L’arte di comunicare su un’altra frequenza
Al Sociale di Bellinzona e al Cinema Teatro Chiasso arriva ‘Parle plus fort!’, commedia sensibile in lingua dei segni e parlata: due mondi a confronto
Di Cristina Pinho
«L’udito è un senso, ascoltare è un’arte». Percepire un suono, per chi può farlo, è un atto fisiologico, quasi automatico; ascoltare, invece, è una scelta attiva, che non passa necessariamente dall’udito. È sullo sfondo di questa differenza – tra ciò che semplicemente arriva all’orecchio e ciò che davvero passa da una persona all’altra – che prende forma ‘Parle plus fort!’, spettacolo in programma domani, mercoledì 4 marzo, al Teatro Sociale di Bellinzona (20.45) e giovedì 5 marzo al Cinema Teatro di Chiasso (20.30).
Sul palco l’incontro tra due colleghi: Nicolas, persona sorda, e Fabienne, udente. Tra momenti delicati e altri di autentica comicità, i due imparano a capirsi sul lavoro e nella vita quotidiana, attraversando incomprensioni, imbarazzi, scoperte. A interpretarli sono Thomas Lévêque e Fanny Maugard, con la regia di Jean-Yves Augros, in una pièce in cui la lingua dei segni francese e il francese parlato convivono – con sopratitoli in italiano – intrecciandosi in una drammaturgia che mette al centro la comunicazione come bisogno universale. Non si tratta solo di una scelta artistica, ma di un gesto culturale: portare contemporaneamente due lingue sulla scena significa affermare pari dignità espressiva per entrambe e mostrare come la pluralità linguistica possa essere una ricchezza e non solo una barriera.
In Svizzera 10mila persone sorde
«Si tratta di una commedia sensibile che mette a confronto due mondi solo apparentemente distanti, portando in scena situazioni di vita comune che possono accadere tra persone udenti e persone sorde», evidenzia coordinatrice dell’associazione frequenzeLIS che promuove l’evento in Ticino e a cui appartiene la citazione iniziale. «È uno spettacolo che affronta tematiche legate alla comunicazione, al pregiudizio, all’importanza di essere ascoltati e compresi». Un messaggio che supera la dimensione della sordità e interpella chiunque: perché la necessità di essere capiti
Sara Vaccaro,
è comune a ogni essere umano, così come la frustrazione di non sentirsi accolti nella propria modalità espressiva. Portarlo in Ticino è stata una scelta precisa. «Rientra tra gli eventi che proponiamo durante l’anno con l’obiettivo di sensibilizzare e diffondere conoscenza rispetto alla Lingua dei Segni e alla tematica della sordità – spiega Vaccaro –. La doppia data, a Bellinzona e a Chiasso, ha lo scopo di favorire una partecipazione ampia sul territorio». In Svizzera si stima che siano circa 10mila le persone sorde (mentre a livello globale superano i 70 milioni), a cui si aggiunge un numero ben più ampio di persone deboli d’udito. Numeri che ricordano come non si tratti di una realtà marginale, ma di una componente significativa della società, anche se spesso ancora poco visibile nello spazio pubblico e culturale.
