laRegione

Honegger, Debussy e Pierino

Programma novecentesco per l’Orchestra Canova

Di Virginia Antoniucci

«I direttori d’orchestra fino ai quarant’anni li chiamano giovanissimi». Enrico Saverio Pagano, classe 1995, per ora ci rientra comodamente: l’Orchestra da camera Canova l’ha fondata a diciannove anni, nel 2014, e da allora la guarda crescere un compleanno alla volta.

Dodici anni dopo, la Canova è una presenza fissa dell’estate ticinese: a Verbano Musica Estate ha debuttato nel 2021 e da allora ci torna regolarmente. Sabato prossimo, 27 giugno, l’ensemble sarà di nuovo di scena alle 20.30 al Castello Visconteo di Locarno (Teatro Paravento in caso di brutto tempo), nel weekend conclusivo dell’edizione intitolata ‘Musica Helvetica’. «La collaborazione è nata da un rapporto umano e artistico con il direttore artistico Tommaso Maria Maggiolini, con cui abbiamo collaborato tante volte anche all’interno dell’orchestra», spiega Pagano.

Dal Settecento al Novecento

Un’orchestra battezzata come il più marmoreo dei neoclassici si ritrova, qui, a dipingere acquarelli. Il tema – Musica Helvetica – ha imposto un salto in avanti nel tempo a un repertorio che batte soprattutto sul Settecento; e Pagano sta al gioco volentieri: «Quando un direttore artistico ti dà dei paletti dentro cui stare, anziché massima libertà nella scelta dei programmi, è sempre stimolante. Ed è anche, inevitabilmente, un po’ più difficile». Verrebbe da chiedersi cosa tenga insieme due secoli così lontani. Meno assurdo di quanto sembri: «Spesso gli interpreti che si dedicano al Settecento saltano il periodo romantico e approdano dritti al Novecento. Li unisce un fil rouge dato probabilmente dall’organico, dall’orchestrazione, dalla trasparenza delle trame».

Con un’avvertenza tecnica: «Le difficoltà del Novecento sono più elevate, perché nel frattempo c’è stato uno sviluppo tecnico dello strumento. Se nel Settecento il lavoro è più sulla pulizia e sulla prassi esecutiva, nel Novecento ce n’è anche uno più meramente tecnico».

Honegger, Debussy e il lupo

La prima parte è cucita su misura: la ‘Pastorale d’été’ di Arthur Honegger, per lui «forse il più importante autore svizzero mai esistito». Non l’Honegger futurista del ‘Pacific 231’, ritratto di una locomotiva a vapore, ma «una lettura più impressionistica, acquarellistica, che richiede un ritorno dell’uomo a contatto con la natura. E questo ci collega direttamente a Debussy, forse il più acquarellistico di tutti, di cui eseguiamo un ballet, uno dei movimenti della ‘Petite Suite’».

E poi, ciliegina, il loro cavallo di battaglia: ‘Pierino e il lupo’ di Prokof’ev. Con la Svizzera non c’entra granché; con la Canova, tutto. Di questa fiaba Pagano tiene una contabilità scrupolosa: «Ogni volta che dirigo un pezzo scrivo la data sulla partitura. Per ‘Pierino e il lupo’ siamo alla quindicesima. Ma è sempre divertente: nella sua semplicità raggiunge il massimo che si possa chiedere a una fiaba per ragazzi».

Perché dietro la fiaba c’è un programma, quasi un manifesto. La Canova è fatta di professionisti giovani, e per questo non si tira fuori: «Abbiamo il dovere, come musicisti soprattutto giovani, di porci il problema di come rinnovare il pubblico. Non solo come portarlo a teatro, ma come far sì che, una volta venuto, decida di tornarci una seconda, una terza, una quarta volta».

Cresciuti, non invecchiati

Insistere sulla giovinezza è anche un modo per misurare quanta strada si è fatta. «È un’orchestra che è riuscita a crescere molto dal punto di vista artistico, tanto da essere in residenza, in Italia, nelle due più importanti stagioni concertistiche: l’Istituzione Universitaria dei Concerti a Roma e la Società dei Concerti a Milano».

Lo stesso vale per i dischi: cominciati riscoprendo un Settecento italiano trascurato, hanno varcato il confine fino a Beethoven, e i tre album di prossima uscita portano nomi del grande repertorio: Händel, Mozart, Beethoven. Riscoprire i dimenticati «resta qualcosa che affrontiamo ancora, ma non è più la nostra bussola».

Quel che non è cambiato, giura, è il rapporto umano: «difficile averlo altrove, dove le gerarchie sono più cristallizzate. Non è più un’orchestra giovanile, anche se è composta da giovani».

Info: verbanomusicaestate.ch.

CULTURE E SOCIETÀ

it-ch

2026-06-23T07:00:00.0000000Z

2026-06-23T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281934549661694

Regiopress SA