Ente case anziani, governance ad interim
Riconosciuta la necessità di poter contare per l’Ente su figure apicali preparate. Ma per la Lega le risposte del Municipio di Mendrisio sono ‘assai deludenti’
Di Daniela Carugati
‘Decapitato’, di fatto, dei suoi vertici, adesso per Ecam si cerca di gestire la transizione. Le spiegazioni del Municipio giunte a 5 mesi di distanza non soddisfano per nulla la Lega.
Da mesi ormai Ecam, l’Ente case anziani Mendrisiotto, è diventato un ‘caso’ politico. Lo è ancora di più oggi, dopo che ci si è ritrovati, di fatto, con una rete ‘decapitata’. Prima, a fine 2025, ha lasciato l’ex direttore Fabio Maestrini: una scelta, la sua, dettata da dichiarate ragioni personali e professionali. Poi, di recente, è arrivato l’annuncio della decisione del presidente del Consiglio dell’Ente, Daniele Caverzasio, di rassegnare le dimissioni. Quindi la comunicazione da parte della vicedirettrice, Alessandra Pitozzi, la quale dopo la primavera 2027 si lancerà, ha fatto sapere, in una nuova sfida lavorativa. Lo farà dopo aver accompagnato Ecam nella sua fase transitoria. Nel frattempo, il Consiglio dell’Ente assumerà, ad interim, la responsabilità della direzione amministrativa. D’altra parte, adesso la sfida raddoppia: cercare e trovare i nuovi vertici operativi di Ecam, un ente autonomo di diritto pubblico “di primaria importanza per il territorio”, come ribadisce lo stesso Municipio di Mendrisio. Ed è proprio per questo che in questi mesi l’Esecutivo della Città è stato sollecitato con quasi una decina di atti parlamentari, denominatore comune il bisogno di fare assoluta chiarezza, peraltro in un settore delicato. Ecco perché la Lega si aspettava delle risposte in grado di sgombrare il campo da timori e incertezze. Invece, rimarca il primo firmatario dell’interrogazione, Massimiliano Robbiani, non è stato così.
Obiettivi e ‘difficoltà’
Per cominciare, il Municipio fa da portavoce al Consiglio di Ecam, confermando di non avere competenza sulla gestione del personale dell’Ente. Quello dell’autorità cittadina resta, però, un ruolo di vigilanza, essendo a conoscenza delle questioni di “maggiore rilevanza istituzionale e gestionale”. Durante la direzione Maestrini – durata un anno e mezzo – sono stati fissati, ad esempio, degli obiettivi, sullo sfondo le indicazioni del Rapporto Pellanda, che già evidenziava talune criticità. Traguardi, si ricorda, legati al “consolidamento organizzativo dell’Ente, il coordinamento delle strutture, l’attuazione degli indirizzi strategici e la gestione dei principali progetti di sviluppo”. Nel corso del mandato, si riconosce, sono emerse però delle difficoltà, “che hanno inciso sul raggiungimento” della missione. In quei mesi, si spiega, il Consiglio è intervenuto formulando “osservazioni e richieste” al fine di affinare la gestione dei dossier strategici e i rapporti con i partner istituzionali, intervenendo altresì nella gestione delle risorse umane e nella visione globale dell’Ente. Avvicinando la lente, ad affiorare sono state, si annota, “criticità organizzative e relazionali, che hanno interessato diversi ambiti dell’attività di Ecam”. Secondo il Consiglio questa situazione deve essere letta, in ogni caso, “nel contesto della complessità organizzativa” e non può essere ricondotta, si precisa, “esclusivamente alla responsabilità di una singola persona”. Il Consiglio ha preso provvedimenti?, ha chiesto la Lega. I vertici, si risponde, hanno vigilato, “svolgendo delle valutazioni periodiche sull’operato della direzione”. Con quali risultanze? Qui la privacy evocata dal Municipio non dà modo di divulgare valutazioni ed eventuali provvedimenti. Visto da fuori, quindi, uno dei nodi da sciogliere rimane la scelta del profilo manageriale. Guardando al 2023, “l’esito dell’esperienza induce il Consiglio a ritenere opportuno rafforzare ulteriormente i processi di selezione delle figure apicali, attribuendo ancora maggiore peso alle competenze manageriali, alla leadership, alla gestione del cambiamento e alla capacità di operare in organizzazioni complesse”. Linee guida che in molti confidano vengano seguite. Sta di fatto che il non detto, agli occhi dei firmatari dell’atto parlamentare, ha inciso sull’immagine di Ecam. Tanto che a Novazzano si è arrivati a mobilitarsi per chiedere all’Esecutivo locale di staccarsi dall’Ente e procedere in autonomia con la gestione di Casa Girotondo. In effetti, fa sapere il Municipio della Città, si sono registrati dei “rallentamenti nell’avanzamento di alcuni progetti strategici”, quanto all’impatto sulla percezione dell’Ente da parte di collaboratori, partner istituzionali, Comuni convenzionati e cittadinanza, si riconosce, è stato “inevitabile”. Questa fase però non ha avuto “nessuna ripercussione” sulla quotidianità dei servizi offerti.
Creato un gruppo interno
Ancora, però, non si è usciti dall’impasse. Il Municipio, si sottolinea, “è pienamente consapevole che la continuità della direzione costituisce un elemento fondamentale per la credibilità di un ente pubblico”. Ecco che la priorità, si riafferma, resta il consolidamento della governance di Ecam, rafforzando, altresì, gli strumenti di controllo per favorire "stabilità e continuità gestionale”. A questo punto come ci si sta muovendo?, viene da domandarsi. La Città, si esplicita, ha costituito un gruppo di coordinamento interno all’amministrazione comunale, che fa capo al segretario comunale Massimo Demenga. L’intento è quello di “condurre tutte le attività necessarie per permettere al Consiglio dell’Ente di ripristinare l’assetto di governance, di organizzazione e di gestione della rete Ecam”. Tra i compiti del gruppo, si fa presente, vi è pure la scelta del futuro direttore. Figura per la quale si è alzata non poco l’asticella. Così facendo, si osserva, il nuovo dirigente potrà “operare all’interno di un’organizzazione ancora più solida, trasparente ed efficace”. Tre parole chiave per chi oggi guarda la realtà di Ecam. «Il punto – fa notare a margine Massimiliano Robbiani – è proprio l’evocata trasparenza, che è mancata del tutto nei confronti del Consiglio comunale. L’impressione è che si sia voluto mettere la proverbiale polvere sotto il tappeto. Per ricevere una risposta, infatti, non solo ci sono voluti 5 mesi, ma anche numerosi solleciti. Tanto che pensavamo di rivolgerci agli Enti locali. Come gruppo siamo veramente indignati. Anche perché il lasso di tempo trascorso non ha portato a spiegazioni esaustive, nonostante le domande puntuali rivolte su Ecam. Riteniamo, quindi, questo modo di fare inaccettabile a fronte anche della situazione dell’Ente e della responsabilità che, in ogni caso, hanno le istituzioni locali – richiama ancora Robbiani, dicendosi deluso –. Ci saremmo aspettati, insomma, un complemento di informazioni e un messaggio chiaro per rasserenare gli animi dentro e fuori le strutture. Adesso vedremo il da farsi. Di sicuro continueremo a vigilare».
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