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Di fiumi, diluvi e uomini

Dalle mitologie di tutto il mondo alle inondazioni moderne, Stefano Fenoglio racconta l’acqua intrecciando antropologia, storia e scienza del clima

Di Giulia Negri

Stefano Fenoglio, nel suo ‘Ed ecco, io vi manderò il diluvio. Come le alluvioni hanno plasmato l’umanità’, suo secondo libro a tema acquatico-fluviale, prende come punto di partenza un enigma affascinante: perché il mito del Grande Diluvio compare, quasi identico nella struttura, in culture lontanissime tra loro – dalla Cina all’India, presso gli Aztechi, i Sumeri e gli Inca? Da questa domanda il libro si sviluppa su due binari paralleli: la prima parte è un viaggio antropologico-mitologico attraverso le varie versioni del diluvio universale, mentre la seconda vira decisamente sul saggio divulgativoscientifico, affrontando cambiamento climatico, cause geomorfologiche locali delle alluvioni moderne e infine un capitolo propositivo su cosa si può fare per ridurre il rischio idraulico.

Perché il diluvio è ovunque

Nella prima parte, quella più propriamente “mitologica”, Fenoglio fa da guida in un tour comparativo attraverso le grandi tradizioni del diluvio universale, mostrando come dietro alla varietà delle narrazioni – l’Epopea di Gilgamesh, il mito indiano di Manu e il pesce Matsya, la leggenda cinese di Yu il Grande, quella andina dei lama che presagiscono la catastrofe osservando le stelle – si nasconda una spiegazione tutt’altro che soprannaturale: l’uomo, abbandonato il nomadismo per diventare agricoltore stanziale, si è trasformato in una “specie fluviale”, indissolubilmente legata ai corsi d’acqua e quindi anche alla loro furia periodica. È la parte più originale e godibile del libro, ricca di aneddoti curiosi (la decifrazione delle tavolette cuneiformi di Ninive, la nascita dei militari di professione, l’etimologia di parole come “rivale”, “Eden”, “pontefice”) che rendono la lettura scorrevole senza sacrificare l’informazione.

Dal mito alla scienza

Il libro cambia poi passo e si trasforma progressivamente in un saggio di divulgazione scientifica sul presente. Dal capitolo dedicato alle grandi alluvioni storiche si passa a un’analisi piuttosto dettagliata delle cause globali (il riscaldamento del Mediterraneo, l’aumento della capacità dell’aria di trattenere vapore acqueo, la moltiplicazione degli eventi estremi negli ultimi trent’anni) e locali (l’urbanizzazione degli alvei, l’impermeabilizzazione del suolo, la scomparsa delle fasce arboree riparie) che spiegano perché oggi le alluvioni colpiscano con frequenza e intensità senza precedenti. Qui l’autore si muove con sicurezza da esperto – è tra i principali studiosi italiani di ecosistemi fluviali – e offre un resoconto puntuale di eventi recenti come l’alluvione in Romagna del 2023, quella di Valencia del 2024 e le flash flood texane del 2025, con dati precisi.

Davvero interessante la parte su castelli e mulini, su come sia cambiato il nostro modo

di abitare il territorio, dalla montagna, alla collina, alla pianura. “Alla fine, il risultato è che all’incirca due italiani su dieci vivono in un’area potenzialmente alluvionabile, mentre un rischio idraulico significativo minaccia ogni giorno sette milioni di nostri connazionali, oltre un milione di aziende e attività economiche e circa cinque milioni di fabbricati”.

Il capitolo conclusivo affronta con equilibrio il tema delle soluzioni, proponendone di molto concrete: rinaturalizzazione dei corsi d’acqua, casse di espansione, potenziamento delle reti di monitoraggio idrometrico, sistemi di allerta precoce… Avvertiamo, in ogni caso, la sofferenza dello scienziato per scelte e misure prese per ragioni politiche che a volte sono inutili, a volte addirittura controproducenti.

La voce dell’autore

A collegare il tutto c’è, appunto, la voce personale dell’autore, che emerge costantemente attraverso i ricordi, i riferimenti alla propria valle piemontese e alle proprie letture – oltre che attraverso un po’ di infastidita ironia verso negazionisti e creazionisti.

Proprio questa scelta di registro molto colloquiale, non scontato da parte di un autore accademico, è insieme il pregio e il limite maggiore del libro: rende la materia estremamente accessibile e piacevole da leggere, ma porta con sé anche digressioni personali, che allungano il testo senza sempre aggiungere sostanza all’argomentazione. Chi cerca un saggio più asciutto e sistematico potrebbe trovarle di troppo, mentre chi apprezza la “saggistica narrativa” o non conosce la materia e cerca un testo di agile lettura potrebbe aver trovato il volume giusto. Nel complesso resta un saggio intelligente e ben scritto, capace di intrecciare mitologia comparata, storia della scienza, idrologia e climatologia attorno a un’unica intuizione di fondo: che il nostro rapporto con i fiumi, antico quanto la civiltà stessa, è oggi reso più problematico dal riscaldamento globale e da decenni di non sempre ottimale gestione del territorio. E si conclude non con un lamento, ma con un invito pragmatico ad agire, subito e insieme.

CULTURE E SOCIETÀ

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2026-08-03T07:00:00.0000000Z

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https://epaper.laregione.ch/article/281913074915071

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