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Fate gli Swifties, non la guerra

Da oggi al 19 aprile nella Sala Arsenale di Castel Grande, conflitti permettendo, tra le migliori foto giornalistiche svizzere c’è un angolo di spensieratezza

di Beppe Donadio

Il titolo non inganni. Tra le più belle fotografie svizzere dell’anno 2024 secondo la Fondazione Reinhardt von Graffenried ci sono anche quelle che raccontano le guerre, come potrebbe essere diversamente. Eppure la fotografa dell’anno – Anne Morgenstern, zurighese di origini germaniche al di là del muro – ha ritratto per la Neue Zürcher Zeitung gli ‘Swifties’, ovvero i fan e le fan (in prevalenza) di Taylor Swift, immortalati durante un party in un locale di Zurigo poco prima dei due concerti tenuti dalla cantante statunitense al Letzigrund. L’aria che si respira nella serie di Morgenstern è assai diversa da quella di molte altre mostre fotografiche. Michael von Graffenried, fotografo fondatore dello Swiss Press Photo e Ceo dello Swiss Press Award, definisce la scelta della giuria “controversa”, nel senso che gli scatti vincenti nella sezione ‘Attualità’ sono scatti di felicità. “Anne Morgenstern ha illuminato queste persone adoranti senza ironia. Con empatia, persino con tenerezza. Lungi dall’essere ridicole o patetiche, si rivelano belle, toccanti e sicure di sé. Sono loro stesse. Di fronte a queste immagini, ognuno di noi ritrova l’eco – vicina o lontana – della spensieratezza”. Ben venga la spensieratezza. Sono parole che si leggono nel catalogo di ‘Swiss Press Photo 25’, mostra aperta nella Sala Arsenale di Castel Grande da oggi al 19 aprile, dopo le tappe di Zurigo, Berna e Prangins (Vd).

‘La mia valle’

Quanto alla qualità, quelle di Anne Morgenstern “sono foto speciali”, garantisce Von Graffenried, che presenzia all’incontro introduttivo. Con lui c’è Alessandro della Valle, fotografo di Keystone-Sda, vincitore del secondo premio ‘Attualità’. Nel suo caso, sotto il titolo ‘Bauerndemo’ stanno i suggestivi scatti dei circa 650 trattori che hanno illuminato la notte di Ersigen (Be) durante una protesta pacifica degli agricoltori, a chiedere prezzi equi per i prodotti agricoli. Al bianco e nero della Conferenza sulla pace in Ucraina svoltasi nel giugno del 2024 sul Bürgenstock, scelto da Michael Buholzer per ritrarre i partecipanti, è andato il terzo premio.

Nell’annuale Swiss Press Photo, come sempre, ci sono gli scatti vincenti di ogni categoria e i non premiati, dal fiume femminista di Zurigo di Christian Merz alla donna pro-Gaza di Michael Buholzer, fino alla Valle Maggia di Samuel Golay di Ti-Press, “la mia valle (…) crollata sotto la forza di un violento nubifragio”, si legge a fianco della strada cantonale distrutta, col cemento che pare cartapesta.

Di una certa forza sono le immagini di Dominic Nahr, che vinse lo scorso anno e vince ancora (per la Nzz) nella categoria ‘Estero’, questa volta da Taiz, con un insieme di uomini, armi e stampelle dello Yemen in piena guerra civile. Nella stessa sezione stanno le ragazze madri al tempo di Milei ritratte da Tiziana Amico e un singolare trapiantato di capelli in Turchia, che si deve a Mario Heller. Nella categoria delle ‘Storie svizzere’, Rahel Zuber sviluppa le sue foto analogiche immergendole prima in fertilizzanti liquidi o pesticidi, a perenne e fotografico monito ambientalistico. Dietro di lei, secondo classificato, c’è Jonathan Labusch che ha documentato il tour del cantante Nemo. In ambiti sportivi ha vinto Joseph Khakshouri per Schweizer Illustrierte, con un lavoro certosino di obiettivi specifici per le foto di architettura, qui applicati al ciclismo, lì da vedersi.

Credibilizzare

Se anche la selezione riguarda lavori del 2024, uno è più attuale di altri. Nella categoria ‘Ritratti’ – che premia Kostas Marcos per la 97enne signorina (così chiede di essere chiamata, in quanto non si è mai sposata) Noémi Speiser, luminare della scienza tessile da lui ritratta – è impossibile non andare con la mente a Crans-Montana con Maurice Haas che per das Magazin racconta per immagini il 30enne zurighese David Heimer, ustionato sul 70% del corpo per essersi scontrato con una linea elettrica in Spagna, durante un lancio con il paracadute. “C’è tanta umanità in quegli scatti”, spiega Della Valle, parlando del rapporto di fiducia tra fotografo e fotografato, oltre che di amicizia, e del fatto che lo shock derivante dalla visione di un corpo così segnato (Heimer ha anche perso naso e dita) è comunque affidato alla decisione di chi sceglie di guardare: “Sono stato a Crans-Montana, ho visto quanto sia diverso il nostro approccio da quello dei fotografi francesi e italiani. In quel tipo di libertà di scattare, senza inibizioni, non riuscirei a rispettare me stesso”. Proprio facendo riferimento a Crans-Montana, Von Graffenried parla del ruolo di “credibilizzatore” di Swiss Press Photo, che certifica un lavoro sotto la minaccia quotidiana dell’intelligenza artificiale, si guardi alle riproduzioni arbitrarie del Constellation in fiamme fatte circolare nelle ore successive al rogo. “Senza questa credibilità – aggiunge Della Valle – potrei pure smettere di lavorare”.

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