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Un solo carico di memoria

Tra le più importanti firme della danza contemporanea, Trajal Harrell questa sera a Lugano con ‘Music Music - Histoire(s) du Théâtre VII’

Di Gabriella Gori Music

Trajal Harrell, Leone d’Argento alla Biennale Danza di Venezia 2024, arriva questa sera alle 21.30 al Palazzo dei Congressi all’interno del Lugano Dance Project del Lac con Music Music - Histoire(s) du Théâtre VII. Un intimistico solo in cui la musica diventa archivio vivente di sentimenti, ricordi, emozioni, mentre il corpo è la sua pulsante chiave d’accesso.

La pièce, presentata a maggio alla 75esima edizione del Vienna Festival, debutta a Lugano ed è l’occasione per scoprire l’universo creativo di Harrell, una tra le più importanti firme della danza contemporanea odierna. Spesso ospite dei principali teatri, festival e musei del mondo, Trajal è stato definito un “radicale artista del movimento” ed è un danzatore e coreografo che mescola generi di musica differenti e forme di danza preesistenti in un accadimento scenico che rende partecipe lo spettatore di un’esperienza ricca di riferimenti transculturali e in cui la nozione del tempo viene meno e il corpo musicale diventa ricettacolo di memoria. Nominato ‘Dancer of the year’ nel 2018 dalla rivista Tanz Magazine, Harrell è stato direttore e coreografo dello Schauspielhaus Zürich dal 2019 al 2024 e successivamente ha fondato lo Schauspielhaus Zürich Dance Ensemble, di cui è ora direttore artistico. Nel 2023 il Festival d’Automne di Parigi gli ha dedicato una retrospettiva presentando nove delle sue opere più acclamate e significative. Ecco che con Music Music - Histoire(s) du Théâtre VII, il dancemaker americano sceglie il solipsismo coreografico per esplorare il suo rapporto con la musica che negli anni ha accompagnato la sua crescita artistica e ora si riverbera in una performance che lui stesso interpreta e di cui cura l’allestimento, il light design, il sound design e i costumi.

Harrell, in Music Music Lei predilige il format del solo rispetto ad altre sue creazioni basate sulla struttura dell’ensemble. Come mai questa scelta?

Dopo anni di lavoro ho sentito l’esigenza di utilizzare questo format e dare spazio a un’idea che avevo in mente già da tempo. Questo è il primo pezzo di un nuovo periodo del mio percorso creativo ed è il settimo capitolo della serie Histoire(s) du Théâtre in cui ho spostato l’attenzione sulla musica con cui si è creata una relazione molto forte ed energetica. Quando crei un solo la prospettiva cambia e spesso mi sono trovato immerso in un processo più profondo e intenso in cui la musica piano piano si è trasformata in una sorta di soliloquio, più precisamente un intimo colloquio con la mia arte e con il passare del tempo.

In questo lavoro la musica non è un banale accompagnamento della coreografia ma diventa archivio di memoria. In che senso?

Per me la musica non è un semplice sostrato sonoro e neppure un mero stimolo che serve a dare l’input al movimento. La musica è custode della memoria e della storia. La storia

mi ha sempre affascinato non come elenco di date o di fatti, che si possono trovare in qualsiasi libro, ma come qualcosa che fa parte del nostro vissuto e, paradossalmente, s’incarna in ognuno di noi. In Music Music la partitura include brani musicali che conosco molto bene per averli già utilizzati e in un certo senso li ho rivisitati per scoprire altri spunti di riflessione e percepire altre emozioni che riverso nella danza. La musica diventa così un archivio di memoria e quando ascoltiamo queste note riconosciamo noi stessi e le nostre storie e viene coinvolta la sfera emotiva e psicologica.

Il suo stile e il suo linguaggio sono conosciuti per mescolare Butō, la danza giapponese, il vogueing, uno stile sviluppato a partire dagli anni Sessanta nelle sale da ballo di Harlem, la post modern dance e la danza contemporanea. Come è possibile questa ibridazione?

Mi ha sempre interessato capire come generi di danza, appartenenti a epoche, culture e generazioni diverse, si possano incontrare e influenzare a vicenda attraverso le loro origini, le loro tensioni e la loro storicità e questo vale anche per la musica. Non penso che il mio lavoro sia una mescolanza di linguaggi coreografici, piuttosto mi approccio a questi linguaggi attraverso il confronto e l’interazione che apre a ulteriori possibilità espressive. Col tempo questo modo di procedere dà vita a qualcosa di per sé originale, spesso plasmato dal passato e da indagini storiche.

Cosa significa per Lei danzare?

La danza fa parte della mia vita, è la mia arte e a mio avviso la danza rende le persone più consapevoli di quello che accade intorno a loro. Attraverso la danza, attraverso il corpo, che è il mio strumento primario, e attraverso la musica posso sviluppare la mia estetica ed esprimere una visione del mondo che è unicamente mia. Ciò che mi interessa di più è il senso di comunione che si può provare a teatro quando, fianco a fianco, condividiamo tempo, spazio, energie e mettiamo insieme le nostre immaginazioni in una dimensione speciale, che spero traspaia vedendo Music.

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2026-06-11T07:00:00.0000000Z

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