International Visual Theatre, unico in Europa
La pièce è prodotta dall’International Visual Theatre (IVT), situato nel cuore di Parigi, a Pigalle. Uno spazio di scambio, incontro e scoperta per persone sorde e udenti che riunisce un teatro, un centro di formazione e una casa editrice. IVT è un luogo unico in Francia e in Europa che, dal 1977, porta avanti un progetto di sviluppo essenziale per la diffusione della Lingua dei Segni. Oggi è diretto da Emmanuelle Laborit e Jennifer Lesage-David. Laborit, sorda dalla nascita, è una celebrità del teatro e del cinema francesi: nel 1993 ha ricevuto il premio Molière come giovane rivelazione per il suo ruolo in ‘Les enfants du silence’, andato in scena anche a Bellinzona nell’ambito di Homo Ridens. La collaborazione con una realtà di questo calibro rappresenta per il Ticino un’occasione di apertura verso un circuito culturale europeo che da decenni lavora sull’inclusione linguistica attraverso l’arte. Accanto agli appuntamenti pubblici proposti da frequenzeLIS, c’è tutto un lavoro collaterale portato avanti da questa associazione senza scopo di lucro, nata tra la fine del 2022 e la primavera del 2023, che opera sul territorio ticinese con un obiettivo chiaro: rafforzare l’accessibilità per le persone sorde e deboli d’udito, in particolare con la promozione della Lingua dei Segni Italiana (LIS). «Lavoriamo per supportare la comunità sorda attraverso diversi servizi», rileva Vaccaro, che oltre a coordinare l’associazione è interprete in Lingua dei Segni. Tra questi, l’interpretariato che spazia dall’ambito istituzionale, a quello culturale, sportivo, sociale e privato; ma anche l’organizzazione di eventi e momenti di sensibilizzazione. «Cerchiamo di operare su più canali, creando sinergie che permettano di aprire nuovi spazi di accessibilità sul territorio». L’associazione si propone infatti anche come ponte tra la comunità sorda e quella udente, favorendo l’incontro, il dialogo e una maggiore conoscenza reciproca. Sensibilizzare significa rendere visibile una lingua e una cultura, ma anche offrire strumenti concreti affinché l’accessibilità non resti un principio astratto.
Passi avanti ma ancora molti stereotipi
Un passaggio decisivo in questo senso è stato il riconoscimento della Lingua dei Segni Italiana nella Costituzione cantonale ticinese, approvato nell’ottobre 2022 in votazione popolare. Un atto che garantisce alle persone sorde il diritto di reperire informazioni e comunicare nella forma adatta ai propri bisogni, favorendone l’inclusione nei diversi ambiti di vita: professionale, culturale, sportivo. Un riconoscimento che non rappresenta un punto di arrivo, ma l’inizio di un lavoro di attuazione concreta, affinché i diritti sanciti trovino applicazione nella quotidianità delle persone. «La Lingua dei Segni non è solo una lingua a pieno titolo ma anche e soprattutto un patrimonio culturale e identitario che custodisce la storia e i valori della comunità sorda – rimarca Vaccaro –. E vogliamo valorizzarla così come le persone sorde». Perché nonostante i passi avanti persistono molti stereotipi e fraintendimenti: «Si pensa ancora spesso che le persone sorde non parlino, che semplicemente “gesticolino”. C’è ancora molto da fare», commenta la nostra interlocutrice.
Uno dei principi cardine di frequenzeLIS è il coinvolgimento diretto delle persone sorde nel lavoro che porta avanti. «Non vogliamo che siano solo fruitrici passive dei nostri progetti – precisa Vaccaro –. Le persone sorde sono parte integrante della nostra équipe ed insieme lavoriamo alla costruzione dei progetti. È importante la loro presenza: permette che siano loro stesse a portare nel mondo il proprio valore. Noi cerchiamo di supportare e favorire questo processo». Un approccio che rovescia la prospettiva assistenzialistica e punta invece sull’autodeterminazione.
Cultura come spazio di cittadinanza condivisa
In questa cornice si inserisce perfettamente ‘Parle plus fort!’ in cui recita anche una persona sorda. Si tratta di un modo per affermare che la cultura è uno spazio di cittadinanza condivisa e che l’arte può diventare terreno concreto di integrazione. Al centro dello spettacolo ci sono il lavoro, le relazioni, le piccole sfide quotidiane, ma soprattutto il bisogno di essere riconosciuti con le proprie specificità. E affinché questo sia davvero possibile, non serve parlare più forte, ma che quella dell’ascolto diventi un’arte collettiva.
CULTURE E SOCIETÀ
it-ch
2026-03-03T08:00:00.0000000Z
2026-03-03T08:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281951729304693
Regiopress SA