Valeria Corciolani e la cucina del mistero
Scrittrice e illustratrice, mercoledì a Massagno sarà ospite di Tutti i colori del giallo, per parlare degli insospettabili legami tra cibo e scrittura noir
di Martina Parenti
“Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”, diceva Agatha Christie, regina indiscussa del mistero, riassumendo in una formula perfetta l’essenza stessa del giallo. Perché ogni romanzo investigativo nasce da una fine già avvenuta: un delitto, una sparizione, una verità nascosta. Da lì si procede a ritroso, ricomponendo tracce, dettagli e omissioni che ci restituiscono l’immagine completa del quadro solo quando il puzzle è stato ricomposto per intero. Ma non si tratta di risolvere un semplice rompicapo. La scrittura noir deve possedere l’abilità del ragno: tessere una tela di geometrie tanto sorprendenti da spingere chi guarda ad avvicinarsi sempre di più per coglierne ogni dettaglio – i cerchi concentrici, le simmetrie perfette, le curve sottili dei fili di bava. E proprio quando si crede di stare soltanto osservando, si finisce per rimanere intrappolati. Bisogna far fare al lettore la fine della mosca, insomma.
Valeria Corciolani finora ci è riuscita benissimo costruendo, negli anni, un universo narrativo riconoscibile e amatissimo, muovendosi tra mistero, ironia e atmosfere noir. Scrittrice e illustratrice, vincitrice nel 2022 del premio Giallista dell’anno La Quercia del Myr, ha conquistato i lettori con serie di successo come ‘Con l’arte e con l’inganno’, ‘Di rosso e di luce’ e ‘Delitto in bianco’, che hanno dato vita per Nero Rizzoli alle indagini della storica dell’arte Edna Silvera. Dal suo romanzo ‘Il morso del ramarro’ è stato tratto l’omonimo film, mentre ‘Acqua passata’ ha inaugurato la serie della colf e dell’ispettore. Il 20 maggio a Massagno sarà ospite di Tutti i colori del giallo, che dedica la XXII edizione ad Agatha Christie nel 50esimo anniversario della sua morte. Insieme a Gabriella Genisi e ad Alessia Gazzola parlerà dei segreti della scrittura noir mostrando gli insospettabili legami tra cucina italiana, spagnola e inglese.
Nel noir accade spesso che alcuni personaggi attraversino più romanzi, trasformandosi in presenze ricorrenti e dando vita a vere e proprie saghe. Da dove nasce questa coazione a ripetere?
Penso che sia un modo per prendere per mano il lettore, metterlo a proprio agio accompagnandolo nel mondo dei personaggi. Agatha Christie è riuscita a far sì che Miss Marple e Poirot diventassero nostri amici. Il fatto di osservare le loro vite dal di fuori e, al contempo, dal di dentro è qualcosa che coinvolge tantissimo. Probabilmente è questo che rende la serialità così avvincente. Poi ci sono due modi diversi per affrontarla. C’è chi sceglie di lasciare le sue creature cristallizzate nel tempo e chi invece le fa crescere e cambiare insieme alle storie.
Chi è Edna Silvera, l’investigatrice che ritroviamo in tre dei suoi titoli?
Sicuramente un personaggio fuori dalle righe. Non è una detective di professione ma il fatto di occuparsi di storia dell’arte le dà quello sguardo laterale, quell’attenzione ai dettagli che diventa strumento potentissimo per osservare la vita e i delitti da una prospettiva diversa. Ha sessant’anni e un carattere tutt’altro che semplice! È una tipa abituata fin da sempre a mettere paletti e a dire dei no.
Questo personaggio ha un profilo simile al suo: anche lei ha studiato Belle Arti. Potremmo parlare di alter ego?
Beh in parte sì! Mi piacerebbe dire di avere lo stesso temperamento ma purtroppo non è così. È stato divertente creare un personaggio simile a me e, al tempo stesso, molto diverso. Le ho fatto fare tutto quello che avrei desiderato fare io. E poi, da tempo, desideravo intrecciare una storia crime con il mondo dell’arte, che considero la prima vera grande indagine della storia: una disciplina attraverso cui siamo riusciti a conoscere così tanto del nostro passato.
Perché ha scelto la forma del giallo per raccontare le sue storie? Cosa la attrae?
Un po’ per caso. Ho cominciato così fin dal primo romanzo. Questo genere permette di entrare nelle pieghe dei personaggi, scrutarne le ombre. Mi piace provare a scoprire l’ipotetica linea che divide il bene dal male. Quand’è che si finisce per passare dall’altra parte? Insomma, mi interessano quei vicini della porta accanto che un giorno decidono di superare il limite.
Segue dei rituali quando scrive?
Mangio sempre un pezzo di cioccolata e mi assicuro di avere a portata di mano il mio blocchetto degli appunti. Le idee migliori mi vengono quando sono lontana dalla tastiera. E poi ho un felino molto invadente che condivide con me scrivania e tastiera.
Da dove nascono le sue storie?
Di solito da qualcosa che sento alla radio o che leggo sul giornale. Qualcosa che mi colpisce perché tocca temi che mi stanno a cuore. A volte può essere anche una frase di una canzone. Parto da un piccolo innesco per poi costruire tutta la storia.
Come si costruisce un giallo?
Si dice che ci siano due categorie di giallisti: gli scrittori architetti – precisi, pianificatori e geometrici – e quelli giardinieri, un po’ più spontanei e inclini a improvvisare. Io faccio sicuramente parte della seconda categoria. L’unica scaletta che seguo è quella che creo per l’ingresso dei personaggi. Faccio in modo che il lettore, anche quello più distratto, non debba perdere il filo chiedendosi: ‘E questo chi è?’. Poi ovviamente bisogna sapere in che direzione andare, dosando bene indizi e piste lasciando sempre al lettore lo spazio per fare le proprie congetture. A volte, però, le storie imboccano direzioni inattese, e allora non resta che seguirle, lasciandosi guidare dalle deviazioni fuori programma. Mi diverte molto la scrittura. È faticosa e impegnativa ma mi riempie di gioia.
Come ha incontrato Agatha Christie?
Durante le vacanze estive tra la seconda e la terza media, in montagna. Un tascabile trovato nell’edicola del paese. Era Istantanea di un delitto. L’ho letto in un pomeriggio e mezzo. È stato subito amore.
Cosa le piace della sua scrittura?
Che ti mostra tutto, ma ti fa guardare nella direzione sbagliata. Il lettore ha sempre la soluzione sotto gli occhi, ma è lei che decide dove farti guardare. Un genio. E poi è una donna che ha reso l’autonomia femminile così normale da non doverla nemmeno spiegare.
Che cosa fa quando non scrive?
Leggo tantissimo, e poi amo molto nuotare e camminare. Queste attività sono “la mia stanza tutta per me”, per dirla con Virginia Woolf. Vado molto anche al cinema e a teatro, perché credo che le storie siano il vero grande nutrimento.
Che cosa ha a che fare la cucina col noir?
Tantissimo. A guardare bene, quasi tutti i personaggi nati dalla penna dei giallisti hanno un legame con il cibo: come piacere, conforto o persino strumento del delitto. Forse perché il cibo parla della vita più di quanto sembri: ha a che fare con il desiderio, con la cura, con la seduzione, con le abitudini più intime. E in questo assomiglia molto alla scrittura. Entrambi raccontano chi siamo, ma nel giallo il cibo diventa spesso una chiave narrativa potentissima.
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