laRegione

Addio a Beatriz González, artista che denunciò il potere

Beatriz González, artista colombiana tra le più importanti dell’America Latina del XX secolo, celebre non solo per le sue reinterpretazioni dei capolavori della storia dell’arte, ma soprattutto per le opere che denunciavano violenze, ingiustizie e abusi di potere nel suo Paese, è morta venerdì 9 gennaio nella sua casa di Bogotá all’età di 93 anni. A dare la notizia della scomparsa è stata la Galerie Peter Kilchmann di Zurigo, che la rappresentava a livello internazionale. Dalla tragedia dei ‘Suicidi del Sisga’ alle madri in lutto dei massacri di Las Delicias, González ha trasformato cronaca e politica in pittura, facendo della memoria civile il cuore della sua arte.

Arte e cronaca

Pittrice fuori dagli schemi, intellettuale critica e figura centrale della cultura colombiana, González ha attraversato oltre sei decenni di arte sfidando convenzioni estetiche e politiche. Il suo lavoro, caratterizzato da una tavolozza volutamente stridente e da immagini tratte dalla storia dell’arte e dalla cronaca, ha messo in discussione il concetto stesso di bellezza e il ruolo dell’artista nella società. Divenuta celebre negli anni ’60, iniziò la sua carriera reinterpretando capolavori della tradizione occidentale, da Raffaello a Leonardo da Vinci, filtrandoli attraverso colori accesi e un linguaggio volutamente popolare. Sebbene spesso accostata alla Pop Art, González ha sempre rifiutato l’etichetta, rivendicando una posizione autonoma e radicata nel contesto colombiano. Le sue opere di quel periodo, a metà tra ironia e dissacrazione, erano una riflessione su come le immagini “alte” dell’arte europea venissero recepite, trasformate e banalizzate nella cultura visiva latinoamericana.

Il presidente

Negli anni Settanta e Ottanta, il suo lavoro si fece progressivamente più politico. González iniziò a utilizzare immagini tratte dai giornali, dalla televisione e dalla propaganda ufficiale, concentrandosi in particolare sulle figure del potere e sulla violenza che segnava il Paese. Celebre è la serie di opere dedicate al presidente Julio César Turbay Ayala, eletto nel 1978, raffigurato in contesti mondani o televisivi che ne sottolineavano la trasformazione in merce mediatica. Alcune di queste opere provocarono reazioni ufficiali e una sorveglianza della polizia durante le inaugurazioni delle mostre.

Il punto di svolta arrivò nel 1985, con l’assalto al Palazzo di Giustizia di Bogotá da parte del gruppo guerrigliero M-19 e la sanguinosa repressione militare che ne seguì. Da quel momento, González abbandonò ogni residuo di ironia per adottare un tono più grave e diretto. La sua pittura divenne un atto di memoria e denuncia: madri in lutto, vittime dei massacri, difensori dei diritti umani assassinati entrarono stabilmente nel suo immaginario.

CULTURE E SOCIETÀ

it-ch

2026-01-13T08:00:00.0000000Z

2026-01-13T08:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/282024743649456

Regiopress SA