laRegione

‘Send Help’: un piccolo, granguignolesco Sam Raimi

Dark comedy con sfumature da horror morale, nelle sale

Di Stefano Piri

Sam Raimi, maestro dello splatter postmoderno, è a suo modo un autore vero, ma negli ultimi vent’anni ha quasi sempre messo genio tecnico e profonda conoscenza dei meccanismi del cinema al servizio di colossali produzioni hollywoodiane, più riuscite (la trilogia di Spider-Man dei primi anni Duemila) o meno (‘Dottor Strange nel Multiverso della Follia’), sempre di enorme successo ma anche un po’ informi. C’è grande curiosità quindi nel vederlo tornare su un film come questo ‘Send Help’, più piccolo e personale. Piccolissimo, anzi: due personaggi opposti, archetipi con coloriture di attualità, il capo-carogna e l’impiegata frustrata, che dopo un incidente aereo rimangono bloccati su un’isola deserta. La struttura da dark comedy con sfumature da horror morale ricorda tra l’altro quella dell’ultima diversione di Raimi dal kolossal supereroico, il delizioso ‘Drag Me to Hell’ del 2009: una protagonista femminile all’apparenza innocente coinvolta in una parabola granguignolesca sul lato oscuro dell’ambizione.

Se però lo spunto di ‘Drag Me to Hell’, tutto già nel titolo, era brillante proprio per la sua biblica semplicità, ‘Send Help’ parte con l’handicap di una trovata un po’ decotta: l’idea di una sorta di ‘Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto’ in chiave creepy-splatter non suona neanche male, ma il pretesto dell’isola deserta (?) come dispositivo che annulla e rovescia le differenze di classe era già al centro della seconda parte di ‘Triangle of Sadness’ di Östlund, Palma d’Oro a Cannes nel 2022, del quale ‘Send Help’ ripete anche alcuni sviluppi ironici. Sam Raimi non va mai troppo per il sottile. Se Matt Damon, a proposito di ‘The Rip’, si è recentemente lamentato che nei suoi film Netflix chiede che venga ripetuta continuamente la trama per gli spettatori distratti dal cellulare, la vicenda del primo atto di ‘Send Help’ è fruibile addirittura a volume spento: il capo stronzo e figlio di papà è talmente stronzo e figlio di papà che gioca a golf in ufficio con un pupillo yuppie che sembra uscito da ‘American Psycho’, l’impiegata sfigata ha le scarpe ortopediche e le labbra sbavate di maionese al tonno. I cattivi barano e sghignazzano alle spalle dei buoni, che languono. Tutto questo naturalmente è funzionale a una serie di ribaltamenti anche visivi quando i due protagonisti si ritrovano sull’isola, ma è innegabile che ‘Send Help’ danzi pericolosamente sul sottile crinale tra una sceneggiatura efficiente e una sceneggiatura pigra.

Maestria

A riscattare il film ci sono anzitutto le interpretazioni: Dylan O’Brian che riesce a rendere interessante o per lo meno divertente un personaggio quasi esclusivamente odioso come il tirannico e fatuo CEO Brandon, ma soprattutto Rachel McAdams in un’interpretazione generosissima, come si dice quando un’attrice incantevole si cala nei panni di un personaggio, l’impiegata Linda, realmente repellente. Ma soprattutto a nobilitare l’ensemble è la maestria di Sam Raimi: tutto quello che succede in ‘Send Help’è perfettamente prevedibile, ma non succede mai né esattamente come né esattamente quando te lo aspetti. Raimi ha solo ingredienti ordinari ma riesce a usarli in modo inconsueto: sa usare l’horror per far ridere, il dramma per spaventare, la commedia per infastidire lo spettatore. Brandon e Linda sono caricature esauste di una cultura corporate al tramonto, Raimi sa di lavorare con immagini e idee lise e maschere consunte, personaggi la cui sopravvivenza non a caso – in una delle trovate satiriche meno vistose ma più intelligenti del film – dipende dalla cultura televisiva: Linda ha imparato le tecniche di sopravvivenza da un reality show, Brandon tenta di stare al passo con qualcosa che ha sentito a ‘60 Minutes’. È proprio come opera completamente decadente e inautentica che ‘Send Help’ trova il suo senso: un film su una società contesa tra la fantasia vittimista di dover essere salvata e quella tracotante di salvarsi da sola, ma ormai incapace di immaginare in cosa la salvezza dovrebbe consistere.

CULTURE E SOCIETÀ

it-ch

2026-01-31T08:00:00.0000000Z

2026-01-31T08:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/281951729242320

Regiopress SA