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Trenta e più sguardi sull’autismo tra le vie

A Bellinzona una mostra che unisce arte e sensibilizzazione, con una rappresentazione autentica della vita delle persone nello spettro, coinvolte a ogni livello

Di Cristina Pinho

Portare l’autismo nelle vie della città come atto di responsabilità culturale. È con questa visione che in occasione del suo trentesimo anniversario la Fondazione Ares (Autismo, Risorse e Sviluppo) presenta nel cuore di Bellinzona la mostra fotografica ‘30+ Sguardi’. Un progetto che unisce arte e sensibilizzazione sociale, offrendo una rappresentazione autentica della vita delle persone nello spettro autistico. La mostra, insieme al catalogo omonimo, raccoglie il contributo diretto di professionisti autistici e non che, con le loro differenti prospettive e competenze, ampliano la comprensione delle neurodiversità. L’esposizione allestita in Piazza Nosetto e Piazza Collegiata verrà inaugurata giovedì 2 aprile, Giornata Mondiale per la Consapevolezza sull’Autismo, e sarà visitabile fino al 20 aprile.

Parte significativa della popolazione

Il progetto ‘30+ Sguardi’ si pone come «l’evoluzione naturale dell’iniziativa ‘Città che Include’, lanciata nel 2022 a Bellinzona, che poi ha toccato le altre città ticinesi – ci spiega Rosy Pozzi, responsabile comunicazione della Fondazione Ares, portavoce anche del collega Gionata Bernasconi –. Inizialmente ci eravamo concentrati sul coinvolgimento di esercizi e servizi pubblici – ristoratori, commercianti, forze dell’ordine, impiegati comunali – per creare luoghi amici dell’autismo in modo che le persone nello spettro e le loro famiglie potessero fruirne con sicurezza trovando interlocutori formati con una reale disponibilità all’accoglienza». Dopo tale “tournée” la Fondazione si è resa conto che per un impatto ancora più profondo era importante incontrare anche il resto della popolazione. «Ciascuno di noi ogni giorno potrebbe incorrere in situazioni che riguardano persone autistiche e che, se non debitamente riconosciute, potrebbero diventare oggetto di pregiudizio», considera Pozzi, specificando che l’autismo ha una prevalenza di uno ogni cento nati. «Questo significa che in Ticino ogni anno nascono circa 25-30 bambini o bambine nello spettro. Se consideriamo genitori, familiari, docenti e tutte le persone che incontrano nel loro percorso di vita, ci rendiamo conto che si tratta di una realtà che coinvolge una parte significativa della popolazione. Per questo è importante entrare nel tessuto sociale».

La scelta della fotografia a tal fine risponde a una precisa consapevolezza. «L’arte parla all’inconscio e sappiamo che spesso è da lì che nascono rappresentazioni errate e stigmatizzanti. Pertanto toccare il pensiero permette anche di trasformare le reazioni delle persone – osserva la responsabile comunicazione di Ares –. Per noi era fondamentale creare un progetto che avesse un valore artistico, accessibile, coinvolgente e capace di parlare a tutti». ‘30+ Sguardi’ ha preso forma grazie al contributo delle persone autistiche stesse: «Abbiamo voluto costruire una squadra che includesse anche professionisti nello spettro autistico che sono i testimoni più validi della loro esperienza. Per questo abbiamo coinvolto un gruppo di fotografi professionisti autistici, che si autodefiniscono “Fotografi Pigri”, accanto all’agenzia fotografica Contrasto». Un incontro tra competenze e vissuti che ha reso possibile una reale pluralità di sguardi a tutti i livelli. «Questo ci ha permesso di realizzare un progetto artisticamente solido e al contempo coerente con la realtà delle persone autistiche».

