Il sorriso per Gilliet, l’umanità per Kennedy
L’idea di musica di Nicolas Gilliet, direttore artistico, e quella dei Kennedy Administration per voce della fondatrice, stasera al Teatro del Gatto di Ascona
Di Ettore Guerito
“Una volta era più difficile entrare in contatto con i musicisti: bisognava conoscerli, parlarci direttamente e trovare il tempo per discutere le necessità e il programma di ogni concerto. E soprattutto bisognava andare ad ascoltarli dal vivo. Oggi su Internet trovi tutto, si valuta più velocemente e spesso non si discute più con l’artista, scegliendo un po’ a scatola chiusa”. Così per Nicolas Gilliet, direttore artistico del Jazz Cat Club, è cambiato il modo di organizzare concerti in Ticino, nei 19 anni di storia del Jazz Cat Club, che in settembre ha aperto la sua stagione al Lux di Massagno e ora torna nella sua sede storica. «Uscire ogni tanto dal Teatro del Gatto fa bene, è stata una bellissima serata, in una sala splendida e il riscontro è stato ottimo. La serata ci ha confermato che il gospel piace, ho visto tante facce nuove e questo mi dice che c’è nuovo pubblico interessato alla nostra offerta musicale, e che possiamo crescere ancora».
In un club che ha il jazz nel nome, non è una stramberia aprire con il soul pop dei Kennedy Administration, stasera alle 20.30 ad Ascona, anche perché ne è passato di soul, funk, gospel e R&B al Gatto. «Mi sono detto: “Perché no?”. La radice è la stessa: i musicisti sono impregnati di cultura jazz e l’approccio e l’estetica musicale sono di alta qualità. Ho anche pensato: “Ci sarà qualcuno che verrà a reclamare?”. Non credo proprio». E poi, dopo diciannove anni, la regola è questa: «Un artista è da Teatro del Gatto se riesce a far uscire il pubblico dal concerto con il sorriso». A proposito di pubblico, la storia del Jazz Cat Club è anche una storia di fiducia: «Nel tempo – prosegue Gilliet – abbiamo costruito credibilità: non proponiamo solo un singolo nome, ma un percorso di buona musica. Come direttore, cerco di restare sensibile alle esigenze del pubblico, ma so anche che bisogna sperimentare e stuzzicarlo con delle novità. L’importante è mantenere una propria filosofia musicale e non diventare dei tuttofare della musica. Oggi se ne vedono fin troppi». È più difficile oggi sorprendere il pubblico o portarlo a scoprire artisti nuovi? «Entrambe le cose sono difficili, ma bisogna continuare a provarci. Tanti concerti passano inosservati ai molti, e anni dopo mi viene chiesto di organizzare qualcosa che avevamo già proposto».
È cambiato il modo di programmare, diceva Gilliet. Sono cambiati gli artisti ma «sono diminuite anche le richieste di organizzare concerti, oppure arrivano proposte con idee e budget improponibili, che sottovalutano quanto organizziamo qui». Ed è cambiato anche il jazz, dominato dalle grandi voci: «Il jazz non è mai stato, in senso stretto, una musica dominata dalle voci, anche se le grandi voci ci sono sempre state. Oggi – conclude Nicolas – la voce è uno strumento molto amato dal pubblico e sempre più richiesto. A volte ho quasi l’impressione che i musicisti finiscano per essere relegati a un ruolo di complemento. Una volta non era così».
CULTURE E SOCIETÀ
it-ch
2026-10-19T07:00:00.0000000Z
2026-10-19T07:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281951729795128
Regiopress SA