Se le scope volano ancora
‘Miracolo a Milano’, trasposizione teatrale del film di Zavattini e De Sica, è la nuova produzione del Piccolo Teatro in scena al Teatro Strehler
Di Sabrina Faller
L’ambizione di Claudio Longhi, direttore artistico del Piccolo Teatro di Milano alle prese con una nuova regia all’interno dell’istituzione, è vasta e importante: restituire al pubblico un racconto teatrale della città, inserendosi nel solco di quanto fece Strehler con ‘El nost Milan’ o Luca Ronconi quando volle raccontare Roma mettendo in scena il ‘pasticciaccio’ di Gadda. ‘Miracolo a Milano’ è un celebre film di Vittorio De Sica da un soggetto di Cesare Zavattini, nato da un’idea dello stesso Zavattini e di Antonio De Curtis, in arte Totò, e di cui il comico napoletano avrebbe dovuto essere l’interprete. Nel 1943 il soggetto ‘Totò il buono’ diventa un romanzo di Zavattini con lo stesso titolo, ma per arrivare al film occorrono ancora un po’ di anni e che finisca la guerra. ‘Miracolo a Milano’ esce nel 1951, senza grande successo, ma vincerà il Grand Prix al Festival di Cannes. Che cosa è accaduto? È accaduto che il regista italiano più acclamato del momento, uno dei grandi interpreti del neorealismo, già vincitore di due Premi Oscar, con questo nuovo film a carattere fantastico si discosta dal neorealismo puro, anche se ne mantiene alcuni caratteri, e né il pubblico né la critica sembrano avere capito appieno questa svolta.
La vicenda narra di un bambino, Totò, trovato sotto un cavolo dall’anziana Lolotta, che lo cresce come un figlio. Alla morte della mamma, il piccolo viene spedito all’orfanotrofio, dove rimane fino alla maggiore età e dove gli viene inculcata l’idea dell’obbedienza. Totò è un ragazzo dolce e schietto, ottimista, altruista, sincero, con buone capacità organizzative, e presto si mette alla testa di un gruppo di senzatetto che vive alla periferia della città e insieme a loro inizia la costruzione di una baraccopoli e di una comunità. Ma il terreno, passando dalle mani di un imprenditore all’altro, dovrà prima o poi essere sgomberato e i baraccati andarsene. A Totò viene in aiuto dal cielo mamma Lolotta che gli fornisce una colomba magica con la quale tenere lontane le forze dell’ordine ed esaudire i desideri della povera gente. Purtroppo la colomba non risolve tutti i problemi della comunità, anzi, la possibilità di avere i propri desideri esauditi spinge i baraccati verso un’ingordigia sempre più spiccata. Alla fine la colomba viene sequestrata da due angeli, l’esercito di diseredati viene fatto sgomberare e portato via dalle camionette della polizia, e tuttavia in piazza del Duomo avviene il miracolo, le porte delle camionette si aprono, i poveracci escono, inforcano le scope dei netturbini presenti e volano via verso un luogo dove ‘buongiorno voglia dire davvero buongiorno’, non sia cioè una vuota formula, ma un contrassegno di ritrovata umanità.
