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Coinquilini bestiali difficili da sfrattare

Dalla scutigera con le sue trenta zampe a formiche e zanzare, Nicola Bressi racconta, tra aneddoti e consigli, gli animali che ci ritroviamo in casa

Di Giulia Negri

Prima o poi tutti abbiamo convissuto con persone con le quali non apprezzavamo molto dover condividere gli spazi, spesso per diverse opinioni in materia di igiene, per orari differenti, o perché un po’ troppo invadenti… ‘Coinquilini bestiali. Conoscere, resistere o convivere con gli animali che si autoinvitano a casa nostra’, di Nicola Bressi, pubblicato da Aboca Edizioni, è un libro di divulgazione zoologica che ci racconta come funziona quando questi ospiti hanno molte zampe, o pelo e piume. Se cercate un libro su creature “pucciose” e adorabili, non è questo il caso: tra queste pagine leggiamo di millepiedi e ragni salticidi, termiti e cimici dei letti, topi, gechi, pipistrelli e piccioni – organizzati, in modo quasi giocoso, per numero decrescente di zampe.

Bressi, naturalista, zoologo e divulgatore, scrive con un tono autoironico e personale fin dalla premessa, dove si descrive come il bambino curioso che sperimentava (con scarso successo, a suo dire) allevando animali domestici in scatole e tinozze. Ogni capitolo, poi, segue più o meno lo stesso schema: identificazione della specie, comportamento, perché entra in casa, quanto è pericolosa o innocua, e infine indicazioni pratiche su convivenza o allontanamento. È un’impostazione pensata esplicitamente – lo dichiara lo stesso autore in chiusura – per uno scopo triplice: divulgazione scientifica, educazione alla biodiversità e lettura piacevole. Bressi è anche onesto sui limiti che si è dato: niente pronto soccorso medico (non è il suo mestiere), niente monografie esaustive, e una selezione delle specie basata sulla propria esperienza sul campo più che sulla pretesa di completezza.

Salti e fili velenosi

Scopriamo così che la scutigera, uno degli animali che popolano sia la mia casa che i miei incubi, vive addirittura fino a sette anni, approccia le prede, che riconosce, in modo diverso a seconda della loro pericolosità e da adulta ha trenta zampe. I ragni salticidi riescono a spiccare salti di parecchi centimetri, ovvero fino a oltre trenta volte la lunghezza del loro corpo – come se noi saltassimo per cinquanta metri. Contrariamente a quanto si possa pensare, non tutti i ragni tessono ragnatele: c’è chi, per esempio, sputa fili velenosi addosso alle prede, c’è chi ama i tessuti ma non si sa arrampicare, chi nasconde negli angoli igloo di seta per le uova… Da aracnofobica, devo confessare che questa parte è affascinante, se non ci si sofferma troppo sulle illustrazioni. E ho scoperto che non ho mai fatto qualcosa che invece secondo Bressi è sempre imperativo: disinfettare i morsi, perché a volte il danno maggiore lo fanno i batteri che ospitano gli apparati boccali dei ragni.

Utili anche le distinzioni tra “pacifico” e “innocuo” e tra “rischio” e “pericolo”, spiegate con esempi utili e comprensibili. Apprezzabile l’attenzione costante al ruolo ecologico delle specie (pure quelle sgradite, come le cimici, di cui l’autore ricorda che ne esistono in realtà anche di alleate contro le larve di zanzara) che trasmette un messaggio di rispetto per la biodiversità senza mai scadere nel moralismo. Per i pidocchi, per esempio, Bressi scrive che “per quanto sgraditi, questi esseri viventi fanno parte di noi e della nostra storia evolutiva, e magari ci ricordano, portandoci un po’ di umiltà, che siamo certo molto diversi, ma con tutto il nostro splendido progresso, noi esseri umani non siamo al di fuori della rete ecologica ed evolutiva di tutto il mondo animale”.

Curiosità naturali

Chi cerca approfondimenti scientifici rigorosi o bibliografia specialistica troverà un testo volutamente semplificato – lo stesso autore lo ammette. È un libro pensato per il grande pubblico, non un manuale tecnico: chi ha già solide basi potrebbe trovarlo un po’ elementare, mentre chi cerca consigli pratici dettagliati su singole infestazioni domestiche particolari dovrà accontentarsi di indicazioni generali. Un tratto ricorrente dello stile di Bressi è l’abitudine di aprire i capitoli (o inserirvi lunghi inserti) con aneddoti personali, riferimenti letterari o mitologici che si ricollegano solo indirettamente all’animale trattato. Il capitolo sui ragni folcidi, per esempio, si apre con una lunga digressione sull’Iliade e sul personaggio di Tersite, usata come pretesto per arrivare all’etimologia del nome scientifico. Il collegamento c’è, ma richiede quasi una pagina e mezza prima di toccare l’animale vero e proprio. È una cifra stilistica coerente con il tono colloquiale e “da chiacchierata” che l’autore sceglie fin dalla premessa, e per molti lettori sarà proprio uno dei pregi del libro – dà respiro narrativo a un testo che altrimenti rischierebbe di essere una sequenza di schede tecniche. Ma chi cerca informazioni pratiche e va dritto al punto potrebbe trovare alcuni di questi preamboli un po’ dilatati rispetto al contenuto zoologico effettivo, con la sensazione, in qualche capitolo, che l’aneddoto prenda il sopravvento sulla specie che dovrebbe presentare, o che il legame sia solo labile. In conclusione, si tratta di un libro riuscito nel suo intento dichiarato: rendere familiari e meno inquietanti le creature che condividono, spesso a nostra insaputa, i nostri spazi domestici. Si legge con piacere sia dall’inizio alla fine sia a capitoli sparsi, come un piccolo bestiario da consultare quando in casa arriva un ospite con varie zampe. Consigliato a chi è curioso di natura ma non necessariamente esperto, e a chiunque voglia sostituire paura e ribrezzo con un po’ di comprensione verso i propri “coinquilini bestiali”.

CULTURE E SOCIETÀ

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2026-09-01T07:00:00.0000000Z

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