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Vienna ci aspetta, uniti (o quasi) dalla musica

Le Big Five sono diventate Four per la protesta contro Israele. Tra echi di guerra e fiumi di elettronica, per noi ha già vinto ‘Rosa’ (aspettando Veronica)

Di Beppe Donadio

“La sensazione scompare, restiamo solo noi due. E tutto questo non significa nulla per me. Nulla. Oh, Vienna”. Non è forse il testo più bello della storia del pop, anzi, ma la musica è molto bella. Cercavamo una citazione importante, possibilmente lontana dai valzer viennesi che peraltro sono ardui da citare in quanto privi di testo, e allora ci è venuta in mente ‘Vienna’ degli Ultravox, nata da un pattern elettronico, che in una manifestazione elettronica sino al midollo ci pareva non stonasse. Ma potevamo pure citare la ‘Vienna’ di Billy Joel (“Quando lo capirai che Vienna ti aspetta?”) prima che sabato lo faccia César Sampson, austriaco di origini caraibiche chiamato a cantare quel piccolo capolavoro del 1977 mentre l’Eurovision Song Contest (Esc) conterà i voti, prima di consegnare il microfonone di vetro del 2026. Evaso l’omaggio alla città sul bel Danubio blu, che non è mai stato blu nemmeno ai tempi di Richard Strauss, prepariamoci alla coloratissima maratona che ci porterà da stasera a sabato, più snella di altri contest in riva alle acque. Confidiamo in Veronica Fusaro, rockeuse svizzera di origini italiane che difenderà l’onore rossocrociato. Alla fine della seconda delle ‘Dress rehersals’ (le prove, che qui si chiamano ‘Prove vestito’) aveva “le farfalle nello stomaco” perché la notte prima aveva sognato di arrivare “terza o quarta”. Sono gli effetti destabilizzanti dell’Esc, che valgono anche per giovani veterane dei palchi. E sul palco di Vienna, Veronica è intrappolata in una gabbia come la sua ‘Alice’, donna vittima di abusi, brano forte quanto la coreografia.

Chi dovesse puntare sulla Svizzera piazzata o vincente potrebbe fare tanti soldi, perché i bookmakers ci danno 26esimi, dunque fuori dalla semifinale di giovedì, quando Fusaro si esibirà. Da giorni i favoriti sono la Finlandia, seguita da Grecia, Danimarca, Francia, Australia, Israele, Malta, Romania, Italia e Svezia, nazione data per vincente nel 2024 con un brano dedicato alla bellezza delle saune svedesi (cantato da finlandesi), finito nono. Vinse Nemo, per dire quanto le previsioni contino.

Vademecum

L’Eurovision Song Contest si tiene a Vienna perché nel 2025 a Basilea vinse l’austriaco JJ con ‘Wasted Love’. Si svolge nella Wiener Stadthalle, sita nel 15esimo distretto della città, il Rudolfsheim-Fènfhaus. La Stadthalle è il centro eventi più grande di tutta l’Austria e consta di sei sedi per eventi e una piscina. È qui che si tenne l’edizione del 2015, grazie alla vittoria di Conchita Wurst in Svezia nel 2014: e vinse la Svezia, che con ‘Heroes’ del bel Måns Zelmerlöw si riportò l’Esc in patria.

La prima semifinale si svolge stasera, la seconda giovedì. Sabato la finale. Conducono la cantante e presentatrice tv Victoria Swarovski e l’attore e sceneggiatore Michael Ostrowski, entrambi austriaci. La Rsi commenterà le tre serate su La1 con la rodata e sempre competente coppia composta da Ellis Cavallini e Gian-Andrea Costa, ma si può sempre scegliere di seguire il commento di Elettra Lamborghini sulla Rai (buon divertimento).