L’Italia di ieri e quella di oggi
Claudio Longhi insieme a un gruppo di fidi collaboratori ha dato inizio all’avventura della trasposizione teatrale del film: Paolo Di Paolo si è occupato di questo, mentre Lino Guanciale e Corrado Rovida hanno curato la drammaturgia. Il testo che ne è scaturito, pur partendo dalla sceneggiatura originale del film, e dal romanzo che ne sta alla base, ‘Totò il buono’ di Zavattini, ha integrato altri scritti dello stesso Zavattini e una messe di dati statistici relativi all’Italia di ieri, cioè degli anni 50, messi a confronto con i dati dell’Italia di oggi. E questo perché il racconto teatrale vuole guardare la Milano di oggi attraverso lo specchio della città di ieri. Cosicché la vicenda principale, ovvero la storia di Totò in questa Milano che comincia ad annusare i primi sintomi di un boom economico carico di promesse e di contraddizioni, è intercalata da siparietti di stampo brechtiano che forniscono numeri, dati, cifre sulla metropoli di oggi e su quella nascente di ieri, indicando il futuro dell’intero Paese. Altri materiali confluiscono nel copione, da scrittori come Gadda, Savinio, Bertolazzi, Raboni e Testori, mentre alle suggestioni brechtiane si aggiungono quelle ibseniane da ‘Peer Gynt’ cui si fa riferimento nella scena iniziale tra Totò e Lolotta. ‘Miracolo a Milano’, una delle più belle fiabe anticapitaliste del dopoguerra, si propone dunque come un grande evento popolare – nel senso più alto del termine – in cui il pubblico possa riconoscersi e interrogarsi sulla Milano di oggi e sulle sue radici. Estratti dal film sono utilizzati, così come altre immagini, in modo magistrale dentro le scene di Guia Buzzi. La colonna sonora dello spettacolo propone canzonette dell’epoca e arie d’opera – il Teatro alla Scala rappresenta uno dei momenti di rinascita della città –, la radio è il medium principale del tempo, e naturalmente il numero di attori in scena è imponente, includendo le allieve e gli allievi della scuola del Piccolo Teatro. Lino Guanciale è il protagonista nei panni di Totò. E siccome lo spettacolo inizia in platea, il pubblico femminile, innamorato dei suoi tormentati commissari televisivi, lo accarezza con gli occhi. Qui eccolo nei panni ingenui del buono, semplice e puro fanciullo dickensiano uscito dai Martinitt, pronto ad affrontare il mondo con un sorriso. Non si può non apprezzarne la generosità di interprete, la sua dedizione al ruolo e allo spettacolo, l’impegno e anche la buona riuscita nell’affrontare l’impervio dialetto milanese. Vera milanese doc e icona della scena italiana è Giulia Lazzarini, novantadue anni fra pochi giorni, nei panni di Lolotta è una presenza delicata e autorevole, i suoi passi titubanti e leggeri in scena catturano l’attenzione del pubblico che la segue trattenendo il respiro. E dato che gli autori del nuovo testo hanno deciso nel finale di far scendere dalle guglie del Duomo nientemeno che la Madunina, simbolo di Milano, forse avrebbe avuto senso darle il corpo e la voce di una Giulia Lazzarini o di un’interprete dello stesso prestigio.
Lo spettacolo, della durata di poco più di tre ore, ha dunque alle spalle un lungo e appassionato lavoro di scavo e di ricerca, con conseguente accumulo di materiali ‘da far rifluire teatralmente nel testo ultimo, come in un processo di dilatazione, moltiplicazione, amplificazione della matrice originale’ e infine di proiezione sull’orizzonte attuale. Questa sovrabbondanza rischia tuttavia di diluire il messaggio, di fargli perdere un po’ della forza dirompente che ha e che è nelle intenzioni dei realizzatori, quella forza che ci costringe a vedere la fiaba ma anche il suo rovescio, a mettere in relazione l’orfanello Totò con le statistiche dell’epoca sugli orfani di guerra e l’esercito dei baraccati con il numero dei senzatetto causati dai bombardamenti sulle abitazioni. ‘Miracolo a Milano’ è comunque un grande spettacolo corale, frutto di un amore collettivo (per il teatro e le sue possibilità e per la città cui è dedicato) di sicuro impatto sul pubblico, che applaude commosso l’imponente cast e soprattutto lei, Giulia Lazzarini, tutta in bianco, accompagnata alla ribalta dal ‘figlio Totò’. Lo spettacolo, in scena al Teatro Strehler fino al 1º aprile, è in larga parte in dialetto milanese. Ci sono giorni, da verificare nel sito (www.piccoloteatro.org), in cui è sovratitolato in italiano e in inglese.
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