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‘Spesso le denunce non sono lineari’

Casi come quelli di cui si parla in queste settimane riportano inevitabilmente alla ribalta il tema della violenza, fisica o anche psicologica, che subiscono le donne. Quando succede, però, «è troppo tardi. I casi tragici che finiscono sui giornali sono solo la punta dell’iceberg di un fenomeno endemico», afferma, affrontando il discorso in maniera generale, Marianna Meyer, membra del comitato dell’associazione Consultorio e Casa delle donne. «Questo argomento deve essere sempre d’attualità, non solo quando succedono casi che richiamano alla tematica. Il vero lavoro, quello che non fa notizia ma che rappresenta il vero strumento per combattere questa piaga, è la prevenzione», sostiene Meyer. Prevenzione che deve iniziare giocoforza lì dove si formano le nuove generazioni, a scuola. «Serve un’educazione affettiva nelle scuole. I ragazzi devono sapere cos’è il possesso. Anche solo controllare le chat sul telefono è un atteggiamento sbagliato, di possesso. Le ragazze, invece, devono capire quando dire no. Devono sapere che i comportamenti sbagliati vanno fermati, segnalati e, se necessario, anche denunciati». Già, la denuncia. «Non è un passo facile da compiere. E non è nemmeno un percorso lineare. Spesso chi si rivolge a un consultorio lo fa ‘a granchio’. Segnala, poi ritratta, poi torna a parlare di quello che subisce». Mette in chiaro Meyer: «Va ricordato che si tratta di vittime, donne che hanno subito o stanno subendo delle violenze. Non si può pretendere che chiamino e, in maniera lucida e precisa, raccontino quanto stanno vivendo o hanno vissuto. Spesso portano ancora i traumi di determinate situazioni».

C’è un fattore che secondo l’associazione Consultorio e Casa delle donne è fondamentale per permettere alle vittime di denunciare: la garanzia di una presa a carico, sia ‘organizzativa’ che sociale. «Sono due aspetti diversi, ma entrambi molto importanti», rimarca Meyer. «Dal punto di vista pratico la donna deve sentirsi al sicuro. Deve sapere che lei, come anche i suoi figli, potranno lasciare una determinata situazione. Deve essere certa che potrà lasciare casa ed essere sostenuta, anche economicamente». Non va poi dimenticato che pure i figli sono vittime. «Anche se non subiscono violenza direttamente. Vivere e crescere in un contesto di questo tipo ti rende automaticamente una vittima». Ecco perché alle donne, e ai loro figli, l’associazione Consultorio e Casa delle donne garantisce una presa a carico completa. C’è però anche l’aspetto sociale. «La società deve essere pronta a sostenere le vittime e riconoscerle come tali». Domande come “perché non hai denunciato prima?”, “perché non se ne va?”, secondo Meyer «non fanno altro che mettere pressione sulle vittime. Le fanno sentire in colpa e, in fin dei conti, scoraggiano chi vorrebbe segnalare».

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2026-09-05T07:00:00.0000000Z

2026-09-05T07:00:00.0000000Z

https://epaper.laregione.ch/article/282119233416833

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