Più o meno ‘United by Music’ (uniti dalla musica), che è il motto dell’Eurovision Song Contest, sono trentacinque i Paesi in gara. Dieci finalisti usciranno dalla prima semifinale, altri dieci da quella di domani, per unirsi all’Austria già nella Grand Final come le Big Four Italia, Francia, Germania e Inghilterra, ovvero le nazioni che per sostentare l’Esc mettono più soldi delle altre e si risparmiano le eliminatorie. Fino a un anno fa le Big Four erano Five, ma la Big Spagna ha boicottato Vienna. Lo stesso hanno fatto Islanda, Irlanda, Olanda e Slovenia, in protesta contro la presenza di Israele. Mellifluamente conciliatrici le parole di ieri di Martin Green, direttore dell’Esc: “Per le nazioni che hanno scelto di non partecipare abbiamo fatto il possibile affinché cambiassero idea. Ci mancano, ma le amiamo come prima, è il bello della fluidità di questa manifestazione”.

Bare in piazza

È giornata di protesta quella annunciata per oggi. Contro la presenza di Israele a Vienna, al grido di “Keine Musik für Hinrichtungen. Kein Glitzer über dem Blutvergiessen” (Niente musica per le esecuzioni. Niente glitter sopra lo spargimento di sangue), alle 16.30 attivisti e attiviste della Plattform Palästina Solidarität Österreich (Piazzaforma Palestina Solidarietà Austria) deporranno in città bare simboliche. Le agenzie rilanciano parole del gruppo, che critica il fatto che “Israele, nonostante i suoi crimini, abbia la possibilità di presentarsi questa settimana a Vienna come una nazione arcobaleno democratica e pacifica”.

Venerdì invece andrà in atto la ‘Song Protest’, manifestazione alla quale è registrato un migliaio di persone, che sfileranno in concomitanza con il Giorno della Nakba, nel quale si ricordano la fuga e l’espulsione di centinaia di migliaia di palestinesi durante la fondazione dello Stato di Israele. “Con voci forti portiamo un’alternativa sul palco”, fanno sapere gli organizzatori. L’evento è sostenuto, tra gli altri, da Roger Waters dei Pink Floyd e Michael Barenboim, primo violino della WestEastern Divan Orchestra. La manifestazione principale è registrata per tremila partecipanti, ma è attesa gente dall’Austria ma pure da Slovenia e Slovacchia.

Per la sicurezza dell’Esc la polizia austriaca ha messo in campo l’unità speciale Einsatzkommando Cobra, in ambiti di cybersicurezza collabora con l’FBI, alla Stadthalle sono impiegati cani antiesplosivo e altra attenzione inserita nel secondo livello di sicurezza più elevato di sempre in Austria.

Garantisce l’Unesco

Per i bookmakers anche il Portogallo è in fondo alla classifica, forse perché ogni anno se ne frega amabilmente del reggaeton, dei piagnistei e delle casse in quattro e si presenta all’Eurovision con l’acustica innocenza di Cappuccetto Rosso che entra nel bosco. Successe così anche un anno fa ai Napa con la bella ‘Deslocado’. Miguel Costa, Duarte Farias, Francisco Raposo, Luìs Aleixo e Francisco Pestana sono i Bandidos do Cante, e sono qui perché hanno vinto il Festival da Cançao 2026, che in Portogallo ti porta all’Esc. Sono tramiti dell’essenza del cante alentejano, forma artistica protetta dall’Unesco, che mescolano al pop contemporaneo. Portano un canto d’amore per “la rosa più bella sbocciata a sud del Tago’, il fiume. La loro canzone parte che pare un coro di alpini, poi ci senti Dublino e Napoli, Genova e Nashville.

Non importa quale trattamento il televoto riserverà loro: per tutti e tre i suoi minuti di vita, replicabili a piacere, ‘Rosa’ ci ha tolto di dosso il peso del mondo. E oggi che siamo “sommersi soprattutto da immondizie musicali”, viva il Portogallo, Hopp Suisse e tanti saluti al Maestro.

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2026-05-12T07:00:00.0000000Z

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