‘Echi di eroi e demoni’ dal palco dell’Osi
In autunno (forse) si conoscerà l’identità dei nuovi direttori, artistico e principale. Svelata intanto la stagione 2026/27, con le stelle divise tra Lac e Docks
Jules Massenet, Estratti da Thaïs, Méditation; Vittorio Monti, Csárdás
Prima di quelle di Barbara Ciannamea (violino) e Daniel Moos (pianoforte), protagonisti di quell’apprezzabile abitudine che è l’accompagnare l’ufficialità con la musica suonata (ne diamo conto strada facendo), sono le note del Guglielmo Tell ad aprire la presentazione della stagione 2026/27 dell’Orchestra della Svizzera italiana, un anno dopo i festeggiamenti per il 90esimo. “Questo è il momento in cui si presenta il lavoro fatto dietro le quinte, è la resa dei conti”, dice Barbara Widmer, direttore artistico partente dell’Osi (ma porterà a termine anche la stagione successiva) nella hall del Lac pressoché sold out. Hall che è “luogo significativo perché consideriamo il Lac la nostra seconda casa”. E il padrone di casa è Roberto Badaracco: “Qui l’Osi c’è sin dall’inizio ed è uno dei motivi per i quali il centro culturale si è dotato di una sala acusticamente perfetta”. Il tempo di augurare “altre splendide stagioni” e l’ufficialità passa a Mario Postizzi, presidente del Consiglio della Fondazione per l’Orchestra della Svizzera italiana, chiamato a stare in tre minuti, felice di sforare.
Le prime parole sono per Barbara Widmer: “Ha dato tanto all’orchestra, l’abbiamo cresciuta in casa, se così posso dire, ora non abbiamo più prodotti interni, dovremo trovare qualcuno che sia all’altezza”. Le seconde sono di Leone XIV: “Il Papa ha parlato di ‘indifferenza della globalità’, temo che se non ci diamo una mossa, sarà proprio l’indifferenza a ferirci mortalmente”. In ambito strettamente musicale, l’indifferenza è “il calo impercettibile ma significativo di pubblico in sala”, segno forse “di una bulimia culturale, ma anche dei costi, delle trasferte, del traffico”, calo per il quale il marketing serve fino a un certo punto. “Il concerto è l’esatto opposto dell’indifferenza, è curiosità, l’unica che ci possa salvare”, serve dunque “fare squadra”, quale l’Osi è già. Postizzi dice di non voler cercare colpevoli ma il tema culturale “non può essere affidato alla pura contabilità”, da cui il richiamo “a tutti i vettori di sostegno per un disegno costruttivo e rivolto al futuro”.
Ennio Morricone, Nuovo Cinema Paradiso; Johannes Brahms, Danza ungherese n.2 “Ci sono storie che non smettono di riecheggiare, attraversano il tempo, mutando forma, ma non perdono mai la loro voce: riaffiorano come ricordi lontani, custoditi dalla musica”. Così parlò Widmer nell’introdurre il tema della nuova stagione, “un grande racconto, un viaggio tra miti antichi, leggende popolari e drammi profondamente umani”. ‘Echi di eroi e demoni’ è il fil rouge che legherà i tre momenti topici di stagione: ‘Osi al Lac’, ‘Osi al Docks’ (non più ‘in Auditorio’ per la nota ristrutturazione in atto, ma nella struttura di Pambio-Noranco, nuova casa temporanea) e ‘Osi a Pentecoste’.
Costellazioni
Andando per ordine, e citando solo i nomi, perché tutta la musica non ci starebbe. ‘Osi al Lac’ si apre il 1° ottobre con Jérémie Rhorer sul podio e Maximilian Hornung violoncello solista; continuerà il 15 ottobre con Antonello Manacorda a dirigere e Hans Liviabella violino solista (si suoneranno Debussy, Ottorino Respighi e Lino Liviabella, il nonno di Hans, che con Respighi studiò). Un paio di novità: il 12 novembre il pianista Nelson Görner, con il direttore principale ospite Krysztof Urbański, il 26 novembre la violinista Maria Dueñas, diretta dal grande ex, Markus Poschner. Il 10 dicembre torna Francesco Piemontesi, diretto da Jader Bignamini, vecchia conoscenza dell’Osi. Terza novità: Giovanni Antonini, fondatore e direttore del Giardino Armonico che il 18 febbraio, con la violinista Isabelle Faust, dirigerà un programma incentrato sulla musica antica, chi meglio di lui. Torna anche Robert Treviño, il 25 febbraio, con il violoncellista Pablo Ferrandéz.
