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Due esempi diversi di maschio ‘eccezionale’

‘Louis Theroux: Dentro la Manosfera’ e ‘Ghost Elephants’ di Werner Herzog, ovvero quell’ossessione maschile per le cose fuori dall’ordinario

Di Daniele Manusia

Cos’è un uomo eccezionale, oggi, nel 2026? Per qualcuno non è possibile uscire dalla mediocrità senza essere irregolari, un po’ pazzi, oppure tossici, con licenza di ferire e manipolare chi ti sta intorno. Gustav, il padre di ‘Sentimental Value’, affrontato dalle figlie per le sue assenze, tira in ballo James Joyce (notoriamente un padre negligente nei confronti della figlia Lucia, schizofrenica): “Non si può scrivere l’Ulisse accompagnando i bambini all’allenamento di calcio”. Sarà vero? Due esempi diversi di maschio eccezionale e non corretto sono in questo momento a disposizione in streaming, sotto forma di documentario. ‘Louis Theroux: Dentro la Manosfera’ (Netflix), indaga il mondo degli influencer maschilisti, più o meno reazionari e apertamente misogini; mentre ‘Ghost Elephants’ (Disney+), l’ultimo lavoro di Werner Herzog, segue un ornitologo alla ricerca di una specie di elefanti che forse non esiste. Nessuno dei soggetti di cui parlano Theroux e Herzog ha la minima possibilità di scrivere il prossimo ‘Ulisse’, ma in entrambi i casi siamo di fronte al frutto dell’ossessione maschile per le cose eccezionali.

Nel caso di Theroux, e fa un po’ paura scriverlo, i protagonisti sono Internet-star per ragazzini in età adolescenziale, 20enni e 30enni che si ergono, dall’alto delle loro sedie da gamer, illuminati da ring-light in squallidi angoli di appartamenti comuni trasformati in micro-studi televisivi, a modelli di vita virile. Maschi che guadagnano soldi (impossibile capire se sono tanti quanto dicono loro) davanti allo schermotelecamera, agendo e parlando senza un copione, seguendo i propri istinti, anche quelli più bassi. Tipo riprendersi in diretta streaming mentre nel bagno di un locale una ragazza pratica sesso orale. Oppure mentre picchia, insieme a un gruppo di amici, un tizio per strada. Nei casi migliori si tratta di fuffa-guru lamentosi che individuano nelle donne il centro irraggiante di ogni loro frustrazione, pur avendo magari una moglie e delle figlie a casa. Un’idea di maschio eccezionale per natura, al tempo stesso superiore e assolutamente libero, ma anche represso e castrato dalla società che non lo capisce. È come se il bullo delle scuole medie e il nerd vittima di quello stesso bullo si fossero fusi in un’unica personalità. Si tratta, è ovvio, di sfruttatori con un pubblico di persone sole e insicure. Ed è interessante come la cosa che accomuni molti di questi influencer della viralità e gran parte dei loro follower sia l’assenza di una figura paterna solida. Negli ultimi tempi questo esercito di super-cafoni ha guadagnato sempre più potere grazie al cinismo della destra internazionale che ha fatto di loro eroi dell’anti-femminismo e dell’antilgbtqia+. Andrew Tate, l’ex kickboxer accusato di traffico internazionale di esseri umani in Romania e Regno Unito, è forse il più famoso di loro, accolto col tappeto rosso da Trump poco dopo la sua seconda elezione. Ma anche quelli mostrati da Theroux a quanto pare sono assai noti tra i ragazzi più giovani.

Estremismi

Anche Theroux, a sua volta, è una persona famosa ed eccezionale. Una star del documentario che ha indagato gli estremismi più spaventosi e ripugnanti del nostro secolo guadagnandosi l’accesso a nicchie che solitamente preferiscono restare nell’ombra. Da gruppi nazisti alla comunità religiosa Heaven’s Gate, i cui membri hanno commesso un suicidio di massa poco dopo che lui li ha intervistati – passando per gruppi di appassionati di armi e Scientology. Con la sua aria scettica da intellettuale londinese, Theroux è molto bravo a far sembrare i suoi intervistati sempre un po’ strambi e le loro missioni ridicole. Persino quando affronta temi molto profondi e complessi, come in ‘Louis Theroux: The Settlers’ (BBC), girato nei territori palestinesi illegalmente occupati da ultra-sionisti, è difficile prendere sul serio le persone con cui parla. Al tempo stesso, con la sua aria giudicante ma mai conflittuale, Theroux non fa esplodere il conflitto.

Di recente la BBC ha interrotto il suo podcast in seguito all’intervista al cantante Bobby Vylan, che a Glastonbury aveva arringato la folla cantando: “Death to the IDF”. A detta della BBC, Theroux sarebbe stato troppo accomodante sul tema. In ‘Dentro la Manosfera’ si accontenta di evidenziare l’ipocrisia con cui questi influencer condannano ogni libertà femminile, a cominciare da quella sessuale, salvo poi investire in modelle su Onlyfans; e con cui ingannano i propri follower vendendo loro finti metodi per guadagnare soldi facili. Ma Theroux si scontra con persone più abili di lui nella comunicazione virale, capaci di trasformare anche lui in un “contenuto”, in fin dei conti facendolo contribuire alla loro fama. Insomma Theroux ci mostra a sue spese quanto tossico e manipolatore può essere un maschio, pur di essere eccezionale agli occhi di chi lo guarda.

Tra sogno e follia

Werner Herzog compie l’operazione opposta a quella di Theroux. Prende personaggi buffi in partenza, con dei progetti assurdi, e li tratta con la massima serietà. ‘Ghost Elephants’, realizzato a più di ottant’anni, ricorda altri due documentari di Herzog, ‘Grizzly Man’ e ‘Diamante Bianco’, ma anche il suo film più celebre, ‘Fitzcarraldo’, in cui un uomo d’affari irlandese vuole costruire un teatro dell’opera nel cuore dell’Amazzonia peruviana, e che per farlo deve trasportare una nave in cima a una montagna. Il punto, per Herzog, è sempre indagare la zona di confine tra sogno e follia, tra quello che la nostra mente è in grado di intuire, anche andando contro tutte le convenzioni e la più banale razionalità, e quello che invece può essere un’illusione nata dalla disperazione. Non sappiamo cosa motivi il protagonista di ‘Ghost Elephants’ a cercare una specie di elefanti giganti, più grandi di quanto non lo siano gli elefanti comuni, che a suo dire dovrebbero vivere su un altopiano in Angola. Dal suo sguardo un po’ vitreo, assente, si capisce che qualcosa non va, ma non è quello che importa a Herzog. Si basa sui racconti di tribù locali e su una sua deduzione presa molto alla lontana, secondo cui l’elefante più grande mai cacciato, conservato in un museo di Washington, fosse in realtà imparentato con questa specie misteriosa. Negli anni è riuscito a scattare delle foto ma solo raccogliendo dei campioni di DNA potrà confermare la sua teoria. Per questo sta partendo in missione con alcuni degli ultimi cacciatori di elefanti rimasti, gli ultimi uomini capaci di leggere le tracce di elefante nelle sabbie dell’altopiano angolese. “Forse è meglio se tutto questo restasse un sogno”, dice a un certo punto guardando al lato della camera. Sarebbe meglio, cioè, se potesse andare alla ricerca di questi elefanti ogni anno, senza mai trovarli. Anche l’avventuriero di Herzog non ha voglia di portare i propri figli all’allenamento di calcio, ma almeno non prova a convincere tutti i 12enni che lo guardano che cercare elefanti (forse) inesistenti è l’unico modo di essere uomini veri.

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