Un uomo libero e la sua passione per la scuola
Di Claudio Mésoniat
Di Fabio Camponovo, uomo di scuola appassionato, scomparso sul finire dell’anno scorso, si sono scritte – e dette pubblicamente, alle sue esequie – cose molto vere e belle, specie da parte di chi, come Fabio Pusterla, ha percorso insieme a lui un lungo itinerario dentro la scuola condividendo la passione per la lingua e la letteratura italiana, il suo insegnamento, come pure uno sguardo “critico” sulla società e sulla scuola in particolare, collegato a una militanza politica che per entrambi si radicava nei movimenti del ’68.
Pusterla (su laRegione) ha messo bene in luce come tale militanza in Fabio non si declinasse nell’applicazione di teoremi ideologici ma si esprimesse come “volontariato del pensiero critico”, che gli permetteva di muoversi con “eccezionale libertà”, sapendo di “non poter contare su sponde e protezioni politiche”, “libero da preoccupazioni elettorali e strategiche, alieno da qualsiasi tornaconto personale”. Infatti, non fosse stato Fabio quel “volontario del pensiero critico” e non avesse coltivato quella “eccezionale libertà”, non ci saremmo forse mai conosciuti, ma di certo non avremmo intavolato insieme un fitto dialogo sulla scuola protrattosi per sette lunghi anni, coinvolgendo un piccolo gruppo di amici e sfociando poi in una serie di convegni pubblici. Perché dico questo?
Dopo il naufragio in votazione popolare del progetto di riforma della scuola dell’obbligo, nel settembre del 2018, sostenni in un articolo su laRegione che quel momento fosse il più adatto per “tentare un vero dialogo in profondità e a 360 gradi sulla nostra scuola”. Rivolgendomi a chi mi era più vicino per cultura e storia, ovvero il mondo cattolico, aggiunsi che, a quel punto, anziché tornare sulla rivendicazione del sostegno finanziario alle scuole private, sarebbe stato più interessante partecipare, “umilmente e costruttivamente, a un dialogo aperto per il bene di tutta la scuola pubblica”. Gianluca D’Ettorre – responsabile di OCST/scuola – accettò subito la sfida e mi comunicò contestualmente l’interesse di Fabio Camponovo.
Svolgendo il ruolo di esperto di italiano, Fabio aveva conosciuto e apprezzato la SM Parsifal, stringendo amicizia con l’allora direttore dell’istituto, Roberto Laffranchini. Insieme a quest’ultimo aderirono presto al nascente gruppetto anche Maurizio Balestra e poi, via via, Virginio Pedroni, Rosario Talarico, Michela Maiocchi, Ilario Lodi, Lina Bertola, Valeria Callea. Tutti insegnanti –con l’eccezione di chi scrive –, i più giovani legati a Fabio anche dalla stima che nell’esercizio autorevole e quasi paterno del suo ruolo di esperto cantonale aveva suscitato in loro, come in tanti altri. Denominatore comune del drappello? Di certo non la medesima matrice culturale, bensì un’esigenza sorgiva: la passione per la scuola e, al contempo, la percezione condivisa che il suo fondamentale compito educativo andasse rimesso a fuoco e riaffermato in un contesto occidentale dove la scuola, da alcuni decenni, appare sottoposta prioritariamente a istanze socioeconomiche. A dettarle, in particolare, le direttive OCSE, recepite anche dalle autorità scolastiche locali (e popolarmente note attraverso l’acronimo PISA, il programma di accertamento delle competenze degli studenti al termine dell’obbligo scolastico).
Fabio, citando spesso il primo articolo della Legge cantonale della scuola (1990), che recita “La scuola pubblica è un’istituzione educativa al servizio della persona e della società”, era solito richiamare l’attenzione sull’accento prioritario posto, appunto, sulla persona.
Ecco dunque nascere la piccola associazione che si darà nome “Essere a Scuola” e che – recitano i suoi statuti – “si propone di organizzare momenti di riflessione sui temi educativi, promuovendo una visione integrata della scuola, in dialogo con la società e le altre realtà sociali e culturali. L’obiettivo è coinvolgere un ampio pubblico, affinché tutti possano contribuire al dibattito sul futuro della scuola”. Scopo perseguito attraverso una serie di convegni a scadenza annuale (i titoli: L’insegnante fra autorità e libertà, La scuola fra conoscenza, persona e lavoro, La scuola madre e matrigna, Educazione dentro e fuori dalla scuola, Si fa presto a dire inclusione, una sfida per l’educazione ).
Era Fabio che, nelle lunghe e appassionate conversazioni tra noi per definire i temi e individuare i relatori, riusciva a cogliere le esigenze di tutti e, solitamente, a mettere il punto finale: autorità riconosciuta, sia pure informalmente. Ricordo che una volta, al termine di una delle nostre animate riunioni, mentre uscivamo dalla saletta e la discussione proseguiva, si fermò, ci guardò e disse: “Certo che per parlarci in questo modo, dobbiamo avere una grande libertà”. La sua, soprattutto.
CULTURE E SOCIETÀ
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2026-01-31T08:00:00.0000000Z
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