Dedicato a tutti quelli che...
... amano la musica. Mutuando da Ramazzotti, ‘Se bastasse una canzone’ è un nuovo format, dall’8 novembre al 4 aprile 2027 su La1. Ve lo raccontiamo
di Beppe Donadio
Durante l’epopea delle musicassette, oggi relegate a buffo oggetto di collezionismo, una scritta apposta sul retro di copertina garantiva l’alta fedeltà del prodotto. Diceva più o meno “Questo nastro non contiene sovraincisioni”. Specifiche di questo tipo comparivano qua e là sulla grafica dei non moltissimi album dal vivo finiti su disco esattamente come erano stati suonati, una volta che la critica si era accorta che la maggior parte di essi erano stati rifatti in studio e di originale avevano solo gli applausi del pubblico in sala. Un simile disclaimer andrebbe scritto prima o dopo ‘Se bastasse una canzone’, format musicale voluto dal Dipartimento Cultura e Società della Rsi che nella sua parte dal vivo regala performance nate appositamente per il programma e suonate come mamma le ha fatte, senza artifici. ‘Se bastasse una canzone’, titolo e jingle presi in prestito da Eros Ramazzotti, è “un nuovo tassello del lavoro sulla musica”, dice Lorenzo Erroi, responsabile del suddetto Dipartimento, orgoglioso che nell’ottica del risparmio chiesto all’azienda “facciamo cose che non c’erano, ottimizzando le produzioni”.
La presentazione del format, con annessa anteprima, è andata in scena ieri a Comano, aperta da una rassicurazione di Christian Gilardi: i fan di ‘Paganini’ possono dormire sonni tranquilli e alzarsi ancora entro le 11.30 della domenica, perché l’antico contenitore resta dove sta. ‘Se bastasse una canzone’ – dall’8 novembre al 4 aprile 2027 – andrà a integrare la proposta musicale domenicale di Rsi La1, collocato alle 18.10. “Fare musica in tv non è semplice”, spiega Gilardi, Responsabile delle produzioni musicali Rsi, “le persone ne fruiscono in modo diverso rispetto al passato. Non volevamo fare qualcosa che già c’era o di troppo simile a quanto la tv italiana propone”, dal bello di ‘Via dei Matti numero 0’ (Bollani e consorte) e ‘La gioia della musica’ (Corrado Augias) al meno bello della musica stipata dentro i talk o nella sterile riproposizione del Canzoniere. “Da topi di archivi musicali quali siamo, sapevamo della ricchezza degli archivi Rsi. Tra gli anni 60 e 90 qui da noi si sono esibiti artisti del calibro di Vinicius de Moraes, Mina, Mia Martini, Pino Daniele, Area”. La sfida, ‘stimolata’ dal Ramazzotti, è questa: “Basta una canzone dell’archivio Rsi per accedere a un mondo musicale aperto a 360 gradi come quello odierno?”.
‘I generi non sono barriere’
A domanda risponde Zeno Gabaglio, musicista ma pure redattore della trasmissione: “Il rilancio dei format musicali che vive l’Italia non si vive a nord delle Alpi. Nonostante questo, le trasmissioni italiane conservano impostazioni di genere molto strette. Noi abbiamo scelto di accettare un dato di fatto: nella cultura musicale i generi esistono ma non sono barriere, dunque abbiamo cercato di forzare categorie anche solide, accomunandole sebbene all’apparenza antitetiche. Lo abbiamo fatto lavorando sugli archivi, sulla performance dal vivo e su un terzo elemento, giocoso e pretestuoso nel senso buono del termine, spiegando cioè i meccanismi alla base della musica”. Altro criterio del format è “la trasversalità degli ospiti, il raggio d’azione regionale, nazionale e in qualche caso internazionale”. Parlando di archivi, Gabaglio annuncia estratti di Mani Matter, il ‘Brassens svizzero’, di Sophie Hunger, meno popolare di altri nella Svizzera italiana, o la ‘Oktophonie’ di Karlheinz Stockhausen, performance che nel format saranno frammenti, ma fruibili integralmente sui vari canali digitali della Rsi a puntata conclusa.
Da Piazzolla a Casadei
Visto in anteprima in una delle sue puntate invernali, ‘Se bastasse una canzone’ apre con cappello sociostorico per tuffarsi rapidamente nella musica, concedendosi dissertazioni tecniche come lo spiegare – in questa specifica puntata – dove cadono gli accenti nel tango, oltre a raccontarne le origini. Dagli archivi Rsi arriva Astor Piazzolla (chi altri?) e in nome del ballo si passa dal tango alla musica solare di Raoul Casadei e dal liscio alla Street Parade. Dal tunz-tunz delle strade di Zurigo il salto al Gotam Project di Christian H. Müller è ancor più breve perché il musicista svizzero è l’ospite della puntata e insieme ad Andrea Manzoni e Anton Jablokov regala una propria versione di ‘Oblivion’ più un ‘Libertango’ per elettronica, Steinway e violino, doppia esecuzione pregevolissima che a puntata conclusa sarà data in pasto agli affamati di musica. Gli affamati di radio, invece, l’ascolteranno ‘in differita’ su Rete Uno (la proposta radiofonica partirà dal 15 novembre). È innegabile che guardando ‘Se bastasse una canzone’ il pensiero vada all’onnivoro Stefano Bollani. Se si prende l’Italia come riferimento, tutta la musica in tv porta sempre al ‘D.O.C.’ di Arbore, contenitore di metà anni Ottanta che riempiva di musica i pomeriggi degli italiani, oggi riempiti dalla cronaca nera.
Un pomeriggio di musica dal vivo in diretta è cosa impensabile oggi, ma quel che arriva da ‘Se bastasse una canzone’ è già molto. Conduce Silvia Spiga, che invece di fare sfoggio del suo polistrumentismo si pone con umiltà insieme al versatile Manzoni al pianoforte, in una cosa anche per musicisti che apre al passaparola di generi e nomi, così utile a formarsi un gusto musicale e a smontare i pregiudizi. Nel Recording Studio Canaa di Mauro Fiero, dove tutto è girato e diretto da Riccardo Silvestri, arriveranno, oltre a Müller: Africa Unite, Franco Ambrosetti, Aris Bassetti, Andrea Bignasca, Corin Curschellas, Ginevra Di Marco, Chiara Dubey, Elina Duni, Diego Fasolis, Paolo Fresu, Kety Fusco, Giulia Genini, Afra Kane, Alessio Lega, N.A.I.P, Pippo Pollina, Tatum Rush, Peppe Servillo e Annalisa Stroppa.
Fuori dalle stanze di Comano incrociamo Francesca Margiotta e canticchiamo con lei “Se bastasse una bella canzone”, con lo sghèo blues del Ramazzotti. “Io il programma l’avrei intitolato ‘Se basterebbe una canzone’, sarà che sono una fan dei congiuntivi”, dice Francesca. “In effetti avrebbero potuto osare di più”, rispondiamo noi [Nota per l’ufficio stampa Rsi: si scherza. E comunque ai congiuntivi ci pensa già ‘Nero su bianco’, che di domenica seguirà ‘Se bastasse una canzone’ (“bastasse già, bastasse già”)].
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2026-10-29T07:00:00.0000000Z
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