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Nessun invito alla Russia Quindi può partecipare

Se fosse una serie tv, saremmo all’episodio in cui si svela il piano sapientemente messo a punto dall’antagonista, aumentando la curiosità per sapere come tutto verrà risolto nel finale di stagione. Ma la vicenda “partecipazione russa alla Biennale arte di Venezia” non è una serie tv e l’ispezione ordinata – non è chiaro con quanto entusiasmo – dal ministro della cultura italiano ha accertato quello che era chiaro fin dall’inizio: la Russia non ha bisogno di un invito formale da parte della Biennale per organizzare qualcosa nel suo padiglione nazionale ai Giardini della Biennale. E non essendoci stato alcun invito formale, non c’è neanche una diretta violazione delle sanzioni europee.

In altre parole – ed è questo il piano sapientemente messo a punto – se si vuole impedire che la Russia partecipi alla Biennale che si aprirà questo fine settimana a Venezia, l’unica è impedirlo con quello che verrà denunciato dalle autorità russe come “censura”. In parte già attuata: sembra che nessuno possa concedere l’autorizzazione per l’apertura al pubblico del padiglione (farlo vorrebbe dire lavorare per la Russia e quindi violare le sanzioni), per cui si terranno eventi privati tra cui performance che, registrate, saranno mostrate all’esterno.

Una decisione sarà presa, probabilmente già in giornata, dal Consiglio dei ministri. Anche perché sul tema pesano i fondi europei alla Biennale bloccati proprio per la presenza russa – due milioni di euro in tre anni – e le dimissioni della giuria internazionale dopo le polemiche per la decisione di escludere dai premi i Paesi con leader accusati di crimini contro l’umanità, ovvero al momento Israele e Russia. L’artista rappresentante di Israele, Belu-Simion Fainaru, ha prospettato una richiesta di risarcimento danni per discriminazione e la Biennale ha informato i membri della giuria che l’eventuale risarcimento lo avrebbero pagato loro: di qui la scelta di lasciare e l’annuncio di un nuovo premio, i ‘Leoni dei visitatori’, decisi dal pubblico della mostra. Fuori dai cancelli della Biennale si annunciano proteste: il 6 maggio, dalle 10 alle 13, ci sarà ‘Dai margini dell’Impero alla laguna aperta. Nomi. Volti. Voci’, un’iniziativa organizzata “per rendere visibili artisti e artiste dei popoli indigeni e colonizzati della Federazione russa”, organizzata da Arts Against Aggression, Memorial Italia, League of Free Nations. Il 9 a manifestare contro la presenza di Mosca saranno Europa Radicale, Radicali Venezia e altre associazioni, mentre per l’8 è prevista una mobilitazione contro “il Padiglione Genocidio” di Israele da parte del collettivo ‘Art Not Genocide Alliance’.

CULTURE E SOCIETÀ

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2026-05-04T07:00:00.0000000Z

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