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Fiori nella ghisa, ruggine nel presente

di Virginia Antoniucci

‘Te lo ricordi il primo giorno di lavoro?’ potrebbe essere l’inizio di un film horror o, come lo chiamano in inglese, della propria “villain origin story”. Eppure la pièce che la compagnia Teatro Periferico ha portato al Teatro Paravento di Locarno comincia così, idealmente o esplicitamente, intorno a una domanda che può essere piuma o essere ferro. È il meccanismo d’accensione di una macchina della memoria – appropriato per uno spettacolo che di macchine, e di chi le fabbricava, vive interamente. Da quella prima scintilla si dipana un racconto denso, fatto di ricordi dolci e amari, letti però in un presente che ha la gravità di un buco nero in cui tutto precipita, e nulla sembra uscirne illuminato.

Del resto la storia portata in scena ne ‘I fiori nella ghisa’ da Loredana Troschel – autrice del testo e unica presenza femminile sul palco, nella quale confluiscono tutte le donne della vicenda – e affidata alla regia di Paola Manfredi, nasce dalle testimonianze degli ex operai della Ceruti di Bollate. Una storica fabbrica di macchine utensili chiusa negli anni Novanta dopo stagioni di scioperi, occupazioni e vertenze durante la liquidazione. Ne esce una commedia venata di malinconia: nel giorno del suo compleanno, tre fantasmi – i vecchi compagni di reparto – tengono compagnia a un uomo imbrigliato nei ricordi del suo periodo alla Ceruti, un’epoca che non c’è più e che gli impedisce di decifrare il presente. Presente incarnato dal nipote laureato, che sbarca il lunario come rider – simbolo della precarietà contemporanea – in contrappunto con l’operaio di un tempo che, al pari di ogni pezzo di ghisa, veniva lavorato e assemblato al servizio della macchina.

Una commedia regionale

Lo spettacolo ammicca alla stirpe della commedia lombarda, quella di Aldo, Giovanni e Giacomo e della celebre “meccanica di precisione”. Dario Villa dà vita a un personaggio stralunato, mentre accanto a lui la pignola pedanteria di Giorgio Branca e il comic relief del lavoratore meridionale affidato a Enzo Biscardi completano un terzetto di maschere collaudate.

Dialetto, modi di dire e luoghi comuni provinciali – con Troschel a incarnare la diffidenza verso la città, quel sospetto verso tutto ciò che si annida oltre i confini noti di Bollate – restituiscono un’era geologica ormai sepolta: quella in cui, per varcare i cancelli di un’azienda, bastava la famigerata “voglia di lavorare”. Voglia che oggi, al nipote – il personaggio di Marco Bossi – tocca dimostrare a colpi di pedalate. Nel dispositivo drammaturgico è proprio lui il tafano socratico che punzecchia lo status quo, costringendo i fantasmi (e noi) a fare i conti con il reale. È lui la nostra soglia d’accesso: la sua titubanza iniziale davanti alla valanga di informazioni – il tornio, la metalmeccanica, i basamenti di ghisa lasciati stagionare all’aperto come vini pregiati – quel gergo che disorienta chiunque non abbia mai messo piede in un reparto, è esattamente la nostra. E, procedendo con lui, entriamo in una storia che nei primi minuti pareva impenetrabile, senza mai smettere di guardarla da lontano.

Un finale tronco

Lontano, lo dico con una punta di rammarico, perché è questo il limite dell’operazione. Il finale resta uno sguardo rivolto quasi esclusivamente all’indietro, come se il presente fosse stato aggiunto tardi e mescolato in fretta, lasciando grumi nell’impasto. La malinconia illumina il passato ma lascia nell’ombra la discussione sull’oggi, risolvendosi in un sentito memoir di lotte sindacali e in una parabola d’ascesa e caduta di un’azienda. Il modo in cui il capitalismo ha da decenni schiacciato le attività a colpi di giochi finanziari e della spietata logica della produzione di massa a basso costo, e il conflitto tra generazioni che cambia forma ma non sostanza, sono mostrati, ma non offrono chiavi per il presente – né, in fondo, troppo interesse per il destino del nipote. E il vero nodo – questo eterno scontro tra padri e figli, tra “ai miei tempi” e “voi non capite” – resta più adombrato che detto.

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2026-08-03T07:00:00.0000000Z

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