L’11 marzo l’Osi annuncia Roberto González-Monjas e il baritono Huw Montague Rendall, l’8 aprile il giovane pianista Alexander Malofeev per L’uccello di fuoco’ di Stravinskij, sette anni dopo la direzione di Urbański, che qui si ripropone. ‘Osi al Lac’ si chiude con la violinista Kim Bomsori, “che per la classica è ciò che Lady Gaga è per il pop”, dice Widmar ricordandone l’ultima volta a Lugano e i sudcoreani in fila a chiedere l’autografo.
Edward Elgar, Salut d’amour op.12; Johannes Brahms, Danza ungherese n.6
‘Osi al Docks’, si diceva. La struttura non nasce come sala concerto e non lo è nemmeno dopo gli accorgimenti acustici messi in atto. Widmer: “È una black box che ci invita a ridefinirci, ad allargarci a nuovi pubblici. Ci siamo chiesti cosa fosse giusto proporre a un pubblico che non ci conosce e magari è ‘sollevato’ dal non vederci in grandi sale, che mettono sempre un po’ di soggezione”. Ecco quindi cinque appuntamenti legati ad altrettanti sensi: nella formula del play&conduct, il 19 novembre il mandolinista Avi Avital, il 21 gennaio il violoncello elettrico di Johannes Moser, il 28 gennaio la viola di Maxim Rysanov. Non in modalità play&conduct, diretto da Lars Mlelusk, il 4 febbraio arriva Manu Delago, ‘big’ dell’handpan. Abbiamo lasciato per ultimo il curioso appuntamento del 14 gennaio, Treviño e il sommelier Paolo Basso protagonisti de ‘La mente dei sensi – Musica e vino tra percezione, memoria e interpretazione’. Chiudiamo questo volo a planare con ‘Osi a Pentecoste’, che per l’edizione del prossimo 23 maggio attende Charles Dutoit (Frank Peter Zimmermann al violino) e che tornerà nel 2027 (15 e 16 maggio) come ‘Presenza’ di Sol Gabetta, il festival diretto dalla grande violoncellista.
Connessioni
Il vinile uscito pochi mesi fa e dedicato al Manfred di Caikovskij, con copertina illustrata da Louisa Gagliardi, è il presente dell’Osi. Il concerto di pre-apertura del Locarno Film Festival, le Settimane Musicali ora classicAscona, la ministagione bellinzonese, il Concerto del Venerdì Santo, l’Osi a San Biagio e il concerto di San Silvestro sono parte del futuro prossimo. La nuova stagione ripropone ‘Io tu e l’Osi’, l’occasione data a non professionisti di suonare insieme ai professionisti, e annuncia la collaborazione con Unitas per l’open air del 27 agosto davanti al PalaCinema, durante il quale ciechi e ipovedenti potranno sedersi tra i musicisti in azione e vivere dall’interno l’orchestra suonante. Torna anche il be-connected, “pilastro della nostra attività di mediazione culturale”, dice Widmer.
Parola dunque a Samuel Flury, managing director, che spiega come sul piano finanziario l’Osi stia sviluppando un approccio sempre più strutturato al fundraising. Le cifre parlano di 175mila franchi generati da nuove collaborazioni con fondazioni erogative, a complemento “dell’indispensabile sostegno pubblico”. Quanto all’aiuto proveniente da fuori Lugano, che da sempre langue, Flury si chiede se dipenda dalle contingenze economiche non felicissime di alcuni comuni o dal fatto che essi non capiscano l’importanza dell’orchestra. Ma “la nostra intenzione è allargare gli orizzonti, anche al di fuori della cintura del Luganese, sperando in una risposta”.
Con Ciannamea e Moos pronti al terzo momento musicale, mancherebbe solo l’annuncio dei nuovi direttori, artistico e principale. “Nelle prossime settimane verrà pubblicato il bando di concorso per la direzione artistica. I tempi, per fattibilità, saranno autunnali”, chiude Postizzi. E intanto, musica.
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