laRegione

Alfonsina Storni dal Ticino al mare

Sabato al Teatro Sociale il Quintetto Yelmar in ‘Camina Alfonsina’, un incontro di culture e di voci, quelle di Lucia Albertoni e Diana Granda

Di Beppe Donadio

Ha scoperto i poemi di Alfonsina Storni una trentina d’anni or sono e li avrebbe messi in musica il giorno dopo. Un po’ come accadde per i versi del poeta lucano Albino Pierro, nominato (invano) per il Nobel, ma codificatore di una lingua arcaica che tempo fa affascinò Lucia Albertoni, cantautrice ticinese, ginevrina acquisita, che nel progetto intitolato ‘Poetincanto’ riunì le poesie del sud e i canti del nord d’Italia. «È una sensazione personale, ma c’è una musicalità in alcuni poeti, intrinseca al modo di dire le cose, di scegliere le parole, di comporre i versi, che mi chiama già la musica. Esistono poemi più o meno adatti a diventare canzone, a volte la cosa funziona all’instante, altre volte meno».

Qualcosa di simile accade in ‘Camina Alfonsina’, sabato al Teatro Sociale di Bellinzona, concerto che ripercorre cronologicamente la vita della femminista, anticonformista, poetessa e giornalista nata in Ticino nel 1892 e morta in Argentina nel 1938, dove ancora oggi è venerata. «Inizialmente, non essendo lo spagnolo la mia lingua – ci dice Albertoni –, il progetto su Alfonsina Storni è finito in un cassetto». Fino all’incontro con Diana Granda, giovane cantante cubana venuta a colmare una necessità: «Lei è di lingua spagnola e io ho sempre pensato che Alfonsina andasse cantata in spagnolo». Da qui la scelta dei poemi, la messa in musica, l’arrangiamento per chitarra e la condivisione con un ensemble più numeroso, chiamato Quintetto Yelmar: insieme ad Albertoni e Granda (voce e composizioni), il Sociale vedrà e ascolterà anche Pierre-Alain Magni (chitarra), Elia Lucken (violino e basso) e Marta Dias (percussioni, udu e cajon).

La domanda

‘Camina Alfonsina’ va inevitabilmente oltre concerto, portando a contatto la cultura ticinese con quella argentina: «Volevo immaginare la bambina che parte dal Ticino, arriva in una terra sconosciuta e s’innamora della lingua del posto al punto da diventare una grande poetessa. E mi sono chiesta: se questa donna non fosse partita, se fosse rimasta qui, sarebbe diventata ugualmente una grande poetessa? La lingua ticinese sarà tornata ogni tanto nella sua vita? Quelle origini sono rimaste in lei oppure no?». Lo spettacolo prova a dare una risposta a partire dal canto ticinese scritto da Albertoni e nel quale l’autrice, di Alfonsina, s’immagina la partenza, la traversata di tre mesi su di una grande nave, l’arrivo in un Paese straniero. «È la storia umana ad affascinarmi, forse anche più dell’aspetto musicale, è il destino dei migranti e di quei viaggi interminabili, la vita dura una volta arrivati a destinazione, e la sorte di quei pochi capaci di diventare artisti o intellettuali. Alfonsina Storni è riuscita ad andare oltre, diventando una figura forte per le donne e per la letteratura». Tornando al quesito di cui sopra, se cioè questo cantone sia o meno rimasto nel cuore della poetessa: «Temo che rimarrà senza risposta, ma noi abbiamo provato ugualmente a dare un tocco di ticinesità alla sua opera, traducendo nel nostro dialetto un paio di poemi, per scoprire tra l’altro che il ticinese è assai più vicino allo spagnolo che non l’italiano». ‘Camina Alfonsina’ è in primis la fusione di due voci. «Diana e io apparteniamo a due generazioni diverse, lei potrebbe essere mia figlia. Abbiamo due culture diverse, due lingue diverse, ma proviamo il medesimo amore per il canto, la polifonia, la poesia. Il nostro è un incontro di donne che m’interessava vivere». Anni fa, dopo averla vista in concerto a Ginevra,

Diana ha chiesto a Lucia un’audizione e oggi è la voce solista del coro di quaranta elementi diretto dalla ticinese. «Di Alfonsina cantiamo la scoperta della lingua, la ribellione, il suo imporre l’indipendenza della donna e la sua presenza forte, così forte da ottenere il riconoscimento di altri poeti, anche europei. E cantiamo l’amore per il mare, quello nel quale poi morirà».

La canzone

Il lavoro di traduzione include ovviamente ‘Alfonsina y el mar’, canzone scritta nel 1969 da Aríel Ramirez e Félix Luna per Mercedes Sosa, e che dal di lei album ‘Mujeres argentinas’ è poi espatriata, diventando argomento per il jazz e la lirica, il pop e il folk, cantata dagli Inti Ilimani e Placido Domingo, suonata da Avishai Cohen e Michel Camilo e nelle versioni di mille altri affezionati interpreti. Lucia è convinta che senza Mercedes Sosa il mondo non avrebbe mai conosciuto Alfonsina Storni: «Parlando del suicidio, la canzone è tanto emblematica e potente che in molti si sono interessati a lei e alla sua opera, magari in maniera un po’ romantica e solo parzialmente, perché la storia di Alfonsina è talmente ricca che serve documentarsi». ‘Alfonsina y el mar’ ha anche la sua versione ticinese: «È la nostra, una versione inedita, che inizia in spagnolo e termina in dialetto ticinese. Ci piace pensare di chiudere un cerchio».

CULTURE E SOCIETÀ

it-ch

2026-01-14T08:00:00.0000000Z

2026-01-14T08:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281904484567377

Regiopress SA