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Il ruggito di Hamilton rinfranca la Ferrari

È stato un weekend perfetto quello di Barcellona per il 41enne, che trova il primo successo in rosso ponendo fine a un’astinenza di ben due anni per lui e Maranello

Di Alec Cordolcini

C’è un filo rosso che lega la prima vittoria di Lewis Hamilton con la Ferrari e l’ultimo successo in F1 di Fernando Alonso. E non potrebbe essere altrimenti, visto che si sta parlando della scuderia di Maranello. Questo filo si chiama Barcellona: qui, nel 2013, lo spagnolo aveva tagliato per l’ultima volta il traguardo davanti a tutti (guidava la Ferrari F138), e sempre in Catalogna il britannico ha riportato la rossa sul gradino più alto del podio dopo un digiuno di oltre un anno. E lo ha fatto favorito proprio dal ritiro di Alonso, la cui sempre più imbarazzante Aston Martin si è fermata in pista al giro 41, attivando il regime di virtual safety car che ha cambiato le carte in tavola Sì, perché la gara in apparenza sembrava apparecchiata per un nuovo successo Mercedes, con George Russell al comando, seguito da Andrea Kimi Antonelli. Ma la strategia a tre soste della Ferrari per Hamilton, contro quella a due della scuderia tedesca, ha permesso all’inglese di sfruttare il jolly nel migliore dei modi, effettuando l’ultimo pit stop proprio durante la virtual e uscendo davanti ai rivali, per poi sfruttare i cinque giri di gomma più fresca per allargare il gap, chiudendo con 19 secondi di vantaggio su Russell, rispetto ai 2 di quando era uscito dalla pit lane. La vittoria di Hamilton ritocca una serie di numeri che duravano da tanto, troppo tempo, sia per il pilota che per la Ferrari: Hammer non vinceva da Spa 2024, gara dove il successo oltretutto non era arrivato in pista, ma solo dopo la bandiera a scacchi per la squalifica dell’allora compagno Russell; la Rossa invece mancava l’appuntamento con il primo posto da Città del Messico 2024, quando s’impose con Carlos Sainz. Per Hamilton si è trattato della vittoria numero 106 di una carriera non ancora oggetto di eccessivo logoramento, a dispetto delle numerose critiche ricevute dopo il primo, poco felice, anno in Ferrari.

Antonelli-Russell: Kimi si ritira riaprendo (forse) il Mondiale

Come la scorsa domenica a Montecarlo, anche a Barcellona il meglio della gara è arrivato dalla seconda metà in avanti, con picchi massimi di pathos raggiunti nei giri finali. Merito non solo di un Hamilton tornato davvero in formato Hammer Time, con una serie di giri a infiammare il cronometro per recuperare decimi prima della sua ultima sosta (poi avvenuta, come visto, in regime di virtual safety car), ma anche dell’ennesima battaglia ruota a ruota tra Russell e Antonelli, con il primo che non ha pagato dazio solo perché l’italiano è stato costretto a fermarsi a tre giri dalla fine per un problema tecnico. Scattato bene Russell dalla pole, con Antonelli terzo, il divario tra i due si era quasi azzerato attorno al giro 31, quando Hamilton aveva perso la seconda posizione per la diversa strategia delle soste. Dopo la virtual, si sono create le condizioni per un nuovo riavvicinamento, conclusosi al giro 61 con il deciso sorpasso di Antonelli su Russell all’interno di curva 1, per una posizione poi difesa con i denti in curva 3 e curva 4. Una battaglia che ha però danneggiato la bandella destra dell’ala anteriore dell’italiano. Due giri dopo la sua Mercedes ha perso potenza, fermandosi in curva 6. Un ritiro che ha reso felice Hamilton più di Russell, con il ferrarista sceso a 41 punti di svantaggio da Antonelli, mentre per George il secondo posto finale è stato pieno di ombre: battuto nuovamente in pista dal compagno, e ancora fermo a livello di vittorie al primo Gp stagionale, quello australiano. Da festeggiare, insomma, non rimane molto.

Il ‘dnf’ di Leclerc unica nota dolente

In casa Ferrari è invece arrivato il tanto agognato weekend perfetto, nonostante un venerdì da brividi, con Hamilton che al termine delle libere 3 aveva lasciato il circuito fortemente contrariato e si era rifugiato nel suo motorhome, allestito in un’area dedicata poco distante dalla pista. Già in qualifica la musica era cambiata, con una pole mancata per pochi millesimi. In gara, prestazione super sia del pilota che del muretto, autore di una strategia vincente, anche a prescindere dall’episodio della virtual, perché il passo di Lewis non aveva nulla da invidiare a quello delle Mercedes. La nota dolente per la scuderia italiana è invece arrivata da Charles Leclerc, finito fuori pista nelle qualifiche per un brutto errore, proprio a pochi giorni di distanza dalla querelle con Brembo sul presunto problema ai freni che ne aveva causato il ritiro, con botto, a Montecarlo. Un ‘dnf’ arrivato anche a Barcellona, quando occupava la sesta posizione (era partito decimo), a causa di una rottura al power steering che lo aveva mandato in ghiaia in curva 6 al giro 63, quello dello stop di Antonelli. Nuova virtual safety car in pista, ma le posizioni finali rimanevano cristallizzate, con ultimo gradino del podio conquistato dalla McLaren di Lando Norris. Nell’attuale stagione, quando la macchina tiene, l’inglese si conferma nettamente superiore al compagno di squadra Oscar Piastri.

Red Bull tutte a punti

Tutta a punti la famiglia Red Bull (includendo quindi anche la Vcarb), con Max Verstappen quarto. I calcoli dell’Aduo hanno indicato nel Rb Powertrains il motore più performante del lotto; quindi, sia Mercedes che Ferrari beneficeranno di ore e budget extra per lavorare sulla loro power unit, con Maranello più indietro in graduatoria e pertanto con maggiori, potenziali vantaggi a livello di aggiornamenti. A punti anche le due Alpine, dopo le polemiche settimanali per il podio retrodatato di Pierre Gasly a Montecarlo, prima toltogli per una penalità (velocità troppo elevata in pit lane) poi cancellata, dietro ricorso della squadra francese, per un’errata valutazione di Fia e Fom. Penalità che però era stata comminata anche ad altri piloti, per un pasticcio che nella ipertecnologica F1 odierna lascia di stucco, oltre a creare un pericoloso precedente. Senza nulla togliere all’ottima gara condotta dal francese nel Principato. Da dimenticare, infine, il gran premio di Alexander Albon, che ha festeggiato con un ritiro il nuovo primato del maggior numero di gare disputate da un pilota nella storia della Williams: 96, contro le 95 di Nigel Mansell. Vietato, ovviamente, qualsiasi altro confronto tra i due.

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