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Il Ticino impossibile delle valli laterali

I lavori di diploma dell’Accademia di architettura

Di Rocco Bianchi

Ogni anno l’Accademia di architettura di Mendrisio propone un territorio e un tema per il diploma. Quest’anno, sotto la supervisione del professore Martino Pedrozzi, è toccato alle valli del Ticino essere indagate dagli studenti in sedici atelier di progettazione, ognuno diretto da un professore dell’Accademia in completa autonomia della propria ricerca didattica e impostazione metodologica. I risultati, assolutamente originali e sorprendenti, sono in mostra allo Spazio reale dell’Antico Convento delle Agostiniane di Monte Carasso fino al 15 novembre (venerdì 14-19, sabato 10-18 e domenica 10-13; info: spazioreale.ch).

Sono ‘Sguardi laterali’, sono quelle valli che sono magari un po’ discoste, spesso non sempre considerate, però sono luoghi significativi e importanti dal punto di vista ambientale e paesaggistico, urbanistico ed economico.

Si potranno così ammirare centotrenta proposte progettuali per sedici valli, ognuna dotata di una propria specifica identità. Con questo approccio si è voluto restituire l’immagine di un territorio ricco e complesso, costituito da valli interconnesse, che dalle vette montane si spinge sino alle rive dei laghi, in un avvicendarsi di peculiari condizioni economiche, sociali, culturali e climatiche che meritano grande attenzione.

Ogni atelier ha esplorato il territorio della valle assegnata nella sua interezza, fornendo così il proprio originale contributo a una riflessione corale. I risultati come detto sono sorprendenti, proprio perché gli studenti, liberi da qualsiasi vincolo che non sia la propria immaginazione (nessuno di questi progetti vedrà infatti mai la luce), hanno immaginato un Ticino oltre ogni stereotipo, un Ticino impossibile, che potrebbe essere e che purtroppo mai sarà.

Immaginare e progettare

Tuttavia per un architetto immaginare non è fantasia, è progettare anche oltre il limite del credibile e soprattutto della fattibilità. Questi progetti ci mostrano quindi un territorio che non c’è ma che noi, teoricamente, potremmo impegnarci a volere. Perché gli studenti a questo ancora credono, a un mondo che può, anzi deve essere diverso. E poi, chi lo sa, magari ogni tanto i miracoli accadono, e magari una di queste visioni, spesso generose e un po’ poetiche, diverrà realtà. Indipendentemente da ciò la mostra segna, in un certo senso, la fine di un percorso didattico, ma anche l’inizio di un percorso diverso che, come ha affermato il prof. Pedrozzi “mostra la verità dell’ottimismo”.

E allora perché non immaginare come possibilità una biblioteca o una scuola di gastronomia nella valle di Isone, un resort sospeso sulla valle Bedretto, una migrazione di rocce (rock migration) in valle Morobbia, una nuova città per Tesserete, una dogana a misura d’uomo sulla Tresa, un teatro diffuso, nuove strategie per l’instabilità del terreno in valle Maggia… centrotrenta progetti, tutti diversi, un comun denominatore: come potrebbe essere recuperata la bellezza del nostro territorio. Basta andare alla mostra per scoprirlo.

CULTURE E SOCIETÀ

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2026-10-31T07:00:00.0000000Z

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https://epaper.laregione.ch/article/281913075121032

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