Per il tuo bene, ma con conseguenze
‘For Your Own Good’, corto di Emma Cavadini, sabato al Lux
Dopo l’evento d’esordio dello scorso sabato, il Festival del Film Vert, rassegna cinematografica dedicata alla sostenibilità e all’ambiente, avrà ulteriori tappe ticinesi durante il mese in corso: altri due appuntamenti sono previsti il prossimo 21 marzo a Lugano e il 28 a Locarno, dando spazio anche ad alcuni cortometraggi che verranno proiettati prima dei documentari proposti. È il caso di ‘For Your Own Good’ (Per il tuo bene), il cortometraggio della giovane regista ticinese Emma Cavadini, che sabato alle 20.45 al cinema Lux di Massagno precederà la proiezione del film della serata, ‘Il ricercatore’ di Paolo Casalis, storia di Gianluca Grimalda, ricercatore universitario, primo lavoratore al mondo licenziato per essersi rifiutato di prendere l’aereo per motivi ambientali. In ‘For Your Own Good’ invece, Cavadini usa il linguaggio della distopia per esplorare il nostro rapporto con il cibo e la natura, e ci spinge a interrogarci: quanto delle nostre scelte quotidiane è frutto di libertà e quanto di un condizionamento culturale invisibile? L’abbiamo incontrata per approfondire la genesi di questa visione cinematografica.
Emma Cavadini: il tuo film può definirsi un documentario?
È un cortometraggio narrativo, di finzione. Racconta di un mondo totalitario, dove la società esercita un rigido controllo su tutti i viventi – animali e piante –, esattamente come accade nel nostro. La differenza sostanziale, che avvicina il film al genere distopico, è la presenza effettiva di una legge che impone il consumo di carne ai cittadini. Infatti, coloro che resistono all’ideologia, ribellandosi, subiscono punizioni e vengono rieducati all’interno di centri specializzati.
Come è nata l’idea del mondo contenuto in ‘For Your Own Good’?
Nel mondo che descrivo, l’economia è interamente incentrata sulla produzione di carne di animali considerati “da reddito” e questo poiché il mangiar carne è visto come un atto indispensabile. Quasi come se una vita senza fosse inimmaginabile. Ho iniziato a riflettere sul perché questa concezione fosse così diffusa quando ho scoperto la teoria del carnismo teorizzata della psicologa statunitense Melanie Joy, secondo la quale vi è un sistema di credenze ideologiche che condiziona le persone a mangiare certe specie di animali piuttosto che altre. Ciò fa sì che fin dalla giovane età si sia indotti a credere che nutrirsi di certi animali sia giusto, e di altri sbagliato. Questo perché vi è una narrazione secolare che stabilisce che ciò sia normale, naturale e necessario.
Perché hai sentito l’esigenza di trattare questo tema?
Da tempo mi interrogo sulle mie abitudini alimentari e ricordo bene il momento quando, da molto piccola, avevo scoperto da dove la carne provenisse e per un periodo mi ero rifiutata di mangiarla. Con il tempo però ho ripreso a farlo e mi sono dimenticata di ciò che questo comportava. Quando ho scoperto uno studio americano che teorizza come i bambini siano a volte consumatori inconsapevoli di carne, mi sono ricordata di questo avvenimento e ho iniziato a ripensare al fatto che da piccola l’idea di mangiare un animale mi ripugnasse e mi sono chiesta perché col tempo era diventato un atto abitudinario e piacevole.
Potresti anticipare qualcosa della trama del film?
La storia ha come protagonista Giorgia, una donna di quarant’anni, madre molto preoccupata per il segreto che da tempo nasconde: la figlia Sara da sempre detesta la carne e non riesce a nutrirsene. Così Giorgia è costretta a trovare una soluzione, che però non sarà priva di conseguenze.
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2026-03-17T07:00:00.0000000Z
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