‘Campagna denigratoria contro di me’
Nella vicenda che coinvolge Philipp Plein e la sua ex compagna a causa anche della tutela dei figli, c’è stato un risvolto social con minacce di morte
Di Carlo Canonica
«Sono costretto a parlare pubblicamente di una situazione che sarebbe dovuta restare privata». Philipp Plein, magnate della moda residente nel Luganese, rompe il silenzio sulla vicenda della quale si sta scrivendo da diversi mesi. E lo fa dalla sede del suo marchio in via Maggio a Cassarate con una conferenza stampa organizzata insieme ai suoi legali per rispondere alle accuse e alle campagne social che negli ultimi mesi hanno accompagnato la controversa vicenda giudiziaria legata anche alla tutela dei figli che lo vede contrapposto all’ex compagna Lucia Bartoli, un’influencer inglese. Una situazione che, secondo Plein, starebbe generando conseguenze ben oltre la sfera privata, come il danno d’immagine nei confronti della sua azienda. Nel mirino di commenti, insulti e minacce non ci sarebbero soltanto lui, ma anche i suoi familiari, i suoi dipendenti, collaboratori e gli avvocati che lo rappresentano. «Io stessa quando guardo Instagram per lavoro ho paura di quello che posso trovare», ha affermato l’avvocata Rosa Maria Cappa, intervenuta durante l’incontro. «Certe cose dovrebbero restare private, ma devo farlo per la mia famiglia e per i miei figli – ha spiegato Plein –. I toni sono diventati estremamente aggressivi». L’imprenditore ha raccontato di avere resistito a lungo alla tentazione di intervenire pubblicamente e «molte persone mi chiedevano perché non mi difendessi. Ho sempre preferito affidarmi alle autorità e alla legge. Ma la giustizia richiede tempo, mentre sui social le accuse si diffondono immediatamente».
Una battaglia giudiziaria per difendere il suo marchio
Ma per comprendere il contesto della conferenza occorre tornare indietro di circa due anni. La separazione tra Plein e Bartoli, dalla cui relazione sono nati due figli di quattro e due anni, è infatti sfociata in una disputa che ha alimentato un dibattito sui social network. Negli ultimi mesi la vicenda ha assunto una dimensione sempre più pubblica, con accuse, un corteo a Lugano di sostenitrici di Bartoli, raccolte fondi online, prese di posizione di influencer e una continua produzione di contenuti diffusi attraverso Instagram e altre piattaforme. Il tutto è sfociato in una decisione supercautelare emanata il 27 maggio dal pretore del Distretto di Lugano, Francesco Trezzini. Il provvedimento, richiesto da Plein anche in rappresentanza dei figli minorenni, estende la tutela giudiziaria ai bambini e impone la rimozione immediata di contenuti pubblicati online che li riguardano. L’ordine vieta a entrambi i genitori la diffusione di fotografie, video, registrazioni audio e altri materiali riferiti ai minori o alla tutela dei figli, disponendo inoltre le specifiche misure nei confronti di un influencer statunitense e della società Meta Platforms, proprietaria di Instagram. Questo documento, per il team di avvocati di Plein – Monica Mayer Suà, Alberto Forni, Rosa Maria Cappa e Giovanni Molo –, si è reso necessario poiché l’imprenditore sarebbe “oggetto da vari mesi di una campagna denigratoria globale”. Durante la conferenza Plein ha contestato apertamente la narrazione emersa sui social. «Non ho mai chiesto la custodia esclusiva dei miei figli – ha affermato –. È stata lei a rivolgersi al tribunale perché voleva trasferirsi in Inghilterra con i bambini. Io non ho mai cercato di separare una madre dai suoi figli». Pur senza entrare nel merito delle procedure, l’imprenditore ha voluto ricordare che la decisione sull’affidamento è stata presa da un’autorità giudiziaria e attualmente sarebbe lui ad avere il pieno affidamento dei due bambini. Plein ha poi denunciato il clima sviluppatosi online: «Come personaggio pubblico accetti un certo livello di interferenza nella tua vita. Ma qui siamo andati ben oltre. Ho visto insulti rivolti ai miei figli, alla mia compagna, a mia madre, ai miei dipendenti, ai miei avvocati e persino ai clienti del mio marchio. È stato un vero orrore». Da noi contattata per una replica, l’avvocata di Bartoli, Luana Macrì, ha per il momento preferito non prendere posizione, sottolineando che per la controparte risulta prioritaria la tutela dei bambini e che intende concentrarsi sulla causa in corso.
Una supercautelare nei confronti di Meta
Durante la conferenza per capire il contesto tra l’influencer e l’imprenditore sono emersi altri documenti giudiziari che, secondo Plein e i suoi legali, raccontano una realtà diversa rispetto a quella diffusa sui social. Tra questi figura un decreto d’accusa firmato dal procuratore pubblico Nicola Borga e cresciuto in giudicato il primo giugno. Lucia Bartoli è risultata colpevole di ripetuto abuso di un impianto per l’elaborazione di dati per essersi appropriata di circa 82mila franchi tramite una carta aziendale, oltre che di ripetuta diffamazione, ripetuta registrazione clandestina di conversazioni e ripetuto ascolto e registrazione di conversazioni esterne. «Qui non stiamo parlando di opinioni o di campagne mediatiche – ha precisato il collaboratore di Plein, Carmine Rotondaro –. Parliamo di decisioni adottate dalle autorità» ricordando anche come diverse denunce presentate contro Plein per ipotesi di lesioni semplici, violazione della sfera privata e violazione del dovere di assistenza ed educazione siano state archiviate attraverso decreti d’abbandono. «Il problema non è soltanto l’esito delle procedure giudiziarie, ma è il danno reputazionale provocato dalla diffusione di accuse gravissime prima che vengano verificate dalle autorità», ha precisato Rotondaro. Secondo Plein inoltre Meta non avrebbe applicato con velocità il provvedimento supercautelare della Pretura. Tuttavia, Trezzini, sollecitato dall’avvocato di Meta, Jacques Bonvin, ha accolto la proroga di tale supercautelare fino al 15 giugno. Nella spiegazione di Bonvin inviata in Pretura emerge che “è necessario un coordinamento tra diverse giurisdizioni e interlocutori, in quanto Meta Technologies è un’entità con sede all’estero” ed “è necessario un tempo sufficiente per tradurre gli atti in inglese”. La vicenda dunque è tutt’altro che prossima alla chiusura.
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-06-11T07:00:00.0000000Z
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