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Più che la dolcezza poté il metal serbo

Passa il Belgio tra le lacrime e Israele tra i fischi. Al palo la ballata portoghese, avanti la Serbia e la favorita Finlandia. Domani ci prova Veronica Fusaro

di Beppe Donadio

Le canzoni dell’Eurovision Song Contest (Esc) non hanno il rigido embargo sanremese, nascono libere, vivono su YouTube per mesi così che il pubblico le possa conoscere, amare, eventualmente detestare, eventualmente votare. Alcune nascono appositamente per l’evento, nei campi di scrittura dell’Esc in cui si cerca la canzone eurovisiva perfetta. Cose alla ‘L’amour est blue’ di Vicky Leandros, venuta dal 1967 ad aprire la prima semifinale del coloratissimo concorso che nelle strade di Vienna ospita un’altra e ben diversa manifestazione. Ne scriviamo a fianco, e visto che il destino di essere nati in un altro posto del mondo ce lo consente ancora, esercitiamo qui il più leggero atto dell’intrattenimento, a volte chiamato ‘pagelle’, che vanno di moda.

E comunque si balla

L’Eurovision Song Contest 2026 è partito dal moldavo Satoshi, che in verità si chiama Vlad Sabajuc ma ama il Giappone. ‘Viva, Moldova’ (★★☆☆☆) è una specie di ‘Tutta l’Italia’, dalla metrica che ricorda quella di “stasera la luna ti porterà fortuna”, in nome dell’italodance imperante a Est. È tutto molto allegro, anche troppo. La favorita Svezia ha rispolverato le mascherine, ma l’hantavirus non c’entra, è solo che Felicia ha vinto ‘Il cantante mascherato’ e soffre di ansia sociale. Canta la non irresistibile ‘System’

(★★☆☆☆), ovvero quelli che ti entrano in testa e sabotano il tuo sistema operativo.

Le Leléz sono croate ma pare di sentir cantare l’Ucraina. ‘Andromeda’ (★★☆☆☆) è, lo dice il titolo, un canto di rivendicazione femminile che per essere canto, almeno dal vivo, è un po’ stonatello. La Grecia è il primo momento Dargen D’Amico: proprio come il rapper/producer italiano, Akylas è solo apparentemente festaiolo: dedica ‘Ferto’ (★★★★☆) alla mamma che durante la crisi finanziaria greca non gli ha fatto mancare nulla. Piena di suonini dei videogiochi, ‘Ferto’ è un dito medio alzato in faccia all’avidità e al consumismo sfrenato.

Not in my name?

Della bellezza di ‘Rosa’ (★★★★★) dei portoghesi Bandidos do Cante, che mentre cantano gli sbocciano i fiori intorno, abbiamo scritto ieri. Sfila poi il trio esistenzial-georgiano Bzikebi con ‘On Replay’

(★★☆☆☆), con quei vestiti un po’ Kill Bill e l’intonazione un po’ così di chi a dieci anni, comunque, ha vinto l’Esc Junior. A mezza Italia (quella del nord soprattutto) pronta a un “not in my name”, Sal Da Vinci (già in finale, l’Italia è tra le Big Four ammesse di diritto) risponde con un momento artistico lontano dal temuto “matrimonio napoletano”, per quanto la coreografia di ‘Per sempre sì’ (★★★★☆) includa la vestizione dello sposo. Architetture e danza rendono tutto molto classico e poco neomelodico. Di buffo, semmai, è Sal nello spot del caffè Lollo (sulla Rai).

Il violino killer di Linda Lampenius è lo strappo alla regola dell’Esc che, prima dei malumori di Lucio Corsi nel 2025, pretendeva che i musicisti fingessero di suonare. E invece Linda suona dal vivo (così come la violinista portoghese). Con lei c’è Pete Parkkonen, per portare la Finlandia di ‘Liekinheitin’ (HHHII) là dove volarono i Lorde vent’anni fa, qui cantando di ferite d’amore lasciate da un lanciafiamme (il titolo). Il Montenegro si lascia alle spalle le relazioni tossiche e rinasce con ‘Nova Zora’ (HHIII), una cosa un po’ Carmina Burana, non intonatissima ma visivamente efficace. Sull’Estonia new wave che gioca a fare il Regno Unito con le bionde Vanilla Ninja sorvoleremo, perché ‘Too Epic to be True’ (HIIII )è troppo epico per essere vero ma anche troppo estone per essere british. Mescolando ebraico, inglese e francese, l’israeliano Noam Bettan canta ‘Michelle’

(HHIII), eurovisiva nel senso di prevedibile.

Superstar

“Lampi, saette, grandi palle di fuoco”, cantava il pianista, e all’improvviso arriva una canzone tipo Shakira sulla fiducia in sé stessi, ‘Fire’ (★★☆☆☆) di Sara Engels, la Germania Big Four già in finale. Le preferiamo il Belgio della giovane Essyla, che canta tutta la precarietà (femminile, da paladina del female empowerment) del ballare sul ghiaccio, ‘Dancing on

the Ice’ (★★★★★), i cori dei Queen con la cassa in quattro, quella bella, di classe.

Il lituano Lion Ceccah è il ragazzo che cadde sulla terra come Bowie e i Rockets. Più artista teatrale che cantante, ‘Solo quiero mas’ (★☆☆☆☆) è una piccola tortura, non evidentemente per le giurie. Senhit per San Marino è cantante vera, mettici pure che in ‘Superstar’ (★★★☆☆) fa la sua comparsa Boy George, la superstar. Voce per voce, il diversamente gospel della polacca Alicja con ‘Pray’ (★★★☆☆) conduce ai serbi Lavina di ‘Kraj mene’ (★★★☆☆), una cosa sentimentale ma molto, molto metal.

Tirando le somme

Alla fine passano Grecia, Finlandia, Svezia, Moldavia, Serbia, Croazia, Lituania, Polonia, il Belgio in lacrime e Israele tra i fischi. Quanto allo spettacolo, la coppia di presentatori non è esattamente scoppiettante, tanto che si rimpiange la sempre sorridente Michelle Hunziker. Vale la visione, al contrario, il piccolo musical sull’atavico fraintendimento tra Austria e Australia, così come la celebrazione degli Zero Points (le nazioni che nessuno ha televotato, e la Svizzera ne sa qualcosa), l’omaggio alla ruota panoramica di Vienna e l’apparizione di Will Ferrell che dice la sua sull’Esc da fan della manifestazione. A portarlo nell’euromondo è stata la consorte, l’attrice svedese Viveca Paulin, e Ferrell se n’è talmente innamorato da produrre (per recitarvi pure) ‘Eurovision Song Contest - La storia dei Fire Saga’, film quasi Oscar nel 2021 per la miglior canzone (‘Húsavík’) e raro momento nel quale l’Esc non si prende troppo sul serio. Una nota di costume. La presentatrice dell’Esc 2026 è Victoria Swarovski, erede di una nota famiglia esattamente come Elettra Lamborghini, che su Rai 1 ha chiamato i conduttori “conduttovski”, si è spesa in commenti tecnici (“Se sentite la mia mascella è perché sto mangiando i popcorn”) e prima che tutto cominciasse ha dato appuntamento a Bulàggna, Bologna. “Non risuccede, ma se risuccede…”, ha commentato il collega Corsi. Per dirla con i nostri amati Bandidos Do Cante, se son rose, per l’Italia fioriranno. Speriamo fioriscano anche domani per Veronica Fusaro, pronta a liberare la sua ‘Alice’ dalle catene.

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2026-05-13T07:00:00.0000000Z

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