Ocst: ‘Il governo sceglie la modalità struzzo’
Come detto, a favore degli iniziativisti potrebbe giocare la crisi di Bally, visto che la produzione è terminata e alla luce dell’ennesimo licenziamento collettivo, difficilmente ci potrà essere un futuro a Caslano per la storica azienda svizzera. La situazione dell’azienda è stata oggetto di un’interrogazione presentata al Consiglio di Stato da parte dei deputati Claudio Isabella (Il Centro) ed Evaristo Roncelli (Avanti con Ticino & Lavoro). Il governo, però, ha fornito risposte alquanto evasive suscitando le reazioni preoccupate di Isabella e del sindacato Ocst, che ritiene ci sia una “differenza sostanziale tra il divulgare informazioni riservate e il non assumere alcuna posizione”. Il governo non fornisce la sua valutazione, non vede i rischi per il territorio, non considera la prevenzione, né evoca misure per evitare che situazioni analoghe possano ripetersi. “Alla domanda se il Cantone dispone di una stima delle imprese potenzialmente esposte nei confronti di Bally e dell’ammontare dei crediti a rischio, la risposta è semplicemente ‘No’, richiamando i vincoli del segreto d’ufficio e fiscale”.
Mancate risposte che preoccupano
I deputati non hanno chiesto lumi sul doppio tentativo (per ora fallito) di scorporo del marchio (non di acquisizione come riportato ieri) dalle altre attività di Bally. Sulle mancate risposte l’Ocst solleva una questione fondamentale: “Chi deve avere una visione complessiva di ciò che accade sul territorio, se non l’autorità pubblica? Quella di Bally non è una vicenda privata qualsiasi. Parliamo di una realtà industriale e occupazionale importante per il Ticino, con una storia decennale, e della cui crisi stanno pagando il prezzo innanzitutto le lavoratrici e i lavoratori, ma anche il territorio e, potenzialmente, l’intera filiera economica. Lo stesso Consiglio di Stato riconosce che le crisi aziendali possono produrre effetti sul tessuto economico e sociale ticinese e afferma che il partenariato sociale rappresenta una via importante per la tutela e il buon funzionamento del mercato del lavoro”.
Il Consiglio di Stato pare disinteressato
Non è stato chiesto al governo “di sostituirsi alla magistratura, né di interferire nelle procedure concordatarie. Chiediamo che si assuma fino in fondo il proprio ruolo politico: osservare ciò che succede, valutarne le conseguenze, interrogarsi sulle responsabilità e soprattutto costruire strumenti affinché quanto accaduto con Bally non possa semplicemente ripetersi con un’altra azienda, lasciando nuovamente lavoratori e territorio a gestire le conseguenze”. Per questi motivi, l’Ocst continuerà “a cercare, nelle sedi opportune, le risposte che riteniamo necessarie. Per rispetto verso le persone che per anni hanno lavorato per Bally e che oggi si trovano a pagare il prezzo di decisioni sulle quali non hanno avuto alcuna possibilità di incidere”.
LUGANESE / MENDRISIOTTO
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2026-09-05T07:00:00.0000000Z
2026-09-05T07:00:00.0000000Z
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