Settanta immagini per 70 temi in catalogo

La selezione delle immagini è stata attentamente curata: dalle circa 300 proposte da Fotografi Pigri e Contrasto, ne sono state scelte 70 confluite nel catalogo, ciascuna associata a un tema legato alla quotidianità delle persone nello spettro. «Abbiamo identificato temi che riguardano la vita reale delle persone autistiche come il masking (nascondere i propri tratti naturali per conformarsi alle norme sociali), le relazioni sociali, l’ipersensorialità, i pregiudizi – ripercorre Pozzi –. E per unire delle parole a ciascun tema abbiamo coinvolto esperti di questa condizione riconosciuti a livello internazionale per il loro lavoro». Con un’immagine e poche parole si capisce ad esempio che per una persona che vive con ipersensorialità, trovarsi in un luogo affollato può essere estremamente impattante, a volte persino insopportabile, tanto da portarla a evitare certe situazioni. «Abbiamo cercato di toccare un’ampia varietà di temi, anche complessi, per restituire al pubblico una visione articolata dell’autismo, oltre gli stereotipi». L’obiettivo è anche far comprendere quanto possa essere difficile vivere nella nostra società per chi ha determinate caratteristiche, ma allo stesso tempo quanto si possa fare, concretamente, per favorire l’inclusione e garantire una migliore qualità di vita. Il catalogo è arricchito da un racconto inedito di Alice Basso, scrittrice italiana che conosce bene la neurodiversità. «Il testo di Alice, molto profondo e brillante, aggiunge una dimensione narrativa che fa immergere ancora di più nel percorso», commenta la nostra interlocutrice. In mostra saranno esposte 30 delle 70 immagini. «Così abbiamo pensato di celebrare il nostro trentesimo anniversario, con il catalogo ideato per restare anche dopo i venti giorni dell’esposizione».

Tutti diversi, nessuno escluso

Il progetto si inserisce in un percorso più ampio che Fondazione Ares porta avanti da questi tre decenni. «Il nostro impegno è duplice – espone Pozzi –. Da una parte ci concentriamo sull’intervento terapeutico, aggiornato e basato sulle evidenze scientifiche; dall’altra, percorriamo il binario dell’informazione e sensibilizzazione, costruendo una cultura inclusiva». Una cultura che è indispensabile vada di pari passo con l’intervento, indica Pozzi: «Più le persone conoscono e riconoscono la condizione, più le terapie, la consulenza alle scuole, il supporto alle famiglie possono essere efficaci e permettere di avere una vita di qualità all’interno della società».

Ares lavora in rete con diverse realtà locali, tra cui Pro Infirmis, Supsi, Atgabbes, associazione dei familiari Autismo Svizzera, condividendo linguaggi e rappresentazioni «per creare reali opportunità di inclusione per chi è più fragile, per chi ha dei bisogni specifici o per chi ha semplicemente un’identità differente dalla maggior parte degli altri ma comunque di grande preziosità – evidenzia Pozzi –. Uno dei nostri motti è ‘tutti diversi e nessuno escluso’». E portare l’autismo nei centri urbani significa proprio costruire prospettive concrete di inclusione». Inclusione che, conclude Pozzi, «non è un traguardo statico, ma un cammino culturale che trasforma le nostre città in spazi realmente aperti a tutti».

In occasione dell’apertura dell’esposizione, giovedì 2 aprile alle 17 nella sala del Consiglio comunale di Bellinzona sono previsti diversi interventi istituzionali e di esperti – Marina Carobbio, Raffaele De Rosa, Mario Branda, Alessio Pizzicanella, Michele Mainardi, Claudio Cattaneo, Barbara Sorce, Silvio Ghiggi; modera Mattia Mengoni – mentre alle 18.30 si terrà l’inaugurazione della mostra in Piazza Nosetto (iscrizione gradita a cid@fondazioneares.com). Durante la giornata sarà inoltre presentata alla popolazione l’iniziativa nazionale ‘Rendiamo visibile l’invisibile’, promossa dall’associazione dei familiari Autismo Svizzera.

CULTURE E SOCIETÀ

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2026-03-31T07:00:00.0000000Z

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