Paul Troubetzkoy il cosmopolita
Russo e americano per origini, ma legato a doppio filo al Lago Maggiore, ‘Lo Scultore della Belle Époque’ è in mostra alla Galleria d’Arte Moderna di Milano
Di Claudio Guarda
Dopo la grande esposizione al Musée d’Orsay, anche la Galleria d’Arte Moderna di Milano dedica un’ampia rassegna a Paul Troubetzkoy. Era figlio di un principe russo – di antica nobiltà nonché alto diplomatico – e di una cantante lirica americana, ma divenne presto un celebre scultore cosmopolita che si spostò e visse in varie capitali non solo d’Europa frequentando e ritraendo le personalità più in vista dell’epoca. Ma, dentro di sé, era profondamente legato al territorio e al paesaggio del Lago Maggiore, essendo nato e cresciuto sulle sue rive: nato a Intra nel 1866, morto a Pallanza nel 1938 e vissuto gran parte della sua vita nella vicina Ghiffa, dove i genitori avevano fatto costruire la splendida Villa Ada, con il grande giardino sul lago. “Complice la mondanità del luogo – scrive Omar Cucciniello –, le conoscenze e la bella voce della madre, la famiglia, poco più che benestante nonostante la nobiltà, aveva modo di frequentare il bel mondo, le ricche famiglie della nobiltà e dell’alta borghesia provenienti da Milano e dall’estero, ma soprattutto artisti, scrittori, musicisti e politici”. La sua formazione artistica avvenne dunque in Italia. Inizia tra Intra e Ghiffa a stretto contatto con il più anziano e stimato pittore scapigliato Daniele Ranzoni – pure lui di Intra (nato nel 1843 e morto nel 1889) che dal 1873 al 1877 gli fa da precettore e lo ritrae bambino, in un celebre dipinto, assieme ai suoi due fratellini. Continua poi a Milano dove forgia il proprio linguaggio scultoreo. “Vi si trasferisce nel 1884, giovanissimo”, precisa Tommaso Sacchi. “La Milano che abita non è soltanto la capitale economica del Regno d’Italia appena unificato, ma anche il teatro di un’inquietudine artistica profonda: quella della Scapigliatura, che cerca nel disordine e nella ribellione una via per sfuggire agli ideali borghesi e al moralismo soffocante del tempo”. Troubetzkoy non ne assorbe lo spirito polemico ma l’energia, il linguaggio vibrante e mosso che trasforma in una plastica guizzante, fatta di rapidi tocchi, ma anche con una capacità straordinaria di cogliere non solo la fisionomia ma anche il carattere, il modo di porsi dei personaggi che ritrae.
In diretta
Singolare figura di vegetariano ante litteram e di animalista convinto, ma anche fautore della modernità, con la sua scultura egli non mette mai i personaggi in posa, esalta invece la momentaneità di un’istantanea in presa diretta, dà risalto non solo alla moda ma pure alla gestualità, allo stile di vita: quello stile di vita salottiero, internazionale ed elitario, e di arte che con lui dall’Europa trapassa in Russia (per anni fu insegnante di scultura all’Accademia Imperiale di Mosca, dove entra in contatto con Lev Tolstoj) e poi anche negli Stati Uniti. Troubetzkoy fu insomma lo scultore per eccellenza della Belle Époque: effigiò artisti, nobili e intellettuali della propria cerchia di amici, come il Conte Robert de Montesquiou e Gabriele D’Annunzio; celebrità del teatro e della musica come Enrico Caruso e Giacomo Puccini; artisti del suo tempo tra cui Giovanni Segantini, Giovanni Boldini e Joaquín Sorolla, a cui fu legato da una profonda amicizia e che ritrae con la sigaretta in mano, messo di tre quarti con le gambe accavallate su un’ampia poltrona. Ma al di là di questo orizzonte internazionale, egli era tanto legato al territorio delle sue origini che, con l’approssimarsi della morte, dapprima lui stesso e poi gli eredi donano al Museo del Paesaggio di Verbania tutti i gessi – più di trecento – che si trovavano negli atelier di Suna, frazione del comune di Verbania, e di Neuilly-sur-Seine a Parigi. Oggi la gipsoteca di Verbania è punto di riferimento indispensabile per chiunque voglia occuparsi di lui.
Isole di Brissago
A differenza però di quanto scritto in catalogo, il fatto di ricordare e di disquisire sulla figura e l’opera di Paul Troubetzkoy per chi vive in Ticino e si interessa alla sua storia artistica e culturale, non si può fare se, accanto alla sua rilevanza sul piano internazionale, non si torna col pensiero a quel cenacolo di intellettuali, di artisti, letterati e musicisti che, dopo la sua villa, vennero accolti e ospitati sulle isole di Brissago dalla Baronessa Saint-Léger, russa come lui e, si dice, figlia illegittima dello zar Alessandro II, nata a San Pietroburgo nel 1856 e morta in povertà nel 1948, all’ospizio San Donato di Intragna. I suoi rapporti con i Troubetzkoy e con il Ranzoni risalgono a quando, ancor prima dell’acquisto delle due isole, aveva trovato ospitalità e alloggio in uno chalet di Villa Ada. Da lì, 1883-84, i Saint-Léger si trasferirono poi a Minusio, alla Baronata, che già aveva ospitato il rivoluzionario anarchico Bakunin. Vissero poi per sei mesi a Locarno, in casa di Emilio Balli: da qui la loro frequentazione con Francesco Balli, sindaco di Locarno, e con il pittore Filippo Franzoni. Con il Ranzoni la baronessa mantenne poi sempre stretti contatti tanto da accoglierlo sull’isola per un prolungato soggiorno dal dicembre 1885 al febbraio 1886. Donna di grande cultura e notevoli risorse finanziarie, prima di dilapidare l’intero suo patrimonio, la baronessa fece della sua residenza un rinomato luogo di incontro per artisti, musicisti e letterati anche di grande prestigio. È anche sul filo di queste relazioni internazionali, già evidenziate da Harald Szeemann, sia in ambito culturale-artistico che anarchico-vegetariano, che prenderà poi avvio l’importante vicenda del Monte Verità.
CULTURE E SOCIETÀ
it-ch
2026-05-12T07:00:00.0000000Z
2026-05-12T07:00:00.0000000Z
https://epaper.laregione.ch/article/281994679117779
Regiopress SA