Pensieri d’inizio anno
Nell’era in cui aumenta il divario tra chi ha troppo e chi non ha niente, provare a dare qualcosa agli altri ‘armati’ di parole (anche quelle ‘proibite’)
Di Alberto Nessi
Rileggendo qua e là i ‘Pensieri’ di Giacomo Leopardi, come mi capita di fare alla fine di ogni anno, sono incappato nelle parole che qui cerco di riassumere. “Pensiero XLIV”: sembra che gli uomini, discordando in tutte le altre opinioni, trovino un accordo soltanto nella “stima della moneta”, quasi che i danari in sostanza siano l’uomo, e non altro che i danari.
L’uomo è stimato in quanto ha. Ciò è una costante nella storia del genere umano, ma assume particolare rilevanza ai nostri giorni, nell’era in cui aumenta il divario tra chi ha troppo e chi non ha niente, l’era del capitalismo finanziario aggressivo. Pensiamo solo al bombardamento quotidiano di notizie economiche, prodotti interni lordi, concorrenza, dazi, fallimenti, scandali finanziari, criptovalute, diavolerie complicate dalla tecnologia. Sembra che tutta la sostanza della nostra vita vada a finire lì, non si parla d’altro. È una specie di nevrosi ossessiva. Sono la religione del nostro tempo, questi “danée” che, insieme alla “makina”, formano un binomio diabolico. Parecchi pensatori autorevoli l’hanno detto, anche di recente. I primi che vengono in mente sono Günther Anders, Erich Fromm e Zygmunt Bauman.
Ma torniamo al pensatore ottocentesco. Il quale affermava, a proposito dei danari come “assioma costante” del genere umano, che i politici antichi parlavano sempre anche di costumi e di virtù, mentre i moderni non parlano d’altro che di commercio e di moneta. Certo, è facile obiettare che, senza attività economiche che rendano “agiato e sicuro il vivere a tutti gli ordini di persone”, non ci sarà spazio per le virtù e i buoni costumi e, quindi, che l’economia è alla base di tutto. D’accordo, questo si sa. Ma intanto, dice Leopardi, “…in compagnia dell’industria, la bassezza dell’animo, la freddezza, l’egoismo, l’avarizia, la falsità e la perfidia mercantile, tutte le qualità e le passioni più depravatrici e più indegne dell’uomo incivilito sono in vigore, e moltiplicano senza fine; ma le virtù si aspettano”. Bassezza d’animo, freddezza, egoismo, avarizia, falsità, perfidia mercantile…: termini che evocano l’ideologia trumpiana. E le virtù? Neanche oggi si vedono apparire all’orizzonte.
Stamattina, svegliandomi, ho visto la luce affacciarsi ai vetri della finestra. Ho pensato alla giornata vissuta ieri, al pettirosso sorpreso in giardino, al sole che illuminava il sentiero della nostra passeggiata pomeridiana, e mi è venuta questa poesia:
Vivi il presente, se manca la luce gira l’interruttore, guarda il ramo con l’ultima foglia, non smettere la pazienza che nutre il seme, non cedere all’abitudine del niente, respira l’aria fresca.
Hai visto che è arrivato un pettirosso nella luce rosata della sera?
Tutto si ferma in attesa di lui che s’avvicina alle case, vuol fare amicizia poi però cambia idea, chi si fida dell’uomo? Vivi il momento quando il tumulto ha una battuta d’arresto, la vita è fatta di un semplice gesto e, se ti manca la forza, non ti manca l’animo per allacciarti una stringa.
È una poesia rischiarata da un bagliore di luce, illuminata dal pettirosso; anche se io, per il vero, non sono ottimista, non sono cieco. Non credo neanche che il mondo possa migliorare. Però non mi lascio lavare il cervello, mi allaccio le stringhe e vado avanti. Cerco di dare una direzione positiva al nostro viaggio terrestre e oso pronunciare la parola bontà (parola proibita, appena la pronunci ti danno o dello stupido o del buonista). Non mi crogiolo nella disperazione o nella malinconia. Mi sforzo di dare qualcosa agli altri con la sola arma che ho: la parola. E, contrariamente a un luogo comune diffuso, ho fiducia nei giovani. Mentre quelli della mia generazione spesso diventano cinici, pessimisti, indifferenti o chiacchieroni, i giovani sono meglio di noi. Le mie figlie, per esempio, sono meglio di me. I miei nipotini sanno più cose e credono nella vita. E dunque i miei pensieri sono per loro. Insieme a questi versi augurali, scritti per l’occasione:
Non chiederti cosa ti porterà l’anno nuovo ma cosa tu darai a te stesso e agli altri perché l’anno sia nuovo.
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