, Maria Bonzanigo per le coreografie, Giovanna Buzzi per i costumi e Roberto Vitalini per i video.

Applausi meritati, si diceva. Innanzitutto per il giovane direttore d’orchestra finlandese Tarmo Peltokoski, che ha guidato l’Orchestra dell’Opera di Zurigo con sicurezza e brio. Notevole anche il cast: Magnus Dietrich e Tobias Kehrer sono un Tamino e un Sarastro convincenti, Jasmin Delfs regge con disinvoltura le celebri acrobazie vocali della Regina della Notte mentre Regula Mühlemann è una Pamina intensa e luminosa; applauditissimi i tre fanciulli del Tölzer Knabenchor. Menzione speciale per Yannick Debus, al quale con Papageno spettava la parte più complessa e impegnativa, non tanto sul piano vocale quanto su quello della recitazione: il ‘Flauto magico’ è un Singspiel, con diversi dialoghi recitati, e la regia di Finzi Pasca ha dato a tutta l’opera una forte impronta teatrale. Una prova non facile per i cantanti, visti i continui passaggi dal comico al solenne e la necessità di mantenere il contatto visivo con il podio. Ma Finzi Pasca ha fatto recitare tutti, compreso Peltokoski, che durante ‘Ein Mädchen oder Weibchen’, l’aria in cui Papageno sogna una compagna, ha diretto l’orchestra con una bottiglia di vino in mano.

Il ‘Flauto magico’ è l’ultima opera di Mozart, andata in scena pochi mesi prima della sua morte. Questa fiaba dai forti richiami mistici, e massonici, debuttò il 30 settembre 1791 al Theater auf der Wieden, un teatro popolare nei sobborghi di Vienna. La trama, decisamente intricata, vede il principe Tamino incaricato dalla Regina della Notte di liberare la figlia Pamina, rapita dal sacerdote Sarastro; accompagnato dal buffo uccellatore Papageno, Tamino scoprirà che il cattivo non è chi sembrava e dovrà superare una serie di prove per essere accolto nella confraternita di Sarastro. Un racconto di iniziazione, con il progressivo passare dall’oscurità alla luce, che nelle musiche di Mozart e nel libretto di Emanuel Schikaneder, che era anche direttore del teatro, non rinuncia al gioco, alle macchine sceniche e alla comicità.

Il gioco teatrale

Un’opera onirica, perfetta per l’immaginario della Compagnia Finzi Pasca. Il gioco comincia già durante l’ouverture: Tamino è un violinista dell’orchestra arrivato in ritardo, che si ritrova dentro la storia scambiando il proprio strumento per il flauto magico. Da lì è una successione di quadri, dalla grotta dove Tamino affronta il serpente alla gabbia d’oro che rinchiude Pamina, dal tempio al bianco di una cava di marmo, regno di Sarastro, con troni telecomandati che si rifiutano di obbedire, carrelli sospesi, teste di leone e alti copricapi sacerdotali. E tanti uccelli: Papageno cavalca un pappagallo, i tre fanciulli dei passeri, Papagena si presenta come una cornacchia prima di trasformarsi in un cigno bianco. Mentre Tamino e Pamina affrontano le prove di iniziazione, due acrobati ne danzano i doppi dietro un telo su cui sono proiettati i video di Roberto Vitalini. Il Glockenspiel di Papageno ha la forma di un uovo; altre uova, spinte da piccole eliche, volano intorno a Papageno e Papagena mentre, nel celebre duetto, fantasticano sui figli che avranno. Interessante la figura di Monostatos, il servo di Sarastro che tenta di approfittare di Pamina. Nel libretto è un “moro”, e nel testo ci sono molti riferimenti al colore della pelle, segno di malvagità e bruttezza, tanto che a volte si ammorbidiscono alcuni passaggi dei parlati. A Zurigo il testo è rimasto quello originale, ma Nathan Haller di nero ha il costume, che richiama quello della Regina della Notte, e il volto sbiancato dal trucco, quasi un capovolgimento della prassi (che in alcune messe in scena ha persino dato a Monostatos sembianze scimmiesche). Quella di Finzi Pasca è una soluzione intelligente che lascia al pubblico il compito di fare i conti con un libretto del 1791.

In cartellone fino a fine ottobre, con repliche già esaurite (qualche biglietto è disponibile alla cassa serale); sarà ripreso, con un altro cast, ad aprile 2027.

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2026-09-23T07:00:00.0000000Z

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