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Monte Verità dell’arte e degli artisti

La stagione 2026 si apre venerdì con la Compagnia Tiziana Arnaboldi. A Parigi, nel frattempo, la collina è oggetto di celebrazione. Parla Nicoletta Mongini

Archiviati i più recenti Eventi Letterari, il Monte Verità sta per calarsi in una stagione culturale fatta di architettura, danza, arte e natura, i quattro elementi del calendario 2026. Nicoletta Mongini, Direttrice Cultura della Fondazione Monte Verità, ci conduce nel programma, che si apre e si chiude all’insegna del Bauhaus. «Cade quest’anno il centenario del trasferimento della scuola Bauhaus a Dessau, e vista anche la connessione con la nostra architettura, abbiamo pensato di siglare l’apertura e la chiusura del nostro programma con due momenti specifici».

Bauhaus

Il primo, questo venerdì, è ‘Autour du corps – omaggio al Bauhaus’ della Compagnia Tiziana Arnaboldi, celebrazione del connubio tra danza e architettura presentato in anteprima all’Accademia di Architettura di Mendrisio, stavolta nella Sala Balint del Centro, a partecipazione gratuita. Il 24 ottobre, la seconda giornata dedicata al Bauhaus, aperta da un incontro dedicato al barone Edward von der Heydt: «È colui che ha lasciato Monte Verità al cantone – continua Mongini –, che ha fatto costruire l’hotel in stile Bauhaus e in un certo senso ha portato il moderno in Ticino. Di questa figura molto particolare abbiamo voluto organizzare un primo approfondimento, un focus sulla sua attività di collezionista d’arte, quella lasciata a noi, a Rietberg e a Wuppertal, e uno sguardo più biografico con il quale fare luce sulla sua vita, soprattutto dal momento del suo arrivo in Ticino in poi». Ne parleranno gli storici Esther Tisa per il Museo Ritberg e Raphael Rues per Insubrica Historica. Chiuderà il programma ‘Musica al Bauhaus’, concerto per pianoforte e violoncello introdotto dalla storica dell’arte Gianna A. Mina, già curatrice della trilogia ‘Bauhaus e Musica’, in collaborazione con Musica nel Mendrisiotto.

Ticinesi soprattutto

Bauhaus a parte: che stagione sarà? «Una stagione marcata dall’arte e dagli artisti, con presenza dominante di quelli ticinesi». E dunque il 3 giugno, nella Casa dei Russi, Monte Verità vedrà il primo atto del Festival Ethér («L’anno scorso era nata una prima collaborazione con Sheldon Suter»), ovvero l’installazione sonora ‘Comunicazione umana’ dell’artista locarnese Giuseppe De Giacomi e, nel corso del festival, il bagno sonoro di Nicolas Monguzzi. Il 4 luglio la proposta è doppia. Dapprima ‘Wanderer’, lavoro interdisciplinare che fonde musica, performance e installazione in spazi immersivi, una riflessione su nomadismo, identità e viaggio creata da Lisa Lurati e Giordano Rush: «Sarà in anteprima in maggio al Lac, che lo co-produce insieme a noi e all’Associazione Museika, e al Monte Verità avrà la sua prima tappa all’aperto, sfruttando la scenografia naturale del luogo».

Il secondo progetto vede La Rada, storico spazio di arte contemporanea, salire sulla collina con l’esposizione ‘Deep Roots’, curata da Yimei Zhang, con gli artisti Giorgio Zeno Graf, Kaspar Ludwig, Lisa Lurati, Carlos Casas e Manuela Morales Délano chiamati a confrontarsi con l’eredità culturale del luogo. Torna per la nona volta ‘Giardini in arte’, che quest’anno raccoglierà riflessioni sul paesaggio e chi lo abita, aperte – il 9 maggio – dal dialogo tra l’artista Claudia Losi e Matteo Meschiari, antropologo, geografo, scrittore e professore associato presso l’Università di Palermo. Il tema è quello della Territà, sul quale da tempo si concentrano le ricerche di entrambi. La stessa sera ‘Anìmule’, la performance di Losi, introdotta dalla storica dell’arte Gabi Scardi. Il giorno dopo, nell’ambito della Festa Danzante, la performance del collettivo ticinese Imprevisti. Nel pomeriggio, la presentazione del libro ‘Un ardente desiderio di primavera. Erbe, animali e cieli nelle lettere dal carcere di Rosa Luxemburg’ (Casagrande), alla quale parteciperanno i curatori Danilo Baratti e Patrizia Candolfi, e Nicola Schoenenberger, autore di uno scritto incluso nel volume.

Quanto a libri, in occasione della Giornata internazionale dei musei del 17 maggio, verrà presentato in anteprima ‘Die Reise – wie ich mir zu sterben wünsche’, libro di Ingebor Lüscher (evento organizzato in collaborazione con la Tessiner Zeitung, in tedesco con traduzione simultanea). Quanto al simposio dedicato a Güsto Graser, in programma a fine agosto, Mongini riassume così: «Quello delle radici è un tema che torna più volte lungo questa edizione. Güsto è stato uno dei fondatori del Monte Verità, senza dubbio la figura più romantica, il più radicale del gruppo. Quando il Monte Verità diventò un sanatorio, lui lo lasciò per trascorrere una parte della sua vita in una grotta ad Arcegno. Intorno a questa figura, diventata una sorta di simbolo della Lebensreform, si è creata spontaneamente un’associazione che ha l’obiettivo di valorizzare la memoria di Graser».

Luogo di seconda origine

Quanta forza ancora ha questo luogo? Quanto potere attrattivo conserva? «La forza del suo messaggio è ancora ‘pulsante’ e lo si evince dagli artisti che non smettono di trarvi ispirazione. Non a caso ripetiamo per la seconda volta il progetto di residenze artistiche in collaborazione con il Museo MAN di Nuoro il cui titolo, ‘Luoghi di seconda origine’, è sintesi di posti come Monte Verità, che una volta abitati diventano luoghi d’adozione e acquistano nuovo senso». Oltre a quella con la realtà sarda, continua la sinergia con la Fondazione Eranos, le cui Lectures saranno dedicate quest’anno all’eredità di James Hillman a cent’anni dalla nascita. Alcuni progetti esterni dicono altro ancora, come il focus sul Monte Verità in svolgimento al Centro culturale svizzero di Parigi, che culminerà il 25 aprile con una conferenza cui parteciperà Mongini. Altri appuntamenti interessano la Casa degli artisti di Milano, all’interno di ‘Libri e Talk’. «Quella del Monte Verità – conclude Mongini – è una tematica che non si esaurisce, è una storia dalle diverse chiavi di lettura sempre in aggiornamento. Ma questo luogo ha avuto anche una funzione narrativa storicamente importante: la collina è una specie di occhio attraverso il quale si è visto quanto di straordinario è accaduto in questa regione».

CULTURE E SOCIETÀ

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2026-04-21T07:00:00.0000000Z

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https://epaper.laregione.ch/article/281913074696702

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